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Testo della relazione annuale

Servizio di vigilanza e tutela boschiva

Lo stato di salute dei boschi nella nostra provincia viene attentamente tenuto sotto controllo, ormai da molti decenni, dal Servizio Forestale Provinciale, che provvede a rilevare e ad indagare tutti i fattori di danno nei popolamenti forestali. Oltre a questo, vengono condotte indagini specifiche sui fenomeni di degrado ambientale, dovuti a sostanze inquinanti, anche con l'apporto di analisi chimiche su tessuti fogliari e su campioni di suoli forestali.

Si è evidenziato, ad esempio, che una parte considerevole dei danni è riconducibile ad andamenti climatici sfavorevoli (es. inverni con scarse precipitazioni nevose, gelate primaverili, primavere eccessivamente piovose, estati siccitose, danni meteorici da grandine e vento), con ripercussioni che si protraggono anche per molti anni a seguire. Questo favorisce lo sviluppo di diverse patologie ed agenti di danno (scolitidi, ruggine vescicolosa dell'abete rosso, processionaria del pino, ecc.) e di fenomeni di ingiallimento delle chiome nei popolamenti forestali, come conseguenza di stress fisiologici. Il fenomeno della "moria del bosco", in auge negli anni 80, è oggi considerato dagli esperti e dai media stessi una "grande bolla di sapone".


Andamento climatico

L'andamento meteo-climatico stagionale ha assunto sempre maggiore importanza negli ultimi tempi per il ripetersi di eventi estremi, quali siccità estive, inverni scarsamente nevosi, inondazioni, gelate tardive, ecc. Il 2008, relativamente fresco e piovoso, ha interrotto la sequenza di annate calde e siccitose, che aveva caratterizzato il periodo 2003-2007, in linea con i cambiamenti climatici in corso. Nel 2009 si è registrato un aumento delle perturbazioni provenienti da sud, le quali hanno condizionato marcatamente la stagione. Gli inverni miti e scarsamente nevosi degli ultimi anni hanno lasciato il posto ad un inverno 2008/09 molto nevoso e ad una stagione invernale 2009/10 con temperature inferiori alla media.

Il 2010 è stato, dal punto di vista climatico, molto vario, offrendo parecchi fenomeni estremi. Alle temperature artiche invernali, è seguita una primavera umida, che ha favorito lo sviluppo della ruggine vescicolosa dell'abete rosso. L'estate è stata caratterizzata da temperature molto elevate e da estesi danni da siccità. Infine, ad un autunno ricco di precipitazioni ha fatto seguito l'arrivo precoce dei freddi invernali.


Danni abiotici

I danni di tipo abiotico legati agli estremi climatici hanno avuto un ruolo importante anche nel 2010. Come negli anni passati, anche nel 2010, la nostra provincia è stata risparmiata dai grandi uragani, che hanno invece interessato le regioni situate a nord dell'arco alpino. Questi fenomeni, che generalmente hanno origine da depressioni atlantiche, manifestano la maggiore forza devastatrice lungo una direttrice ovest-est, sempre a nord delle Alpi, causando spesso lo sradicamento delle piante su estese superfici. Al contrario, l'Alto-Adige è stato maggiormente interessato da danni provocati dalle masse nevose (schianti da neve). Nel corso dell'inverno 2008/2009 si sono registrati complessivamente 135.400 mc di legname proveniente da schianti da neve. Ciò nonostante, grazie al pronto ed efficace prelievo di questa notevole massa legnosa, è stato possibile evitare i successivi danni da scolitidi nelle aree interessate.

Nel corso dell'inverno 2009/2010 si sono registrati 73.000 mc di legname proveniente da schianti da neve, una quantità ampiamente inferiore rispetto all'inverno precedente (diminuzione del 46%).

Gli schianti da vento, invece, hanno visto un incremento del 10 % rispetto al 2009, con complessivi 22.700 mc di legname danneggiato (di cui il 30% in primavera e il rimanente 70% nei mesi estivi). 

Schianti da neve in una perticaia non diradataSchianti da neve in una perticaia non diradata.

Tra le cause abiotiche di danno, occorre ricordare la grandine, in forte regresso su tutto il territorio provinciale rispetto all'anno precedente. Nel 2010, per la prima volta da molti anni, non sono pervenute segnalazioni in merito. Non sono quindi attesi gli inevitabili conseguenti fenomeni di imbrunimento delle chiome, riconducibili alle ferite causate sui rami dai chicchi di grandine, come accaduto nel 2008.

Nel corso dell'estate si sono verificati estesi danni da siccità, sia a carico delle latifoglie, presso Bolzano (Colle) ed in Val d'Isarco, su complessivi 2.000 ha (sup.ridotta 210 ha), sia a carico delle conifere (abete rosso e larice) in alta Val d'Isarco su complessivi 500 ha (sup.ridotta 300 ha) e 70.000 piante interessate.


Danni biotici - insetti

Un esempio di stretta relazione tra danni abiotici e biotici è rappresentato dagli attacchi da parte degli scolitidi, fortemente dipendenti dagli eventi climatici. Nel 2010 questi hanno interessato una massa legnosa pari a 18.000 mc (di cui il 78,5% nel corso dell'estate); oltre 9.600 mc in più rispetto al 2009, a causa, appunto delle condizioni climatiche favorevoli allo sviluppo di questi insetti.

Gran parte degli attacchi è a carico dell'abete rosso (90% del totale, con 16.000 mc) e del pino silvestre (10% del totale con 1.900 mc). Quest'ultimo valore è aumentato nettamente rispetto all'anno precedente. Generalmente si è trattato del bostrico acuminato (Ips acuminatus) e localmente (es. Glorenza e Naturno) anche del bostrico a sei denti (Ips sexdentatus).

Le gallerie sottocorticali del bostrico a sei dentiLe gallerie sottocorticali del bostrico a sei denti

Priva di rilevanza forestale è stata l'attività a carico dei pini da parte dei blastofagi (Tomicus sp.). Questi provocano spesso estesi ingiallimenti dei getti terminali. Nel 2010 sono stati rilevati su ca. 400 ha (100.000 piante) principalmente nelle zone di Silandro, Caldaro e Renon.

Solo localmente si sono verificati attacchi da parte del bostrico del larice (Ips cembrae), come ad es. presso Caldaro (110 mc) su tronchi accatastati in bosco. In val di Funes si è proceduto all'eliminazione dei focolai presenti.

La presenza di insetti forestali negli ecosistemi forestali registrata nel 2010 rientra nelle normali fluttuazioni naturali. Alcune di queste, per quanto appariscenti, non hanno avuto conseguenze di rilievo per lo stato di salute dei boschi. È il caso ad esempio degli ingiallimenti primaverili sulle chiome del faggio causate dall'orchestre del faggio (Rhynchaenus fagi), soprattutto nelle zone di Caldaro, Lana, Tesimo e Renon. Queste pullulazioni hanno avuto intensità simile agli anni precedenti, interessando una superficie di 1.500 ha (sup.ridotta 400 ha) ed un analogo numero di piante colpite (96.000 alberi).

In netto regresso è stata invece la presenza, non dannosa, della tignola tessitrice (Yponomeuta evonymellus), che ha ricoperto di vistosi teli siricei interi popolamenti arginali lungo i corsi d'acqua della Val Venosta (Malles e val Senales) e della Val Pusteria (Brunico e Monguelfo), interessando una superficie complessiva di 60 ha (sup.ridotta 15 ha). Il rilevamento di questa, come di altre specie "non dannose", viene effettuato poichè esse sono considerate bioindicatori.

Meno appariscenti ed in regresso sono stati gli ingiallimenti causati dal rosicchiamento agli apparati fogliari di betulle ed altre latifoglie, da parte della carruga degli orti (Phyllopertha horticola) e del maggiolino (Melolontha).

Per quanto riguarda le infestazioni di microlepidotteri, si è riscontrato l'atteso forte aumento della coleofora del larice (Coleophora laricella) in tutta la provincia. Rispetto allo scorso anno (40.000 larici colpiti su una superficie di 650 ha) sono stati segnalati complessivamente 3.676 ha, con ca 290.000 piante colpite.

Coleofora del larice: astuccio larvale Coleofora del larice: astuccio larvale 

Nel 2009/10 ha avuto inizio in Val Venosta, come previsto, un nuovo ciclo di gradazione della tortrice grigia del larice (Zeiraphera griseana), che generalmente nelle valli alpine ha una durata di ca 8 anni. Complessivamente sono stati segnalati imbrunimenti delle chiome con intensità medio-forte, nelle zone di Silandro e Merano/val Passiria, su una superficie di 1.628 ha (sup.ridotta 800 ha) ed in totale 606.000 piante colpite. Ciò rappresenta un notevole aumento rispetto allo scorso anno (65.000 larici su 273 ha (sup.ridotta 200 ha). Si prevede che l'attacco subirà un ulteriore aumento nei prossimi 2 anni e che ci sarà una espansione verso la parte orientale della provincia.

La tortrice minatrice dell'abete rosso (Epiblema tedella) ha interessato ca 1.600 ha di pecceta (sup.ridotta 700 ha) nella zona di Vipiteno/Campo di Trens e in val Pusteria, su complessivi 53.000 abeti. Nonostante un aumento evidente rispetto all'anno scorso, non si sono verificati danni permanenti. In val d'Adige e Bassa Atesina, nelle stazioni di Lana, Tesimo ed Egna, è stata segnalata invece la tortrice delle gemme dell'abete (Zeiraphera rufimitrana), riconoscibile dalle parziali colorazioni della chioma. L'attacco ha interessato una superficie di 150 ha (sup.ridotta 42 ha), con complessive 12.000 piante colpite.

Meno rilevante dal punto di vista dei danni prodotti, è stato invece un attacco da parte Ocnerostoma copiosellum nella valle di Silandro a 1.800-2.000 m di quota.

A Caldaro si è mantenuta stazionaria l'infestazione della tentrenide dell'abete rosso (Pristiphora abietina), che ha interessato ca 1.400 piante di abete rosso, su una superficie di 8 ha (sup.ridotta 4 ha).

Motivo di preoccupazione per i castanicoltori della nostra provincia è stata invece la comparsa di un nuovo patogeno proveniente dalla Cina: il cinipide galligeno del castagno (Dryocosmus kuriphilus). Questo imenottero molto aggressivo, diffusosi dal paese d'origine, dapprima verso gli Stati Uniti e poi in Italia, si è manifestato in modo massiccio anche nella nostra provincia nel corso del 2009, soprattutto nella zona di Merano (Labers, Scena, Postal e Tirolo) e nella media Val d'Isarco (Varna ed Aica). Nella stagione 2008/2009 era già stato segnalato in Trentino. Nel 2010 sono stati segnalati tre ulteriori focolai. In collaborazione con l'Università di Torino si è proceduto al rilascio di parassitoidi.

Altri patogeni esotici, quali ad esempio lepidotteri minatori (Cameraria, Phyllonorycter) e ditteri galligeni (Obolodiplosis robiniae) sono stati segnalati in tutta la provincia a carico di latifoglie (ippocastano e robinia). Localmente si è reso necessario intervenire per limitarne i danni di tipo estetico nelle aree urbane (Bressanone e Bolzano).

Quest'anno non è stata segnalata la presenza del macrolepidottero bombice dispari (Lymantria dispar), del quale nel 2007/2008 era stata registrata un'infestazione nella zona di Campodazzo e Castelrotto. Questo patogeno si manifesta nella nostra provincia generalmente con attacchi periodici ogni 10-20 anni a carico dei cedui, soprattutto nella bassa Val d'Isarco ed in Val d'Adige.

La presenza della processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) sul territorio provinciale rimane al contrario d'attualità. Lo sviluppo e la diffusione di questo lepidottero mediterraneo, infatti, vengono favoriti dall'andamento climatico degli utlimi decenni, caratterizzato da temperature in aumento.

Dopo il forte aumento verificatosi lo scorso anno, nel 2010 si è registrata una evidente diminuzione in tutte le zone colpite.

La presenza del patogeno è stata rilevata su una superficie di ca 1.360 ha (sup.ridotta 230 ha), con complessivi 60.000 pini colpiti (ca. il 48% rispetto all'anno scorso) e 154.000 nidi stimati (un terzo rispetto al 2009). Mentre in Val Pusteria, climaticamente piú fresca, non ne è stata ancora registrata la presenza, la Val Venosta (Ispettorato di Silandro) si conferma la zona nella quale si concentra l'infestazione, con ben il 52 % delle piante complessivamente colpite in provincia. Gli intensi attacchi degli utlimi anni a carico del pino nero in Val Venosta sono stati in parte limitati grazie all'impiego di preparati biologici a base di Bacillus thuringiensis. Gli antagonisti naturali presenti e le temperature piú fredde degli ultimi due inverni sembrano aver avuto un chiaro influsso sul regresso del patogeno.

In tutte le altre zone interessate, la situazione si può considerare stazionaria o in diminuzione. In queste aree sono state intraprese misure di lotta limitatamente agli ambiti urbani ed esclusivamente per motivi legati alla salute pubblica.

Nido di processionaria del pinoNido di processionaria del pino.


Danni biotici – infezioni fungine

Tra le infezioni fungine, la ruggine dell'abete rosso (Chrysomyxa) provoca spesso vistosi ingiallimenti alle chiome. Dopo anni, in cui il patogeno si è mantenuto stazionario, anche grazie all'andamento climatico caldo e secco, nel 2010 è stato segnalato uno straordinario aumento della sua diffusione.

Complessivamente si stimano 6.500.000 di piante colpite, su una superficie di ca 30.000 ha (sup.ridotta 10.000 ha): il triplo rispetto alla scorsa stagione. L'attacco è strettamente legato all'andamento climatico primaverile e viene favorito da temperature ed umidità elevate.

L'infezione ha origine all'inizio dell'estate (giugno/luglio), in corrispondenza della fioritura del rododendro. Le basidiospore, presenti sulla pagina inferiore delle foglie di rododendro, vengono diffuse dal vento e raggiungono gli aghi degli abeti rossi. Se l'umidità atmosferica è sufficientemente elevata (nebbia, pioggia, rugiada), queste germinano. Il fungo infetta, quindi, i giovani aghi dell'anno e si sviluppa ulteriormente. Nel corso dell'estate si formano i corpo fruttiferi (ecidi) chiaramente visibili sugli aghi.

Tra le diverse infezioni fungine cronicamente presenti nei boschi della nostra provincia, si ricordano il cancro corticale del castagno, il cancro del larice, l'armillaria e la grafiosi dell'olmo. Riguardo al cancro corticale del castagno (Cryphonectria parasitica) risultano colpiti ca 300 piante (125 mc) su una superficie di ca. 10 ha. Per l'armillaria e per il cancro del larice non è invece possibile stimare in modo adeguato la superficie interessata. Si riconferma la presenza, tuttavia in regresso, dell'ascomicete Cenangium in Val Venosta, nella zona di Merano e nell'Oltradige: 1.000 pini colpiti (260 mc) su una superficie di ca 200 ha (sup.ridotta 6 ha). Non si segnalano, invece, attacchi in Val d'Isarco (Renon, Castelrotto e Bressanone), ove l'infezione, contestuale alla moria del pino silvestre, è risultata favorita dall'intensa siccità estiva del 2003. In queste zone è stato invece comunicato un aumento dell'armillaria.

Anche nel 2010 si sono verificati estesi imbrunimenti a carico del larice, tuttavia in regresso rispetto alla scorsa stagione: 47.500 piante colpite, su una superficie di 1.500 ha (sup.ridotta 390 ha). Una evidente diminuzione si è avuta soprattutto in alta val d'Isarco (Vipiteno). Questi fenomeni sono da ricondurre anche alla presenza di malattie fungine, come ad esempio Meria laricis.

Sempre sul larice è stato segnalato in val Pusteria (Monguelfo) un attacco da parte di afidi.

In val Senales è stata segnalata per la prima volta nella nostra provincia la presenza della ruggine dell'ontano (Melampsoridium hiratsukanum) su piante di ontano bianco.

Danni da selvaggina sono stati segnalati in tutto il territorio provinciale su superfici piú o meno estese. 

I danni ai cimali a carico del larice sono stazionari rispetto allo scorso anno. Questi fenomeni sono legati alla presenza di roditori ( ghiri e scoiattoli) e sono stati segnalati limitatamente ad alcune zone (Vipiteno/Campo di Trens e Silandro). Complessivamente sono state danneggiate ca 2.200 piante (400 mc), su una superficie di ca 62 ha (sup.ridotta 16 ha).

Per l'anno 2010 si può quindi affermare che la superficie boscata complessivamente interessata da eventi dannosi (biotici ed abiotici) sia pari al 14%. Per gran parte di tali eventi gli ecosistemi forestali sono in grado di reagire, garantendo nel lungo periodo la rigenerazione delle piante o delle parti di piante colpite, nonché la vitalità dei popolamenti boschivi. Una minima parte degli eventi segnalati, pari allo 0,2% sempre in riferimento alla superficie boccata totale, provoca invece la morte delle piante. Si tratta per lo più di fattori abiotici, come gli schianti da neve o da vento, e degli attacchi da parte di insetti scolitidi, spesso conseguenza dei primi. Anche in questi casi, le superfici colpite, sebbene in tempi più lunghi, sono generalmente in grado di "rigenerarsi" attraverso la nascita di nuove piante.

danni boschiviI valori percentuali complessivi sopra riportati si riferiscono a tutta la superficie boscata altoatesina effettiva. Il dato è dunque quantificato in termini oggettivi in riferimento alla causa che ha provocato il danno (patologie, eventi atmosferici, etc.), alla superficie interessata, alle perdite di legname (significativi per il bilancio del carbonio).

Tali valori, quindi, non sono pertanto comparabili, né tanto meno da confondere, con i valori percentuali riferiti ad un campione statistico, espressi dagli inventari sui danni boschivi condotti in tutta Europa a partire dagli anni '80.


Banca dati Tutela Boschiva

Nel corso del 2010 è iniziato il lavoro di digitalizzazione di tutti i documenti inerenti il settore "Tutela boschiva in Provincia di Bolzano" attualmente archiviati. Lo scopo è quello di creare una banca dati informatizzata, oltre all'archivio cartaceo, relativa a tutti gli eventi accaduti nei boschi della nostra provincia e riguardanti i danni di tipo biotico ed abiotico.

Gli atti fino ad ora archiviati sono oltre un migliaio (ca 1.100 documenti e ca 100 eventi cartografati) e sono stati prodotti nel periodo compreso tra il 1976 ed oggi. Si tratta di documenti di vario tipo: scritti, fotografie e cartografia.

A partire dal 2010 tutte le comunicazioni relative ai danni boschivi tra le stazioni forestali e la centrale avvengono in forma digitale.

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