Tutela boschiva 2016

Servizio di vigilanza e tutela boschiva

Da 40 anni lo stato di salute del bosco viene osservato e monitorato con cura dal Servizio forestale provinciale. In tale ambito si rilevano tutti sintomi evidenti e i danni che compaiono nei popolamenti forestali. Accanto a tali rilievi vengono condotte prove chimiche su campioni fogliari e di terreno per identificare eventuali inquinamenti dovuti a sostanze nocive.

Andamento climatico

Lungi dal voler redigere un clima report, toviamo però sensato inquadrare schematicamente il clima del 2016, che influenza in modo pronunciato il successo riproduttivo – e quindi i danni - degli agenti biotici attivi in bosco.

Il 2016 è stato caratterizzato da

  • Un inverno rigido, con temperature comunque superiori di 0,5 °C rispetto alla media di lungo periodo;
  • Una primavera caratterizzata da clima generalmente mite ma con bruschi cali di temperatura e neve in fondovalle;
  • Un'estate piovosa con un agosto straordinariamente ricco di temporali e fulmini (spesso causa di incendi);
  • Fine agosto e settembre mite e asciutto;

Autunno molto variabile; a chiudere l'anno un dicembre privo di precipitazioni.

Danni abiotici

Danni abiotici riconducibili alle condizioni meteo hanno avuto un ruolo complessivamente sotto la media di lungo periodo; gli schianti da neve nell'inverno 2015-16, povero di precipitazioni nevose, hanno colpito una massa totale relativamente esigua, 6.455 mc, corrispondente alla metà dell'anno precedente; di essi solo 268 mc sono da ascrivere a fenomeni autunnali, la rimanente quota è dei primi mesi dell'anno. Gli schianti da neve autunnali sono rimasti contenuti: 710 piante per una massa totale di 544 mc. Gli schianti da vento hanno registrato una forte diminuzione, con 12.758 mc, ca. ¼ rispetto al 2015, confermando la tendenza in diminuzione già in atto rispetto al 2014 (- 40%). Per quanto riguarda la loro distribuzione stagionale, i due terzi dei fenomeni si sono registrati in estate. Completa il quadro dei danni abiotici un cenno a danni da gelo registrati a carico del faggio nel mese di maggio ad Avelengo su una superficie ridotta complessiva di 12 ha.

Danni biotici

Coleotteri scolitidi

Una evidente relazione tra danni abiotici e biotici è riscontrabile nel caso degli attacchi di coleotteri scolitidi, favorito da schianti da vento e neve e dalla siccità. Nel 2016 essi hanno colpito una massa totale di 27.549 mc, poco meno del doppio rispetto al 2015 (14.293 mc). Di questa massa il 96% è da attribuire a scolitidi dell'abete rosso, con una massa totale di 26.390 mc; la rimanente parte è opera degli scolitidi del pino, con 1.159 mc colpiti. Per entrambe le specie 1/3 degli attacchi è stato registrato nella prima metà dell'anno, i rimanenti 2/3 nel secondo semestre.

Per monitorare le dinamiche di popolazione dei coleotteri scolitidi, e in particolare di Ips typographus, specifico dell'abete rosso, sono state impiegate trappole a ferormoni, gestite dagli ispettorati forestali di Bressanone, Merano e Monguelfo. Il periodico svuotamento delle trappole combinato alla conta degli insetti catturati permette di avere un chiaro quadro sulle dinamiche di popolazione della specie. Il suo normale andamento prevede il maggior successo riproduttivo nella prima generazione (a giugno) ed una eventuale seconda generazione (ad agosto) di scarsa importanza. Nel 2016 si sono invece avute 2 generazioni distinte, la prima delle quali meno pronunciata del solito, la seconda sempre paragonabile alla prima, ma a volte anche numericamente superiore. Si può supporre che all'origine di tale anomalia ci sia l'andamento climatico, con particolare riguardo alla distribuzione delle precipitazioni; qualora il fenomeno dovesse ripetersi, meriterà un'indagine approfondita.

Bostrico

Gli attacchi di Tomicus spp. a carico dei getti di pino, che provocano vistosi arrossamenti osservati spesso su ampie superfici, non hanno rilevanza dal punto di vista forestale. Tale fenomeno è da ricondurre all'attività minatoria del medesimo scolitide a carico dei getti di accrescimento, necessaria all'insetto per raggiungere la maturità sessuale.

I suoi attacchi a Silandro, in Val d'Isarco e sull'altopiano del Renon quest'anno hanno interessato in totale 3.430 piante su 128 ha (sup. ridotta: 17 ha). Tali attacchi, non letali per la pianta, sono comunque oggetto di rilievo sistematico in quanto possono, in particolari condizioni di pullulazione, preludere a un attacco a carico del tessuto corticale del tronco, quest'ultimo letale per la pianta. Nel caso in esame, comunque, questo non è accaduto.

Coleotteri scarabeidi

Nel 2016 il maggiolino (Melolontha melolonta L.), che episodicamente puó rendersi responsabile di forti pullulazioni a carico di piante da frutto e forestali, la scorsa primavera ha provocato defogliazioni su una superficie ridotta di 0,5 ha in Val Passiria.

Coleotteri curculionidi

Tali insetti forestali hanno registrato nel 2016 un andamento generale che si pone all’interno delle normali fluttuazioni numeriche di popolazione, attestandosi sotto la media. È il caso degli arrossamenti degli apici delle chiome del faggio in primavera, dovute a Rhynchaenus fagi, osservati nel 2016 solo sul Renon con un´intensità del fenomeno nettamente in regresso rispetto all’anno prima (sup. ridotta pari a 21 ha a fronte dei 400 del 2015). Sempre sulle pendici del Renon si sono registrati anche attacchi locali – da ritenersi endemici - di Rhynchaenus quercus nei popolamenti a medio fusto di quercia, con 1.200 ha colpiti (sup. ridotta 180 ha), anche qui con danni irrilevanti.

Microlepidotteri

Le defogliazioni con caratteristici accartocciamenti fogliari che nel 2014 hanno interessato le querce e i carpini neri nel rione Aslago di Bolzano fino a Castel Flavon, dovute al lepidottero Archips xylosteana, molto meno vistose nel 2015, non si sono registrate nel 2016.

Appariscenti, ma innocui, restano gli attacchi del lepidottero Yponomeuta evonymellus, del quale si é osservata la caratteristica formazione di tele setose sulle latifoglie lungo i corsi d’acqua delle valli Venosta, Sarentina, Gardena e Pusteria, con un decremento rispetto all’anno precedente; si registra una superficie ridotta colpita di 14 ha a fronte dei 45 del 2015. Questo lepidottero viene rilevato esclusivamente come bioindicatore.

Tra i microlepidotteri di interesse forestale veniva segnalato per Coleophora laricella un decremento nel 2016 che conferma la tendenza degli ultimi anni. Dal dato del 2014, che riporta una sup. ridotta colpita di 1.015 ha, si passa ai 113 ha del 2015, per attestarsi sui 107 ha del 2016. Tali dati mostrano l’importanza di una rete stabile di monitoraggio, in grado di individuare linee di tendenza e periodi di gradazione anche nel medio/lungo periodo.

La tortrice grigia del larice (Zeiraphera griseana), che nelle valli alpine è caratterizzata da pullulazioni a cicli di 8 anni, a seguito di una progradazione nel 2009/2010 ha avuto il suo ultimo picco negli anni 2011 in Val Venosta, nel Meranese e in V. Passiria, con estesi ingiallimenti delle chiome e centinaia di migliaia di piante colpite. L’attacco si è poi andato esaurendo verso est, senza lasciare danni permanenti. Come già dal 2012 senza interruzione, anche nel 2016 non si registra alcun attacco.

In ripresa invece gli attacchi fungini a carico del larice; di questo si tratterà diffusamente nel capitolo dedicato alle patologie fungine.

Da parte degli altri tortricidi dell’abete rosso e bianco non si sono registrati attacchi per il 2016, se si eccettua Epiblema tedella, specifica dell’abete rosso, già segnalata a Campo di Trens nel 2013 con 500 ha colpiti, che si è ripresentata a Chienes con un attacco blando (3% di chioma colpita) circoscritto a una superficie ridotta di 70 ha.

Stazionari gli attacchi dell’imenottero Pristiphora abietina a danno degli abeti rossi a Caldaro e Appiano, su una superficie di 30 ha (15 a Caldaro e 15 ad Appiano) per un totale di 19.200 piante. Va precisato che in questo caso ad essere attaccati sono rimboschimenti fuori areale, che in quanto tali sono più esposti ad agenti patogeni sensu lato. L’unicità di queste pullulazioni a livello provinciale le rende un interessante oggetto di studio in prospettiva di climate change; tale monitoraggio prosegue ormai da anni.

Nessuna traccia invece sul Colle presso Bolzano di Acantholida posticalis, un imenottero defogliatore, la cui attività sulla chioma aveva portato a estesi arrossamenti della chioma dei pini silvestri nel maggio del 2015, su un totale di 62 ha (sup. ridotta: 12 ha).

Insetti alloctoni

Di scarsa rilevanza si sono dimostrati alcuni lepidotteri minatori introdotti anni fa (Cameraria, Phyllonorycter) e ditteri galligeni (Obolodiplosis robiniae) attivi sulle latifoglie (ippocastano, robinia), diffusi ormai in tutta la provincia e localmente oggetto di lotta in contesto urbano (Bressanone, Bolzano). Si registra poi dal 2012 la presenza di un altro insetto alloctono, il Phyllonorycter issikii, segnalato nel bosco di Monticolo su una superficie di 150 ha (sup. ridotta 7 ha), ma senza danni.

Nel luglio 2014 è stato scoperto per la prima volta un insetto introdotto dall’Asia, un imenottero defogliatore specifico dell’olmo siberiano, riconoscibile per il caratteristico disegno zigzagato della defogliazione. Si tratta di Aproceros leucopoda (Takeuchi 1939). L’attacco si è ripetuto con ripetute generazioni anche nel 2015, ma – come riportato in “Forest observer 2015” – senza danni evidenti alle piante ospiti.

Fonte di preoccupazione per i castanicoltori è dal 2011 la diffusione della vespa galligena del castagno (Dryocosmus kuriphilus), importato dalla Cina, osservato per la prima volta nel 2009 nel Meranese (Castel Verruca, Schena, Postal, Tirolo) e nella media V. d’Isarco presso Varna e Aica. Di lì nel 2011 l’attacco si é esteso fino al lago di Varna e dal focolaio meranese fino all’alta Val Venosta (Silandro, Corces, Vezzano). Nella primavera del 2012 si è assistito ad una diffusione letteralmente esplosiva di questo patogeno, che si é insediato nell’Oltradige, nel bosco di Monticolo, su 1.340 ha (sup. ridotta 50 ha), ma anche presso Laives, Lagundo, Scena, Tesimo e Nalles/Andriano. Nel 2014 e 2015 in Val Passiria il 90% dei castani presentava i segni dell’attacco. Il fenomeno viene monitorato costantemente. La formazione di caratteristiche galle rossicce su getti apicali e foglie, indotte dallo sviluppo della larva, in caso di forti attacchi pregiudica la vitalità della pianta.

La piú efficace strategia per contrastare questo parassita è la liberazione in campo dell’antagonista naturale, anch’esso come il Dryocosmus proveniente dalla Cina, il Torymus sinensis. Le femmine del parassitoide in aprile depongono le uova nelle galle di recente formazione o nelle vicinanze di larve di parassita in quel momento attive, che fungono da alimento per le larve di Torymus.

Questa forma di lotta biologica è stata intrapresa a partire dal 2010 dal Servizio fitopatologico in collaborazione con l’Università di Torino e il personale forestale.

L’ultima massiccia campagna di liberazione del parassitoide Torymus sinensis su un totale di 80 siti ha avuto inizio il 23 aprile 2014 e ha coinvolto il personale di 16 stazioni forestali.

Come già nel 2014, anche nel giugno 2015 si sono condotti controlli su campioni di galle, riscontrando un forte successo riproduttivo del parassitoide. Si sono esaminate 1940 galle, provenienti da 63 località differenti, sedi di rilascio di Torymus sinensis nel maggio 2014. Su un totale di 4.227 celle si è riscontrato un grado di parassitizzazione del 67%, con un netto incremento rispetto all’anno precedente (26%). Da un controllo nel castaneto in loc. Priol nel bosco di Monticolo emerge un grado di parassitizzazione del 59%. Alti valori si sono raggiunti in V. d’Isarco: Renon 96%, S. Genesio 93%, Chiusa 91%, Castelrotto 81%, Rio di Pusteria 78%. Piú bassi i valori nella parte occidentale della provincia, seppure in aumento: Silandro 61% (14% nel 2014), Laces 40% (8%), Merano 60% (14%), Lana 36% (10%). A fronte di tali risultati, le campagne di liberazione dell’antagonista hanno subìto un arresto. Si valuterà nel 2017 di proseguire eventualmente con rilasci localizzati laddove il grado di parassitizzazione sia ancora basso per accelerare il processo.

Macrolepidotteri

Non si registrano per il 2016 attacchi di macrolepidotteri; l’ultima pullulazione massiccia di Lymantria dispar ha avuto luogo presso Campodazzo e Castelrotto; tali eventi da noi hanno una frequenza tra i 10 e i 20 anni e colpiscono perlopiù i cedui delle Valli d’Adige e d’Isarco.

Processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa)

Processionaria del pino

Dopo l’estate 2015, caratterizzata da siccità e alte temperature, si è registrato un forte aumento degli attacchi di questo macrolepidottero , con attacchi particolarmente acuti nella parte occidentale della provincia, la Val Venosta, zona endemica di diffusione di questo insetto. I valori raggiunti, rispetto all’anno precedente, arrivavano al quadruplo di piante attaccate e a otto volte tanto per quanto riguarda il numero di nidi per Processionaria del pino. Nel 2016, a fronte di una superficie interessata mantenutasi pressoché costante, si è invece registrato un vistoso decremento delle piante attaccate, che passano dalle 884.732 del 2015 alle 374.348 del 2016. Va poi menzionato un dato che deve far riflettere, il rilievo per la prima volta nel 2016 di nidi di processionaria ai margini dell’altopiano di Nova Ponente (Regglberg), segno tangibile del cambiamento climatico in corso.

Esente da attacchi resta, per ora, la Val Pusteria, a causa del clima piú continentale. Nella parte centrale della Provincia il fenomeno si è mantenuto moderato.

Patologie fungine

Chrysomyxa rhododendri

Tra le patologie fungine di interesse forestale si segnala anche quest'anno la ruggine vescicolosa dell'abete rosso (Chrysomyxa rhododendri), che provoca vistosi arrossamenti della chioma. Si tratta di un fungo favorito da inverni miti e piovosi. In seguito ad una fase acuta registrata negli anni 2010 e 2011, seguita da un regresso negli anni 2012 e 2013; si è verificato a partire dal 2014 un ulteriore incremento della patologia. In quell'anno la superficie colpita ammontava a 7.355 ha (sup. ridotta 2.324 ha) con 1.400.000 piante colpite dal fungo, ossia circa il doppio dell'anno precedente. Il 2015 ha visto un incremento esponenziale della superficie colpita con 53.260 ha (sup. ridotta: 22.140 ha) per un totale di 6,6 milioni di piante, mentre nel 2016 si è registrata una contrazione con circa 35.000 ha di superficie interessata (sup.ridotta 13.500 ha) per un totale di ca 4 milioni di piante colpite.

L'infezione da Chrysomyxa, che colpisce l'abete rosso in fase di accrescimento primaverile, ha inizio già in tarda primavera, durante la fioritura del rododendro. Le basidiospore vengono veicolate dal vento e, depositatesi sugli aghi dell'abete rosso, in opportune condizioni di umidità (nebbia, pioggia, rugiada) hanno la possibilità di germinare. Il fungo infetta le giovani foglie per sviluppare poi tra agosto e settembre i caratteristici ecidi.

Nel corso del 2016 sono state osservati, a partire dal mese di giugno e fino ad agosto, a quote comprese tra 800 e 2000 m, vistosi ingiallimenti degli aghi del larice. Tale fenomeno ha colpito una superficie di ca 18.000 ha (sup.ridotta ca 3.500 ha) e la causa è prevalentemente riconducibile ad attacchi da parte del fungo Meria laricis, certamente favorito dalle abbondanti precipitazioni primaverili-estive.

Meria laricis su larice

Localmente (Corno del Renon, Alpe di Villandro) sono stati osservati anche sul pino mugo vistosi arrossamenti degli aghi, causati da funghi appartenenti al genere Lophodermella.

Lophodermella su pino mugo

Tra le patologie fungine croniche sono state segnalate anche nel 2016, a livello locale, il cancro corticale del castagno, il cancro del larice e l'armillaria, con una presenza particolarmente importante di Cryphonectria parasitica (cancro corticale del castagno) in Val Venosta, nel Meranese e a Caldaro.

Arrossamenti della chioma su pino nero

Arrossamenti della chioma su pino nero

Si sono inoltre registrati attacchi di Cenangium ferruginosum soprattutto in Val Venosta, a quote comprese tra 700 e 850 m, a carico del pino nero, verosimilmente in combinazione con Diplodia pinea (Sphaerospis sapinea), che come la prima attacca i getti di accrescimento. La superfice colpita ammonta a ca 280 ha (sup.ridotta ca 100 ha) per ca 11.000 piante colpite.

Come per gli insetti, anche per i funghi vengono segnalate nuove specie, provenienti soprattutto dall’Estremo Oriente e dall’America. Sono fenomeni non nuovi, conosciuti da tempo; si pensi ad esempio al cancro corticale dell’olmo o del castagno.

Anche nel 2016 si conferma la presenza delle seguenti patologie, già note da qualche anno:

Valsalnicola oxystoma o Cryptodiaporthe oxystoma, che attacca l‘ontano verde, segnalato a Naturno su 1.000 ha (sup. ridotta: 10 ha), per un totale di 5.000 piante. La specie è stata introdotta dal Giappone, diffondendosi velocemente in Europa e Nordamerica.

Ruggine dell‘ontano (Melampsoridium hiratsukanum); osservato ormai in tutta la provincia a carico esclusivo dell’ontano bianco. Questo patogeno, osservato in Alto-Adige per la prima volta nel 2010, é visibile in estate come “polvere” arancione sulla pagina inferiore delle foglie ed é responsabile della caduta precoce delle stesse.

Moria dei getti del frassino (Hymenoscypus pseudoalbidus), ormai presente in tutto il territorio provinciale. Tale fungo, che attacca i getti di accrescimento per poi estendersi alle parti più centrali della chioma, puó portare a morte le piante colpite.

Danni da selvaggina

si sono registrati in ampie superfici più o meno su tutto il territorio provinciale. Una statistica complessiva non é però possibile in quanto i dati attualmente rilevati non distinguono tra danni da morso o sfregamento sul novellame e danni da scortecciatura ad opera dei cervi alle perticaie e ai popolamenti adulti e maturi.

Rottura del cimale

I danni da rottura del cimale del larice provocati da roditori (scoiattolo, ghiro) sono stati un po’ più modesti che nel 2014 e limitati a zone dove tali eventi sono endemici; è il caso di Campo di Trens, Prato allo Stelvio e Silandro, dove in totale son stati danneggiati 32 ha (sup. ridotta 3 ha) per un totale di ca. 240 larici colpiti, perlopiù negli stadi di perticaia e adulto. Il danno si aggira sui 110 mc.

Non è superflua a questo punto una visione d’insieme sull’incidenza dei danni boschivi a livello provinciale. Il risultato dell’elaborazione delle complessive 168 segnalazioni provenienti dalla nostra capillare rete di stazioni forestali è rappresentato nel diagramma che segue.

Superficie interessata da danni boschivi – 2016

La superficie totale interessata da danni per il 2016 risulta in calo rispetto al 2015; si nota anche per il 2016 netta preponderanza dei danni non letali per la pianta; va detto che a tale quota (5% sul totale della sup. boschiva provinciale) la sola Chrysomyxa rhododendri, pressoché innocua per l’abete rosso, contribuisce con più del 90%. È invece da segnalare una forte contrazione dei danni abiotici, riconducibile alle scarse precipitazioni nevose e all’assenza di tempeste di vento. Per gran parte di tali eventi gli ecosistemi forestali sono in grado di reagire, garantendo nel lungo periodo la rigenerazione delle piante o delle parti di piante colpite, nonchè la vitalità dei popolamenti boschivi. I valori percentuali complessivi sopra riportati si riferiscono a tutta la superficie boscata altoatesina effettiva. Il dato è dunque quantificato in termini oggettivi in riferimento alla causa che ha provocato il danno (patologie, eventi atmosferici, etc.), alla superficie interessata, alle perdite di legname (significativi per il bilancio del carbonio).

Tali valori, quindi, non sono pertanto comparabili, nè tanto meno da confondere, con i valori percentuali riferiti ad un campione statistico, espressi dagli inventari sui danni boschivi condotti in tutta Europa a partire dagli anni ’80.