FAQ

Lista delle domande e risposte frequenti

[Controversie di lavoro]

Cos'è la conciliazione delle controversie di lavoro?

In tutte le controversie che possono sorgere tra datore di lavoro e lavoratore nell'ambito del rapporto di lavoro può essere esperito un tentativo di soluzione consensuale della controversia prima di adire l'autorità giudiziaria. L'organo di conciliazione è composto da una ovvero un rappresentante dei datori di lavoro (nominata ovvero nominato dalle associazioni di categoria), da una ovvero un rappresentante dei lavoratori (nominata ovvero nominato dalle organizzazioni sindacali) e da un dipendente dell'ufficio serdel lavoro che funge da presidente. Le parti possono conferire alla commissione di conciliazione il mandato di risolvere la vertenza in sede di collegio arbitrarale con lodo arbitrale.

Controversie di lavoro
  • Numero:  100
  • Autore: GA
  • Ultima modifica: 14.2.2017

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[Controversie di lavoro]

Chi può proporre la conciliazione e con quali effetti?

La conciliazione può essere richiesta tanto dal lavoratore quanto dal datore di lavoro. Il tentativo di conciliazione è divenuto facoltativo, il suo esperimento non è quindi più necessario per poter ricorrere in giudizio. Se però le parti scelgono la via della conciliazione, un eventuale accordo è vincolante. In caso di mancato accordo, la commissione è tenuta a fare una proposta; in sede di giudizio il giudice tiene conto di un eventuale rifiuto senza adeguata motivazione.

Controversie di lavoro
  • Numero:  120
  • Autore: GA
  • Ultima modifica: 14.2.2017

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[Controversie di lavoro]

A quali tipi di contratto si applicano le disposizioni sui tentativi di conciliazione?

I tentativi di conciliazione riguardono tutti i tipi di contratti di lavoro (settore privato, pubblico impiego) ed anche i collaboratori nonché gli agenti e rappresentanti.

Controversie di lavoro
  • Numero:  150
  • Autore: GA
  • Ultima modifica: 14.2.2017

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[Controversie di lavoro]

Cosa devo tenere in considerazione se intendo di richiedere un tentativo di conciliazione?

È innanzittutto importante tenere presente che sia nelle vertenze di lavoro nel settore privato che in quello pubblico il ricorso deve essere notificato alla controparte e contemporaneamente all'ufficio servizio lavoro. Solo se la parte convenuta si costituisce entro 20 giorni dall'avvenuta notifica dell'istanza, l'ufficio servizio lavoro convoca entrambe le parti.

Controversie di lavoro
  • Numero:  200
  • Autore: GA
  • Ultima modifica: 14.2.2017

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[Controversie di lavoro]

Cosa devo fare se voglio richiedere un tentativo di conciliazione per una controversia in un rapporto di lavoro privato o pubblico?

L'interessata o l'interessata può trasmettere una richiesta all'ufficio servizio lavoro, commissione di conciliazione delle controversie di lavoro. La richiesta deve contenere, oltre al nome ed all'indirizzo di lavoratore e datore di lavoro, anche il settore di attività dell'azienda ed il contratto collettivo applicato nonché l'oggetto della controversia. Se esiste un conteggio della richiesta è senz'altro utile allegarlo. Se la controparte si costituisce, l'ufficio servizio lavoro convoca le parti per il tentativo di conciliazione. Un modulo per la richiesta può essere scaricato dall'indirizzo sottostante.

Modulistica
  • Numero:  300
  • Autore: GA
  • Ultima modifica: 14.2.2017

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[Controversie di lavoro]

Cosa devo fare per richiedere un tentativo di conciliazione per una controversia di lavoro nel pubblico impiego?

Dal 24.11.2010 è in vigore l'articolo 31 e seguenti della legge 4.11.2010, n. 183, in base al quale un'unica commissione di conciliazione è competente per definire in via bonaria sia le vertenze di lavoro nel settore pubblico sia quelle nel settore privato. Se la parte istante decide di esperire il tentativo di conciliazione facoltativo, deve notificare il ricorso all'amministrazione resistente ed inoltrare lo stesso all'ufficio servizio lavoro. Se l'amministrazione resistente si costitutisce entro il termine dei 20 giorni, l'ufficio servizio lavoro convoca entrambi le parti entro 60 giorni dall'inoltro della domanda. 

Modulistica
  • Numero:  400
  • Autore: GA
  • Ultima modifica: 14.2.2017

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[Controversie di lavoro]

Il tentativo di conciliazione è sempre facoltativo?

No, la conciliazione è tuttora obbligatoria per i contratti di lavoro certificati; il tentativo dev’esser esperito presso la commissione che ha emesso l’atto di certificazione. Inoltre ai sensi dell'articolo 1, comma 40, della legge 28 giugno 2012, n. 92, il licenziamento individuale per motivi economici da parte di un'impresa con più di 15 dipendenti dev'essere preceduto da un tentativo di conciliazione presso l'Ufficio servizio lavoro (v. 411). Qualora la ovvero il dipendente è stato assunto dopo il 7 marzo 2015, il tentativo obbligatorio di conciliazione per GMO non è più previsto.

  • Numero:  410
  • Autore: PR
  • Ultima modifica: 14.2.2017

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[Controversie di lavoro]

Che novità introduce la legge 28 giugno 2012, n. 92 in materia di licenziamenti individuali?

L'articolo 1, commi 40 e 41, della legge 28 giugno 2012, n. 92, entrata in vigore il 18 luglio 2012, prevede alcune importanti modifiche in materia di licenziamenti per motivi economici. In particolare, nelle imprese con più di 15 dipendenti il licenziamento individuale per motivo economico dev’essere preceduto da una comunicazione del datore di lavoro all’Ufficio servizio lavoro, trasmessa per conoscenza al lavoratore o alla lavoratrice che è stato occupato prima del 7 marzo 2015 presso il datore di lavoro. Entro 7 giorni, l’Ufficio servizio lavoro trasmette la convocazione al datore di lavoro e al lavoratore o alla lavoratrice. Il tentativo di conciliazione si svolge davanti alla Commissione di conciliazione entro i successivi 20 giorni. Le parti possono farsi assistere da un rappresentante sindacale, da un avvocato o da un consulente del lavoro. Durante la conciliazione le parti procedono ad esaminare anche soluzioni alternative al licenziamento. Se il tentativo di conciliazione fallisce, il datore di lavoro può comunicare il licenziamento al lavoratore o alla lavoratrice.

  • Numero:  411
  • Autore: GA
  • Ultima modifica: 14.2.2017

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[Controversie di lavoro]

Quali termini sono previsti dalla nuova normativa in materia di impugnazione di un licenziamento?

Ai sensi dell'articolo 6 della legge del 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dall'articolo 1, comma 38, della legge 28 giugno 2012, n. 92, il licenziamento deve essere impugnato entro il termine di 60 giorni con forma scritta. Se l'oggetto dell'impugnazione riguarda la nullità del termine, ai sensi degli articoli 1, 2 e 4 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, e successive modfiche ed integrazioni, il termine di impugnazione che decorre dalla cessazione del contratto è fissato in 120 giorni. L'impugnazione può essere seguita, entro il successivo termine di 180 giorni, dal ricorso in tribunale o dalla richiesta del tentativo di conciliazione presso l'Ufficio servizio lavoro. Se la controparte non aderisce al tentativo o la conciliazione ha esito negativo, il ricorso al giudice deve essere depositato entro 60 giorni. Attenzione: per i licenziamenti intimati prima dell'entrata in vigore della riforma del mercato del lavoro (18 luglio 2012), trova applicazione il vecchio termine di 270 giorni (invece di 180) per presentare ricorso in tribunale o richiedere il tentativo di conciliazione (articolo 1, comma 39, della legge 28 giugno 2012, n. 92).

  • Numero:  420
  • Autore: GA
  • Ultima modifica: 14.2.2017

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[Controversie di lavoro]
Quale tipo di prescrizione opera per crediti retributivi di carattere stagionale?
I crediti retributivi di carattere periodico sono assoggettati, secondo l'opinione ormai consolidata, alla prescrizione estintiva quinquennale prevista dall'articolo 2948, n. 4 del codice civile che riguarda, in genere, tutto ciò che deve essere pagato con periodicità annuale o infra annuale. 
  • Numero:  421
  • Autore: GA
  • Ultima modifica: 14.2.2017

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[Controversie di lavoro]
Da quale momento decorre la prescrizione per i crediti retributivi che derivano da un rapporto di lavoro subordinato?
Il codice civile non contiene previsioni specifiche in ordine alla decorrenza della prescrizione dei crediti dervanti dal rapporto di lavoro subordinato. La sentenza della Corte Costituzionale 10 giugno 1966, n. 63 ha stabilito invece che la prescrizione del diritto alla retribuzione non decorre dal momento della sua maturazione e pertanto non durante il rapporto di lavoro, ma solo dalla cessazione del rarpporto.
  • Numero:  422
  • Autore: GA
  • Ultima modifica: 14.2.2017

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[Controversie di lavoro]

Una prescrizione quinquennale viene interrotta tramite raccomandata nel quarto anno. La relativa pretesa è soggetta alla prescrizione, se nei cinque anni successivi non si agisce?  

Se viene fatta valere una pretesa attraverso un atto stragiudiziale (entro il periodo di prescrizione) la prescrizione viene interrotta e incomincia nuovamente a decorrere. Se viene invece fatta valere una pretesa con un atto giudiziario (all'interno del periodo di prescrizione) la prescrizione non corre sino fino al passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio.  

  • Numero:  423
  • Autore: GA
  • Ultima modifica: 14.2.2017

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[Controversie di lavoro]

È possibile che la commissione di conciliazione possa definre una vertenza di lavoro anche in veste di collegio abitrale?

La possibilità sussiste. Durante il procedimento di conciliazione le parti possono conferire alla commissione il mandato di definre l'oggetto della vertenza in veste di organo abitrale (arbitrato rituale). Le parti indicano le norme giuridiche sulle quali si basano le azioni e le azioni riconvenzionali. Inoltre chiedono espressamente che il lodo venga espresso secondo il principio dell'equità e i principi dell'ordinamento giuridico e quello dell'unione europea. Il lodo arbitrale deve essere espresso entro 60 giorni. Se il termine indicato viene superato il mandato è inteso come revocato, salvo che le parti concedano espressamente al collegio un ulteriore termine.

  • Numero:  450
  • Autore: GA
  • Ultima modifica: 14.2.2017

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[Controversie di lavoro]

Quali sono le principali novità del "Collegato lavoro" in materia di conciliazione?

L’art. 31 della l. 4 novembre 2010, n. 183, entrata in vigore il 24 novembre 2010 (cd. “Collegato lavoro”), ha introdotto alcune importanti modifiche al regime della conciliazione delle controversie di lavoro. Queste le principali novità: 1) il tentativo di conciliazione è divenuto facoltativo; 2) il procedimento è lo stesso per il settore privato e per quello pubblico (abrogazione del tentativo di conciliazione per il settore pubblico di cui al c. lgs. 165/2001); 3) l’istanza dev’essere notificata non solo all’Ufficio servizio lavoro, ma anche alla parte convenuta; 4) l’Ufficio servizio lavoro convoca le parti soltanto se il convenuto si costituisce entro 20 giorni dalla notifica dell’istanza; 5) in caso di mancato accordo la commissione di conciliazione formula una proposta, che viene messa a verbale con le valutazioni delle parti; 6) il giudice tiene conto di un eventuale rifiuto della proposta senza adeguata motivazione; 7) durante il tentativo di conciliazione o al termine del suo svolgimento le parti possono attribuire alla commissione il mandato a risolvere la lite in via arbitrale, indicando il termine per l’emanazione del lodo, le norme invocate e l’eventuale richiesta di decidere secondo equità.

Controversie di lavoro
  • Numero:  460
  • Autore: GA
  • Ultima modifica: 14.2.2017

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[Controversie di lavoro]
Che differenza c’è tra conciliazione e arbitrato?

Si tratta in entrambi i casi di procedure facoltative alternative al giudizio; ma mentre nell’arbitrato la decisione (lodo) è affidata a terzi, gli arbitri, nella conciliazione sono le parti a decidere. L’arbitrato si conclude con il lodo, che ha efficacia vincolante per le parti; la conciliazione può concludersi con un accordo o con un mancato accordo tra le parti: solo il primo è vincolante, mentre il mancato accordo lascia la strada aperta al giudizio.

  • Numero:  465
  • Autore: GA
  • Ultima modifica: 14.2.2017

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[Controversie di lavoro]
Che cosa si intende per arbitrato irrituale?

Accanto alla commissione di conciliazione e all'arbitrato rituale le vertenze di lavoro possono essere trattate anche da un collegio irrituale. In questo senso vale che lo strumento deve essere previsto prima negli accordi collettivi o negli accordi intercompartimentali conclusi con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale. Solo dopo tale evento le parti possono concordare di inserire clausole compromissorie per definire eventuali vertenze attraverso l'arbitrato irrituale. Le clausole compromissorie non possono essere concordate e firmate prima della conclusione del periodo di prova ovvero non prima di 30 giorni dalla conclusione del relativo contratto di lavoro. Dopo che clausola arbitrale è stata inserita, la commissione di certificazione verifica il contratto. La commissione citata ha il compito di verificare se le parti avevano effettivamente inteso di attribuire il potere al collegio arbitrale e non alla giurisdizione ordinaria di dirimere le vertenze di lavoro. Ad ogni buon conto l'arbitrato irrituale non può decidere in merito a vertenze che hanno per oggetto la risoluzione dei rapporti di lavoro. Il procedimento irrituale è connesso a costi. Ciascuna parte nomina un arbitro e il presidente viene scelto concordemente tra le parti. Esso può essere un professore universitario che insegna materie giuridiche o un avvocato che può patrocinare avanti alla Corte di Cassazione.  

  • Numero:  470
  • Autore: GA
  • Ultima modifica: 30.7.2012

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[Controversie di lavoro]
Quali sono i principali tipi di arbitrato?

In alternativa al giudizio è possibile ricorrere all’arbitrato. I principali tipi di arbitrato sono: l’arbitrato irrituale (davanti ad un collegio nominato ad hoc); l’arbitrato presso le commissioni di certificazione; l’arbitrato in sede di conciliazione (se le parti decidono di conferire apposito mandato alla commissione); l’arbitrato sindacale (presso le sedi e con le modalità previste dai contratti collettivi sottoscritti dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentative). Il lodo arbitrale ha efficacia vincolante tra le parti e può essere impugnato solo in presenza di particolari vizi individuati dalla legge.

  • Numero:  475
  • Autore: PR
  • Ultima modifica: 30.7.2012

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[Controversie di lavoro]

Che cosa si intende per conciliazione monocratica?

La conciliazione monocratica è istituita a livello locale presso l'ispettorato e avviene a fronte di richieste di ispezione aventi ad oggetto prevalentemente la mancata corresponsione di spettanze retributive alla lavoratrice ovvero al lavoratore. Una novità riguarda il verbale di conciliazione, che può essere dichiarato esecutivo con decreto del giudice di lavoro su istanza della parte interessata. 

  • Numero:  480
  • Autore: GA
  • Ultima modifica: 7.8.2012

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[Controversie di lavoro]

Devo farmi assistere per il tentativo di conciliazione da un avvocato, consulente o sindacalista oppure posso comparire anche senza alcun rappresentante? 

Non è indispensabile farsi assistere per il tentativo di conciliazione. Tuttavia, le associazioni di categoria ed i sindacati hanno molta esperienza nel settore delle vertenze e possono effettuare e verificare i conteggi delle richieste. Per tale motivo è opportuno farsi rappresentare da esperti.

  • Numero:  500
  • Autore: GA
  • Ultima modifica: 30.7.2012

Questa risposta è stata utile? 33 30 No