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Processionaria del pino

Le favorevoli condizioni climatiche hanno portato nell'Italia settentrionale a un aumento delle popolazioni di processionaria del pino, un bruco che attacca le piante. Il Servizio Foreste sdella Provincia segue costantemente l'evolversi dell'infestazione di processionaria del pino e nei casi più gravi su vaste superfici boscate, come ad esempio in Val Venosta, provvede al trattamento di lotta con specifici prodotti biologici. Al cittadino vengono illustrate alcune regole di comportamento.

La processionaria del pino è un lepidottero (farfalla) diffuso nell'Europa centro-meridionale e nel bacino del Mediterraneo. I bruchi vivono su diverse specie di pino (occasionalmente cedri, douglasie) dei quali divorano gli aghi. Alla fine dell’inverno abbandonano i nidi con tipiche “processioni” alla ricerca di cibo. Oltre alla maggiore presenza di processionaria del pino in Alto Adige, l’inverno mite ha determinato quest’anno un’anticipata fuoriuscita dei bruchi dai lori nidi invernali.

Il Servizio forestale provinciale segue costantemente l'evolversi dell'infestazione di processionaria del pino. Nel caso di forti infestazioni su vaste superfici boscate - come in Val Venosta - il Servizio forestale provvede al trattamento di lotta con specifici prodotti biologici.
Nel caso di singoli o piccoli gruppi di alberi nei centri abitati, i tecnici della Provincia offrono il proprio supporto tecnico ad amministrazioni comunali e ai singoli proprietari sulle misure di lotta più idonee da adottare. In questo caso si consiglia di contattare la Stazione Forestale territorialmente competente.

Nell'uomo - osserva il Servizio forestale provinciale - le setole urticanti sia degli adulti che dei bruchi possono provocare reazioni allergiche, irritazioni a carico della cute e delle mucose (in genere braccia, collo, bocca, occhi, etc.). È pertanto consigliabile evitare il contatto diretto con i bruchi, non toccare i nidi, nei boschi infestati non smuovere a mani nude lo strato di lettiera e il terreno, evitare di sostare nelle immediate vicinanze di piante infestate.
Nel caso di sintomi allergici su parti del corpo, bisogna lavare abbondantemente la parte con acqua corrente e rivolgersi all’assistenza medica specificando il contatto con l’insetto.

L’incubo della Tignola tessitrice

Tignola tessitrice

Nel mese di maggio 2008 lungo i corsi d’acqua si manifesta un raro spettacolo.
Centinaia di bruchi, piccoli, bianchi, con puntini neri avvolgono i prugnoli con matasse filamentose bianche. In alcuni casi il tutto assume un bizzarro aspetto invernale. Non c’è comunque da allarmarsi.

Il fenomeno ha una durata limitata. Proprio in estate gli alberi che hanno subito la defogliazione iniziano a germogliare e questo aiuta la pianta a svilupparsi nuovamente.
In questo periodo si osservano delle piccole tignole bianche con tre file irregolari di puntini neri. Il nome scientifico della Tignola tessitrice che ha trovato nel prugnolo il suo habitat è Yponomeuta evonymellus, localmente chiamata anche „Elzen“.
Lo sviluppano delle tignole avviene in estate, si accoppiano e depongono le uova più frequentemente sui rami giovani del prugnolo. Dalle uova si schiudono dei bruchi che si sviluppano in 5 stadi. Nel primo stadio svernano protetti da un carapace marrone. In primavera si nutrono delle gemme svuotandole. Più tardi attaccano le foglie in gruppo protetti dagli adulti. In primavera inoltrata si impupano in bozzoli dalla forma di alberelli bianchi raggruppati fittamente. In estate sfarfallano in tignole ed iniziano nuovamente il ciclo.
Dietro di se lasciano alberi spogli ricoperti da una matassa filamentosa fitta di colore bianco.
Questo spettacolo si ripete tutti gli anni.
Ultimamente, anche grazie ad un clima più mite, si è osservato un aumento del fenomeno. Nonostante ciò non vi è alcun motivo per allarmarsi. Questi insetti non sono pericolosi ne per l’uomo e neanche per gli animali.
Anche gli stessi alberi colpiti sopravvivono con solo un piccolo calo nell’accrescimento.
Appena la popolazione di questi insetti raggiunge l’apice dello sviluppo inizia una fase di riduzione drastica dovuta al calo della fonte alimentare, all’incremento dei predatori naturali e alla diffusione di malattie.
A noi rimane l’occasione di ammirare e meravigliarci per questo spettacolo della natura.

Alcuni larici colpiti dalla tortrice grigia in Val Venosta

Larici gialli e marroni già ai primi di agosto 2009? Nessun anticipo di autunno, nei boschi della Val Venosta, la colpa è delle larve della tortrice grigia, un parassita che sta attaccando gli alberi nella zona tra Oris e Vezzano. "Si tratta di una malattia ciclica - spiegano dall’Ispettorato forestale di Silandro - che ogni 8-10 anni colpisce i larici delle Alpi".

Ciclicamente, ogni otto-dieci anni, i boschi delle Alpi subiscono l'assalto delle larve della tortrice grigia (Zeiraphera diniana), una farfalletta larga appena venti millimetri, che depone le uova sui rami dei larici. "A maggio - sottolineano gli esperti forestali della Val Venosta - le uova si schiudono e le larve si nutrono degli aghi fino all'arrivo dell'estate, quando scendono nel terreno e mutano nelle farfalle adulte. Siccome le larve non mangiano tutti gli aghi, quelli che rimangono si seccano e alcuni rami diventano di colore giallo o marrone". La tortrice grigia è sempre presente sulle Alpi, ma di norma non rappresenta una minaccia per la vegetazione. Periodicamente, però, il numero dei bruchi aumenta a dismisura, e i larici rischiano di soccombere sotto i loro morsi. A quanto pare, però, non sembra essere questo il caso. "Secondo i nostri rilevamenti - proseguono dall'Ispettorato di Silandro - sono 250 gli ettari di bosco colpiti in maniera leggera dalla tortrice grigia, ma non vi è motivo di particolare preoccupazione, visto che già nel corso dell'estate i larici della Val Venosta torneranno ad assumere il loro caratteristico colore verde".

Corso di aggiornamento per i coltivatori di castagno da frutto 2008

 

corso di aggiornamento per coltivatori di castagno

Si è svolto nei giorni scorsi a Monticolo il corso di aggiornamento sulla “Potatura di giovani piante di castagno da frutto” organizzato dall’Ufficio amministrazione forestale, in collaborazione con la stazione forestale di Caldaro rivolto a contadini con piantagioni giovani di castagno da frutto.

Dopo una breve introduzione sul significato e l’obiettivo di una potatura di giovani piante di castagno da frutto si è passati alle esercitazioni pratiche nella cella sperimentale di castagno da frutto a Monticolo. Hanno preso parte al corso di aggiornamento una ventina di coltivatori di piante di castagno da frutto provenienti da tutta la provincia.

Durante il corso di formazione è stato inoltre trattato diffusamente il recente rilevamento in Alto Adige del cinipide del castagno (Dryocosmus kuriphilus), un insetto che attacca unicamente il genere Castanea provocando la formazione di galle (ingrossamenti di forma tondeggiante e dimensioni variabili da 0,5 a 2 cm di diametro, di colore verde o rossastro) su foglie e germogli, fino a compromettere lo sviluppo vegetativo delle piante e la fruttificazione. Nelle piante più vecchie le galle si trovano più facilmente nelle parti interne della chioma.

L’attacco di questo insetto attraverso la formazione delle caratteristiche galle comporta una drastica riduzione della vitalità della pianta e di conseguenza ne compromette fortemente la produzione. Una forte infestazione può portare addirittura alla morte della pianta colpita. Non a torto il cinipide è considerato a livello mondiale l’insetto più dannoso per la castanicoltura.

Cinipide del castagnoContro il cinipide i trattamenti con prodotti fitosanitari non sono efficaci; l’intervento più valido per limitare la diffusione dell’insetto consiste nella potatura tempestiva in primavera delle parti colpite e nella loro distruzione. Il rischio più grande di diffusione dell'insetto è tramite gli scambi di materiale di propagazione infestato. Inoltre risulta essere particolarmente importante il controllo delle giovani piante: Infatti solo attraverso una scoperta immediata di eventuali focolai d’infestazione si può evitare un pericoloso insediamento dell’insetto in Alto Adige", conferma Berger.

Si invitano i coltivatori a segnalare tempestivamente i casi sospetti al Servizio fitosanitario provinciale (tel. 0471 415140), e-mail: fitobz@provinz.bz.it) o alle Stazioni forestali competenti.