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Dove non crescono più alberiIl limite del bosco e degli alberi
Visto da lontano, il limite del bosco sembra una linea che si protrae più o meno in orizzontale lungo le montagne. Fino a questa linea, gli alberi crescono in associazioni più o meno compatte. Sopra questo limite si trovano invece unicamente piante isolate. Per questo motivo si definisce anche il cosiddetto limite degli alberi (o della vegetazione arborea). Oltre questo limite neppure singoli alberi riescono più a crescere.
In Alto Adige il limite naturale del bosco oscilla tra i 1.900 e i 2.200 m di altitudine. I boschi che si rinvengono a queste quote, sono composti di pino cembro e larice. Nelle Alpi, già da millenni, il limite del bosco è stato influenzato dall’uomo. Per poter attuare l’alpicoltura, l’uomo ha, infatti, bruciato e dissodato estese superfici boschive, abbassandone il limite al di sotto di quello naturale.
Ma sai perché gli alberi spariscono dopo una certa quota? Ciò è dovuto all’interazione di vari fattori: con l’aumento di quota, infatti, fa più freddo e i raggi solari sono, anche d’estate, meno caldi che a valle. Per questo motivo il periodo vegetativo, vale a dire il tempo in cui gli alberi crescono e si sviluppano, è troppo corto e freddo. Inoltre in alta montagna piove meno e il clima è più asciutto. Soffia spesso anche forte vento. A ciò si aggiunge il fatto che il terreno offre meno elementi nutrienti ed è più ripido e roccioso. Sugli erti pendii si formano canaloni, lungo i quali scorre l’acqua e da cui in inverno si staccano spesso valanghe. Le valanghe sradicano gli alberi più alti e li trascinano con se fino a valle. Sono queste le condizioni avverse, con le quali gli alberi hanno difficoltà a convivere.
I pochi e isolati larici o pini cembri, che salgono oltre il limite del bosco, crescono in punti particolarmente favorevoli dal punto di vista climatico, per esempio su piccoli rilievi, orientati verso sud dove il sole splende più a lungo. Crescono però più bassi e spesso in forma contorta. Questa fascia tra bosco e prateria alpina è chiamata “zona degli arbusti nani o contorti”.
In queste aree crescono i pini mughi. I mughi crescono in forma cespugliosa, i loro rami sono flessibili e sotto il peso della neve si possono piegare fino a toccare terra, senza spezzarsi. Con la loro crescita contorta costituiscono spesso formazioni quasi impenetrabili. Sono incredibilmente resistenti al clima estremo dell’alta montagna e superano l’inverno anche se sepolti sotto metri di neve. Sfruttano addirittura la protezione del manto nevoso come isolamento contro il gelo. Le slavine non creano loro grossi problemi, perché così “piegati”, la valanga di neve gli scorre semplicemente sopra. I pini mughi hanno un ampio apparato radicale, con il quale riescono a stabilizzare bene il terreno sui versanti ripidi. Formano dunque un’importante fascia di protezione sopra il limite del bosco.
Il limite del bosco è una fascia di grande importanza ecologica. Per numerose specie animali del bosco esso rappresenta un confine invalicabile. Forbicine, formiche, collemboli, scorpioni ad esempio, non riescono a superare questo confine. Tra le specie d’uccelli più tipiche di questo habitat si contano il merlo dal collare, l’organetto e la nocciolaia. Anche il gallo forcello è di casa da queste parti. Sulla pagina della fauna ti racconterò di più su questo interessante galliforme. A rappresentare gli anfibi troviamo la salmandra alpina, mentre tra i rettili troviamo qui una specie di vipera, il marasso. Cervi, caprioli, tassi e martore si rifugiano in questi quieti boschi di montagna e anche i camosci vi trovano spesso rifugio sfuggendo in tal modo al trambusto causato dai turisti.
