Il maso chiuso

Il maso chiuso

Sono considerati "maso chiuso" tutti gli immobili che, su richiesta del proprietario, sono dichiarati tali dalla commissione locale per i masi chiusi. Normalmente trattasi di terreni agricoli con i relativi edifici di pertinenza. Dal punto di vista giuridico è decisiva l'iscrizione dei beni nella sezione I del Libro fondiario. La legge sui masi chiusi (link esterno) costituisce la base legislativa per il mantenimento del maso chiuso quale unità abitativa e aziendale e garantisce la sopravvivenza dell'azienda agricola familiare. Dal censimento effettuato nel settore agricoltura nel 2010, in Alto Adige risultano ca. 20.200 aziende agricole delle quali ca. 13.300 sono masi chiusi.

Maso chiuso in Valle di Casies

Le caratteristiche fondamentali del maso chiuso sono:

Principio dell’indivisibilità

Il maso chiuso va sempre considerato un'unità indivisibile, anche per via ereditaria.

Grandezza minima aziendale

Il maso deve consentire il conseguimento di un reddito medio annuo, sufficiente ad assicurare l'adeguato mantenimento di una famiglia composta da almento 4 persone, senza però superare il triplo di tale reddito.

Assegnazione del maso all'assuntore

L'assegnazione integrale del maso all'assuntore può avvenire da parte del proprietario con contratto di compravendita o con atto di donazione o ancora per testamento.

  • Successione legittima: In assenza di disposizione testamentaria e in mancanza di un accordo tra gli eredi, il giudice determina l'assuntore e fissa contemporaneamente il prezzo di assunzione del maso.
  • Tacitazione degli eredi legittimi: La tacitazione degli eredi legittimi esclusi dall’eredità avviene con un pagamento in denaro rapportato al valore di assunzione del maso; detto valore rappresenta il reddito medio annuo prodotto dal maso.
  • Diritti del coniuge superstite: Il coniuge superstite ha diritto ad un adeguato mantenimento. Questo diritto spetta in caso di successione legittima. In caso di assunzione del maso tramite vendita o donazione, detto diritto a carico dell'assuntore e in favore dell’alienante e del suo coniuge può essere garantito mediante iscrizione nel libro fondiario.

L'istituzione del maso chiuso trova le sue origini nell’area germanofona, dove la proprietà fondiaria era da sempre considerata non come proprietà del singolo bensì come proprietà di famiglia che passava da una generazione all'altra. Questa tradizione secolare divenne diritto consuetudinario e costituì con il suo principio di indivisibilità dell'azienda familiare, la base storica per le disposizioni legislative emanate in epoca successiva.

Maso Weisberger in Valle di Casies

Nel corso del tardo medioevo nel Tirolo, come del resto anche negli altri paesi europei, lachiesa, la nobiltà ed i monasteri acquisirono sempre più terreni agricoli. Questi grossi proprietari terrieri facevano lavorare i campi dai così detti contadini (Bauleute) che, per la loro attività, trattenevano una parte del raccolto.

Nell’intento di ottenere una redditività ottimale, i singoli complessi agricoli avevano una dimensione tale da garantire l’occupazione di una famiglia anche nel succedersi delle generazioni. I proprietari terrieri avevano infatti capito che una suddivisione del maso e la parcellizzazione dei terreni avrebbero ridotto la capacità produttiva e di conseguenza il raccolto. Con un editto del 1404 i proprietari terrieri proibirono ai loro contadini di cedere la coltivazione di parte dei terreni del maso senza la loro autorizzazione.

Già all’inizio del 16° secolo il principe del Tirolo, l’Arciduca Ferdinando I emise varie ordinanze che regolamentavano sia la libera proprietà contadina, come pure i beni che risultavano affidati agli stessi solamente per la coltivazione.

Dette ordinanze trovavano il loro fondamento nei cosiddetti Articoli Meranesi alla cui redazione aveva collaborato in modo significativo Michael Gaismair di Tschöfs presso Vipiteno, conosciuto per esse re stato il condottiero dei contadini in ribellione durante la guerra contadina. Detti articoli erano nati dalla volontà di tutelare sia il diritto di possesso dei contadini che i gravami connessi, nei confronti dei proprietari terrieri.

Queste ordinanze hanno mantenuto la loro validità, anche se con piccole modifiche, nel diritto tirolese sino all’inizio del 19° secolo e prevedevano quanto segue:

  • Un maso poteva essere suddiviso solamente se la sua estensione avrebbe consentito su ogni parte suddivisa l’esistenza di una famiglia.
  • Un complesso agricolo ereditato da un contadino venne definito come bene ereditario o di famiglia e doveva passare in eredità, dopo la morte del contadino, a uno dei suoi figli.
  • Originariamente l’erede del maso era il figlio più giovane; detta disposizione venne cancellata nel 1787 ed il diritto alla successione fù fissata nel diritto ereditario a favore del figlio più anziano. In caso di liti il successo re nella proprietà del maso veniva individuato mediante sorteggio e l’erede doveva tacitare adeguatamente gli altri eredi, indennizzandoli.
  • L’ammontare dell’indennità ai coeredi veniva fissato dai vicini con adeguata esperienza, tenendo conto che l’onere per l’erede del maso doveva essere di entità tale da consentire comunque la sopravvivenza della nuova famiglia.

L’esistenza del maso chiuso fu messa in grosso pericolo in particolare nel 17° e 18° secolo a seguito dell’impoverimento sempre maggiore della popolazione inclusa la nobiltà che portò ad innumerevoli suddivisioni e parcellizzazioni dei masi. Uno dei motivi di tali fenomeni era stata la chiusura di varie miniere con il conseguente ritorno della forza di lavoro, colà impiegata, nell’agricoltura.

Con la disposizione „Theresianisch es Patent“ nel 1770 l’imperatrice Maria Teresa ha posto fine a questa parcellizzazione della proprietà agricola. Detto documento ha sancito tra l’altro l’indivisibilità del complesso agricolo e stabilito che solo un erede può subentrare nella conduzione del maso. Il subentrante doveva liquidare ai coeredi un’indennità, la cui entità comunque doveva garantire l’esistenza del subentrante nel maso. Eccezioni al divieto di suddivisione non venivano più autorizzate dai proprietari terrieri, bensì dall’autorità locale.

Un’ulteriore novità rivoluzionaria fu l’introduzione del Catasto Teresiano, che costituì successivamente la base per la creazione del libro tavolare. Con esso venne definita in modo completo la consistenza immobiliare del maso chiuso. La legge fisca le sui terreni entrata in vigore nel 1775 dispose che i masi fossero registrati con un’unico numero, con un ulteriore identificazione con delle lettere per i terreni formanti un’unico complesso.

La grossa ondata liberale nella seconda metà del 19. secolo indebolì la base giuridica offerta dalla disposizione “Theresianisches Patent”. Per tale motivo nel 1900 il Consiglio del Tirolo emanò una legge, a cui collaborò in modo significativo il deputato sudtirolese dott. Karl Grabmayr, sui “rapporti giuridici del maso chiuso”. In tale legge troviamo tra l’altro la disposizione che stabilisce che il maso chiuso deve consentire il mantenimento di una famiglia di almento cinque persone però fino ad un massimo di quattro volte detto reddito. Una disposizione di pari contenuto si trova ancora oggi nella legge sui masi chiusi, pur con la differenza che il reddito annuo deve essere sufficiente per una famiglia di quattro persone e non può superare il triplo di tale reddito. Questa “normativa ereditaria dei masi tirolesi” del 1900 ha ancora piena validità nel Tirolo del Nord.

Dopo la prima guerra mondiale il Tirolo fù diviso ed il Tirolo del Sud fù annesso allo Stato Italiano. Poiché in Italia vigeva un ordinamento giuridico diverso dall’ordinamento del Tirolo e non era conosciuto l’istituto giuridico del “maso chiuso”, la legge tirolese sui masi chiusi fù abolita nel 1929.

Benchè con detta abolizione non vi erano più ostacoli alla suddivisione della proprietà immobiliare, la temuta parcellizzazione dei masi non ebbe luogo in quanto il costrutto giuridico del maso chiuso, era ormai da generazioni entrato nel comportamento consuetudinario della popolazione.

Con l’articolo 11 dello Statuto d’Autonomia del 1948 (legge cost. del 26.02.1948, n. 5) fu definitivamente fissata la norma con la quale l’amministrazione provinciale ha competenza legislativa primaria in materia di masi chiusi.

In tal modo si erano creati i presupposti per una legge provinciale a tutela dei masi chiusi. Ciò avvenne nel 1954 quando il Consiglio Provinciale approvò la prima legge sui masi chiusi (L.P. 29.03.1954, n. 1) in conformità ai principi già esistenti nelle norme tirolesi sui masi chiusi. Da allora il maso chiuso come istituto giuridico, ha assunto un status particolare nell’ordinamento giuridico e rappresenta una peculiarità civilistica del Sudtirolo.

In seguito alle modifiche intervenute successivamente nel diritto di famiglia a livello statale e ad altri adeguamenti fu necessario, a più riprese, modificare ed integrare la legge sui masi chiusi che trovò infine nel 2001 la sua versione tutt’oggi in vigore (legge sui masi chiusi 28 novembre 2001, n. 17); negli anni seguenti fu aggiornata con delle modifiche marginali (l’ultima modifica è del 2007).

La Corte Costituzionale ha stabilito con varie sentenze (sentenza 4/56 relativa all’art. 25 della L.P. n. 1/1954 – sentenza 5/57 relativa all’art. 31 della L.P. n. 1/1954 – sentenza 87/63 relativa agli artt. 1, 2 e 20 della L.P. n. 2/1959 – sentenza 55/64 relativa all’art. 23 della L.P. n. 10/59) che la competenza giurisdizionale della Provincia in materia di masi chiusi può riguardare anche norme di procedura processuale. Ciò in base al fatto che l’istituto del “maso chiuso” è sconosciuto all’ordinamento giuridico italiano.

Bibliografia:

  • Brugger, Peter, stampa speciale da „Beiträge zur Landeskunde Südtirols. Die Entwicklung von Bauerntum und Höferecht in Südtirol“, Festgabe für Dr. F. Dörrenhaus, 1962.
  • Dejaco, Gebhard, „Der geschlossene Hof. Ein Beitrag zu Fragen des Höfegesetzes“. 2. edizione, Unione provinciale delle Banche Popolari dell’Alto Adige, Bolzano 1983
  • Holzknecht, Martina, „Die rechtliche Stellung der Frau im Südtiroler Höferecht.“ edizione propria 1999

La costituzione, le modificazioni della consistenza e lo scioglimento di un maso chiuso possono essere effettuate solo previa autorizzazione della commissione locale per i masi chiusi. La legge sui masi chiusi stabilisce la procedura e le condizioni connesse.

Costituzione di un maso chiuso

I presupposti sono:

  1. con casa di abitazione e annessi rustici:
    • il reddito medio annuo del maso deve assicurare un adeguato mantenimento ad una famiglia composta da almeno quattro persone. L'estensione della superficie aziendale deve essere simile a quella prevista per la costituzione di un maso chiuso senza sede aziendale;
  2. senza casa di abitazione e annessi rustici:
    • Superficie aziendale minima di 3 ettari ad indirizzo frutteto e/o vigneto ovvero 6 ettari di terreno arativo e/o prato.
    • Il richiedente è coltivatore diretto e si dedica da almeno cinque anni all'attività agricola oppure in passato ha avuto un'esperienza professionaledi almeno cinque anni in agricoltura.
    • Un giovane agricoltore (max. 40 anni) può costituire un maso chiuso con una superficie inferiore. L'estensione di questo compendio unico (link esterno) (2 ettari ad indirizzo frutteto e/o vigneto ovvero 4 ettari di terreno arativo e/o prato) è determinata con deliberazione della Giunta Provinciale; egli dovrà essere coltivatore diretto ed in possesso di uno dei titoli di studio o di un diploma, fissati nel regolamento di esecuzione (link esterno). In mancanza di questo presupposto è sufficiente che dimostri un'attività agricola per almeno dieci anni.
    • Ne il richiedente, ne il coniuge devono essere, od essere stati negli ultimi cinque anni, proprietari di un alloggio destinato alla sistemazione della famiglia contadina.
    • Devono sussistere esigenze oggettive che giustificano la costruzione di una nuova sede aziendale.
    • I masi chiusi che vengono neocostituiti su richiesta di giovani agricoltori con la superficie aziendale minima prevista dalla legge, non possono essere alienati per un periodo di 20 anni a partire dalla rispettiva iscrizione nel libro fondiario, a meno che l'alienazione non avvenga a favore di parenti entro il terzo grado o di giovani agricoltori.

Modificazioni della consistenza di un maso chiuso

Per tutti i cambiamenti nell'estensione di un maso chiuso nonchè nella consistenza dei diritti reali connessi con il maso, occorre l'autorizzazione della commissione locale per i masi chiusi. La stessa è pure necessaria per la stipulazione di un contratto d'affitto o di locazione per parti del maso, con durata superiore ai 15 anni.

  • Il distacco di terreni può essere autorizzato se, per la parte da staccarsi, venga contemporaneamente aggregato al maso un altro appezzamento equivalente. Il distacco di una parte senza aggregazione di un appezzamento equivalente può essere autorizzato, se sussistono gravi motivi di natura economica o sociale e se il reddito annuo medio per il mantenimento di una famiglia contadina di quattro persone rimane garantito. In questo caso le parti staccate devono essere aggregate ad altri masi chiusi.
  • In caso di esproprio ovvero di riordino fondiario non occorre l'autorizzazione della commissione locale per i masi chiusi.
  • L'aggregazione di altri immobili può essere autorizzata, purchè il triplo del reddito medio annuo di cui all'art. 2 della legge sui masi chiusi non venga superato.

Svincolo del maso chiuso

Qualora il reddito del maso a causa di distacchi di appezzamenti di terreno o di altre circostanze subisca una riduzione tale da non garantire neppure la metà del reddito medio annuo sufficiente per il mantenimento di quattro persone, può essere chiesto lo svincolo del maso chiuso. Contestualmente all'atto di revoca, le particelle devono essere aggregate ad altri masi chiusi.

Riepilogo degli ultimi anni:

Diagramma - Costituzioni e svincoli di masi chiusi

La commissione locale per i masi chiusi è la prima istanza a cui rivolgersi per eventuali modifiche. La commissione esamina le domande e decide in base alla legge sui masi chiusi. Per poter tenere conto delle peculiarità di ogni singola zona, in ogni comune è stata istituita almeno una commissione, mentre nei comuni più grandi sono operative più commissioni.

Competenze

  • La competenza spetta alla commissione della circoscrizione, nella quale si trova il maso chiuso.
  • Se parti del maso sono situate in diverse zone, è competente la commissione locale nella cui circoscrizione si trova la casa d’abitazione del maso.
  • In mancanza di casa d'abitazione è competente la commissione del luogo in cui verrà realizzata la casa di abitazione.
  • Se i beni oggetto del procedimento sono situati anche nella circoscrizione di un’altra commissione, anche a quest'ultima deve essere richiesto un parere in merito.
  • In caso di unione di due masi situati in diverse circoscrizioni, l'istanza deve essere rivolta a una delle due commissioni competenti; anche in questo caso deve essere richiesto un parere all'altra commissione.

Compiti della commissione locale per i masi chiusi

  • La commissione esamina le istanze e decide se le modifiche richieste sono necessarie e sostenibili.
  • Su richiesta dell'assuntore del maso, la commissione può concedere una dilazione del pagamento delle quote spettanti ai coeredi.
  • Nel procedimento giudiziario di accertamento dell'avvenuta usucapione su una parte del maso chiuso deve essere sentita la commissione locale competente.
  • Nel caso sussistano dubbi sulla divisione del patrimonio ereditario, la commissione locale decide quali cose, diritti e fonti di reddito siano da considerare pertinenze del maso.

Procedimento

A chi si presenta l'istanza?

Le istanze devono essere presentate presso il Comune, nel quale si trova la casa di abitazione del maso. Il Comune trasmette l'istanza al presidente della commissione locale competente. Il richiedente riceve anche la conferma di avvenuta consegna dell'istanza, che potrebbe essere utile in caso di scadenze non rispettate.

Chi può presentare l'istanza?
  • il proprietario
  • i comproprietari
  • i coeredi
Qual è la procedura?
  • la commissione locale per i masi chiusi ha l'obbligo di decidere entro 60 giorni dalla presentazione dell'istanza.
  • l'autorizzazione della commissione locale ha validità di due anni e scade dopo questo termine, se non ne viene fatto uso.
Controllo da parte della ripartizione provinciale agricoltura

Nei seguenti casi l'autorizzazione deve essere trasmessa alla Ripartizione provinciale agricoltura entro 15 giorni dalla data del provvedimento:

  • costituzione di un maso chiuso
  • svincolo di un maso chiuso
  • distacco di costruzioni di qualsiasi genere

Le autorizzazioni diventano esecutive trascorsi 30 giorni dalla data di ricezione delle stesse da parte della Ripartizione provinciale agricoltura, a meno che entro detto termine la Ripartizione provinciale agricoltura non faccia ricorso alla Commissione provinciale per i masi chiusi.

Se, nel caso di incompletezza degli atti, viene richiesta ulteriore documentazione, il termine di 30 giorni decorre dalla data di consegna dei documenti richiesti.

Zone delle commissioni locali per i masi chiusi
Zona Comuni Presidente della commissione locale dei masi chiusi
Bolzano-paesi montagna San Genesio Atesino, Meltina, Renon, Sarentino Bauer Werner
Bolzano e dintorni Andriano, Bolzano, Appiano s.S.d.V., Caldaro s.S.d.V., Laives, Terlano Dr. Mayr Georg
Bressanone Bressanone, Luson, Rio Pusteria, Naz-Sciaves, Rodengo, Varna, Vandoies Huber Rudolf
Brunico Brunico, Gais, Chienes, Perca, Falzes, Terenteno, San Lorenzo di Sebato Huber Reinhold
Alta Val di Non Lauregno, Proves, Senale-San Felice Pichler Mairhofer Hilde
Val Badia Badia, Corvara in Badia, Marebbbe, San Martino in Badia, La Valle Obwegs Robert
Alta Val Pusteria Valle di Casies, San Candido, Villabassa, Valdaora, Braies, Rasun, Sesto, Dobbiaco, Monguelfo-Tesido Peintner Viktor
Chiusa Barbiano, Velturno, Chiusa, Lajon, Ortisei, S. Cristina Val Gardena, Villandro, Funes, Ponte Gardena, Selva di Val Gardena Huber Rudolf
Lana Postal, Gargazzone, Lana, Marlengo, Nalles, Tesimo, Cermes, Verano Margesin Georg
Merano Lagundo, Avelengo, Caines, Merano, Parcines, Plaus, Riffiano, Scena, Tirolo Haller Alois
Media Val Venosta Castelbello-Ciardes, Lasa, Laces, Martello, Silandro Telfser Georg
AltaVal Venosta Glorenza, Curon Venosta, Malles Venosta, Prato allo Stevio, Sluderno, Stelvio, Tubrè Noggler Josef
Val Passiria Moso in Passiria, San Leonardo in Passiria, Sam Martino in Passiria Gögele Rudolf
Campo Tres-Valle Aurina Valle Aurina, Selva dei Molini, Predoi, Campo Tures Eppacher David Josef
Sciliar-Val d'Ega Nova Ponente, Cornedo all'Isarco, Castelrotto, Tires, Fiè allo Sciliar, Nova Levante Stampfer Othmar
Vipiteno Brennero, Campo di Trens, Fortezza, Val di Vizze, Racines, Vipiteno Gasteiger Helmuth
Val d'Ultimo San Pancrazio, Ultimo Laimer Stephan
Unterland Aldino, Anterivo, Ora, Bronzolo, Cortaccia s.S.d.V., Cortina s.S.d.V., Magrè s.S.d.V., Montagna, Egna, Vadena, Salorno, Termeno, Trodena Tiefenthaler Leo
Bassa Val Venosta Naturno, Senales Gritsch Leo

La Commissione provinciale per i masi chiusi è una commissione di ricorso. Viene nominata dalla Giunta provinciale e rimane in carica per 5 anni. È composta dal presidente e da quattro membri. Il segretario della commissione è allocato presso la Ripartizione provinciale agricoltura.

Competenze della commissione provinciale per i masi chiusi

La Commissione provinciale per i masi chiusi delibera sul ricorso contro le decisioni delle commissioni locali e decide in merito.
Può confermare, modificare ed annullare le autorizzazioni delle commissioni locali per i masi chiusi con rinvio della causa a alla commissione locale competente.

Procedimento

  • Il ricorso deve essere presentato, entro 30 giorni dalla data di notifica della decisione alla Commissione provinciale per i masi chiusi, alla Ripartizione provinciale agricoltura, Ufficio proprietà coltivatrice (link esterno), via Brennero 6, 39100 Bolzano (tel. 0471 415030 o 0471 415006 / fax 0471 415039 / e-mail: proprieta.coltivatrice@provincia.bz.it / PEC: lweigentum.agriproprieta@pec.prov.bz.it).
  • Il presidente della commissione fissa il termine di seduta e convoca i membri.
  • Anche il ricorrente o un suo rappresentante viene invitato per iscritto, per dargli la possibilità di illustrare personalmente il suo ricorso.
  • La decisione viene comunicata alle parti interessate per iscritto.
  • La decisione della Commissione provinciale per i masi chiusi è definitiva in via amministrativa.

Chi può fare ricorso?

Ha facoltà di ricorrere chiunque abbia un interesse legittimo così come chi non abbia partecipato alla procedura di prima istanza. Possono pertanto ricorrere, oltre al richiedente, anche i coeredi, i comproprietari o la Ripartizione provinciale agricoltura.

Legge provinciale sui masi chiusi 28 novembre 2001, n. 17 (link esterno)

  • Capo I
    Nella prima parte, parlando delle disposizioni generali, vengono indicati i presupposti che devono esistere per poter formare un maso chiuso.
  • Capo II
    Questa parte contiene le limitazioni alla libera disponibilità del maso chiuso. Vengono trattate le varie possibilità di distacco e di aggregazione sempre in relazione alle dimensioni del maso.
  • Capo III
    Nella terza parte si affronta il diritto di prelazione per i parenti e gli affittuari nel caso di vendita del maso chiuso.
  • Capo IV
    Questa parte contiene le numerose disposizioni sulla divisone della massa ereditaria. Oltre all’importante indicazione relativa all'indivisibilità del maso chiuso nel suo complesso, sono indicate le varie disposizioni relative all'assuntore del maso, alla procedura di subentro ed agli eredi legittimati oltre che alle modalità per la liquidazione degli eredi esclusi. Un'importante novità è rappresentata dall'istituto della tentata conciliazione. Esso è finalizzato all'eliminazione di liti giudiziarie tra i coeredi, consentendo un contenimento delle perdite finanziarie degli interessati. Quale organo di concilizione viene indicata la Ripartizione agricoltura che, se necessario può chiedere di essere coadiuvata da altri esperti. Detta istanza garantisce una procedura semplice ed obiettiva.
  • Capo V
    In questa parte vengono definiti i presupposti per lo scioglimento del maso chiuso e le condizioni connesse.
  • Capo VI
    Le disposizioni particolari stabiliscono che la mancanza della prevista autorizzazione della commissione per i masi chiusi comporta l'inefficacia giuridica. Sono inoltre definiti in dettaglio i concetti di "bene personale" e "impresa familiare" connessi con il maso chiuso.
  • Capo VII
    L'ultima parte si occupa della commissione locale per i masi chiusi e dell'organo superiore, vale a dire la commissione provinciale per i masi chiusi. Oltre alla composizione di questi organi di controllo, ne vengono definite le comptetenze.

Disposizioni edilizie per il maso chiuso

Articolo 107 della legge urbanistica provinciale 11 agosto 1997, n. 13 (link esterno)

Volume residenziale, comma 7

Il proprietario di un maso chiuso effettivamente coltivato può realizzare nelle sede dell’azienda agricola, un volume residenziale fino alla misura massima di 1.000 m³. La cubatura complessivamente realizzata forma parte inscindibile del maso chiuso. Il maso chiuso non può essere svincolato per la durata di 20 anni dall’utilizzo di questa possibilità edificatoria.

Annotazione del divieto di costruzione

Se, per motivi previsti dall'art. 6 della legge sui masi chiusi, viene autorizzato un distcacco di voume residenziale dal maso chiuso, nel Libro fondiario andrà annotato, contestualmente al distacco, il divieto di edificazione. Il distacco può essere autorizzato soltanto se nella sede del maso permane un volume residenziale non inferiore a 1.000 m³.

Ampliamento della sede aziendale
  • Un edificio di abitazione può essere ampliato fino a 850 m³ se presenta le seguenti carratteristiche: era già esistente alla data del 24 ottobre 1973 o se, prima di tale data, era stata rilasciata una concessione edilizia, alla data del 1 ottobre 1997, aveva un volume abitativo di oltre 300 m³ e, al momento della presentazione della domanda di concessione edilizia si trovava nel verde agricolo.
  • Un edificio di abitazione può essere ampliato di 150 m³ se presenta le seguenti caratteristiche; era già esistente alla data del 24 ottobre 1973 o per il quale prima di tale data è stata rilasciata una concessione edilizia e che al momento della presentazione della domanda di concessione edilizia si trovava nel verde agricolo; se al 1 gennaio 2000 aveva un volume abitativo superiore a 700 m³ o se prima di questa data era stata rilasciata una concessione edilizia per tale cubatura.
Trasferimento della sede del maso chiuso

Il trasferimento della sede del maso chiuso dalla zona residenziale in zona residenziale rurale o nel verde agricolo è ammesso soltanto qualora ciò si renda necessario per oggettive esigenze aziendali che non possono essere soddisfatte con un ammodernamento o un ampliamento in loco, anche prescindendo dalla densità edilizia e dal rapporto di copertura previsti dal piano urbanistico. Il trasferimento è possibile anche nel territorio di un comune confinante, purchè la maggior parte dei terreni agricoli del maso chiuso si trovi in quel comune.

Articolo 108 della legge urbanistica provinciale 11 agosto 1997, n. 13

Cubatura per attività di agriturismo

Il coltivatore diretto, proprietario di un maso chiuso, può realizzare nella sede del maso, oltre al volume residenziale massimo, una cubatura massima di 250 m³ da destinarsi esclusivamente all'attività di agriturismo, a condizione che sia in possesso di tutti i requisiti previsti dalla legge per l'esercizio di questa attività.

Ampliamento del fabbricato rurale annesso

Qualora l’esistente cubatura del fabbricato rurale venga utilizzata per attività economica secondaria e questa cubatura non consenta al coltivatore diretto proprietario di un maso chiuso e ai suoi familiari che permanentemente e abitualmente risiedono nel maso, l'esercizio di tale attività, essa può essere aumentata fino a un massimo di 130 m² di superficie lorda, a condizione che dal 14 dicembre 1988 non siano avvenute trasformazioni e/o distacchi di fabbricati rurali.

Vincolo di destinazione d'uso: I fabbricati realizzati ai sensi di questo articolo rimangono comunque parte integrante della sede del maso, non possono essere distaccati e rimangono vincolati alla destinazione d'uso per 10 anni.

Masi chiusi nei Comuni di Sarentino e di Appiano sulla Strada del Vino

Masi chiusi nel Comune di SarentinoComune di Sarentino
Masi chiusi nel Comune di Appiano sulla Strada del VinoComune di Appiano sulla Strada del Vino

Con il decreto legislativo 29.03.2004, n. 99 è stato ridefinito il concetto di “compendio unico” per la creazione ed il mantenimento delle aziende agricole. La Giunta Provinciale con deliberazione n. 5035 del 30.12.2005 (link esterno) ha fissato l’estensione della superficie minima che non può essere suddivisa ulteriormente.
Essa stabilisce che per un compendio unico è necessaria la presenza di almeno 2 ettari di terreno coltivato a frutto e/o a vite ovvero 4 ettari di terreno arativo e/o prato. In caso di utilizzo misto le superfici vengono ridefinite in modo proporzionale e poi sommate.
Lo Stato ha adottato per alcuni aspetti un istituto giuridico simile a quello del maso chiuso. Le relative norme contengono aspetti fiscali, disposizioni in materia ereditaria e prevedono l'indivisibilità del compendio. In caso di mancata osservanza delle norme sono previste anche delle sanzioni.