Maternità e paternità

Chi è tutelata dal decreto legislativo n. 151/2001 sulla tutela delle madri lavoratrici?

La legge disciplina la tutela della salute della madre lavoratrice e del bambino o della bambina durante la gravidanza e immediatamente dopo il parto e la posizione delle madri e dei padri con un rapporto di lavoro subordinato durante i primi anni di vita dei bambini. Per le madri lavoratrici autonome è prevista una tutela economica.

Perché è stato emanato il decreto legislativo n. 151/2001?

Il decreto legislativo n. 151/2001 riassume tutte le leggi previgenti sulla tutela della maternità e dei genitori che valgono ora esclusivamente nel nuovo articolato.

Non bastava già la nuova legge n. 53/2000?

Con la legge n. 53/2000 sono stati riconosciuti i diritti propri del padre lavoratore subordinato, ampliati i congedi in favore delle lavoratrici e dei lavoratori per gravi motivi personali o per specifiche esigenze formative, recepite alcune sentenze della Corte costituzionale in merito alla tutela della madre lavoratrice ed emanate ulteriori disposizioni per il miglioramento della vita urbana. La normativa complessiva era tuttavia dispersa in una moltitudine di leggi.

Cosa c'è di nuovo nella legge n. 53/2000 per la madre?

Nuovo è un congedo parentale più lungo per madri sole e per parti plurimi, la flessibilità del congedo di maternità, il raddoppio del riposo giornaliero in caso di parto plurimo e la possibilità di beneficiare del congedo parentale entro l'ottavo anno di vita del bambino o della bambina.

Cosa c'è di nuovo per il padre?

Nuovo è il fatto che il padre lavoratore subordinato ha ora un suo diritto individuale a beneficiare del congedo parentale. Inoltre è stata disciplinata espressamente la fruizione del congedo di maternità parte del padre nel caso in cui sia unico affidatario o la madre sia morta o gravemente ammalata.

Quali categorie di lavoratori subordinati hanno diritto alla tutela della salute, al congedo di maternità e al congedo parentale?

Tutte le impiegate, le dirigenti, le operaie e le apprendiste in rapporto d'impiego sia pubblico che privato sono integralmente tutelate. A queste sono equiparate le lavoratrici a domicilio e le socie-lavoratrici. Per le collaboratrici domestiche non sono previsti il divieto di licenziamento, il congedo parentale e i permessi per la cura della prole ammalata. Le lavoratrici autonome devono provvedere in proprio alla tutela della salute, hanno tuttavia diritto all'indennità di maternità per complessivi cinque mesi e, in alcuni casi, all' indicizzazione di ulteriori mensilità.

La tutela dei genitori, così come aggiornata, vale anche per il pubblico impiego?

Sì.

In che cosa differisce la tutela dei genitori nel pubblico impiego?

Nel pubblico impiego differisce in linea di principio soltanto l'ente che eroga l'indennità di maternità e la misura dell'indennità stessa. L'indennità di maternità viene, infatti, erogata dal datore di lavoro, il quale per i primi cinque mesi è tenuto a pagare l'intera retribuzione. L'integrazione dell'indennità di maternità al 100% è previsto nei comparti privati soltanto in caso di espressa previsione contrattuale.

Quali aspetti della tutela della madre lavoratrice possono essere derogati dai contratti collettivi?

Il contratto collettivo può derogare i diritti dei genitori soltanto in meglio e disciplinare la durata del preavviso per la fruizione del congedo parentale.

È tutelata anche la salute delle lavoratrici autonome?

La tutela della salute delle lavoratrici autonome è limitata. Le madri lavoratrici autonome devono provvedere in proprio alla tutela della salute. Inoltre è prevista un'indennità di maternità per complessivi cinque mesi e precisamente per i due mesi antecedenti e i tre mesi dopo la nascita del bambino o della bambina. L'astensione dal lavoro della madre lavoratrice autonoma non è necessaria.

Che cosa comporta la tutela della salute della madre e del bambino o della bambina?

La tutela della salute della madre e del bambino o della bambina comporta il divieto di esporre la madre lavoratrice subordinata a situazioni o sostanze pericolose durante la gravidanza o fino a sette mesi dopo la nascita. Il datore di lavoro deve valutare i rischi presenti ai sensi dei decreti legislativi n. 626/94 e 645/96 e provvedere alla loro eliminazione o assegnare alla lavoratrice mansioni confacenti. Soltanto qualora ciò non sia possibile, può essere chiesto all'Ufficio tutela sociale del lavoro il provvedimento di astensione anticipata dal lavoro.

Chi ha diritto alla tutela della salute della madre e del bambino o della bambina?

Hanno diritto alla tutela della salute della madre e del bambino o della bambina le operaie, le impiegate, il personale direttivo e le apprendiste in rapporto di impiego sia pubblico che privato.

Il datore di lavoro come può sapere che l'attività della lavoratrice è pericolosa?

Il datore di lavoro ha l'obbligo legale di rilevare non soltanto quei rischi presenti sul luogo di lavoro che interessano la generalità dei lavoratori della propria impresa, ma anche quelli specifici sussistenti per la madre e il bambino o la bambina durante la gravidanza e dopo la nascita. Qualora il datore di lavoro non sia in grado di provvedere, deve avvalersi di esperti eventualmente presenti in azienda o specificamente incaricati. Sulla situazione dell'azienda e gli interventi necessari può essere consultato anche il medico del lavoro competente.

Quando inizia la tutela della salute per la madre e il bambino o la bambina?

La particolare tutela della salute della madre e del bambino inizia con la gravidanza e finisce sette mesi dopo la nascita. Il datore di lavoro è tuttavia tenuto, ai sensi delle disposizioni sulla responsabilità chi esercita attività pericolose, ad una tutela della salute intesa in senso ampio.

Quando deve essere consegnato il certificato di gravidanza al datore di lavoro?

La legge non prevede alcun termine di consegna per il certificato di gravidanza. È interesse della lavoratrice provvedervi al più presto affinché la tutela della salute della lavoratrice e del bambino o della bambina possano iniziare quanto prima.

Per la concessione dell'astensione anticipata dal lavoro deve essere presentata sempre una domanda?

Si, salvo il caso in cui un ispettore del lavoro rileva durante una normale ispezione una situazione di incompatibilità con la gravidanza e dispone quindi un'immediata astensione dal lavoro.

Qual'è la differenza fra astensione anticipata dal lavoro per lavoro o ambiente di lavoro pericoloso e astensione anticipata per gravi complicanze?

L'astensione anticipata dal lavoro per gravi complicanze della gestazione viene disposta in base ad un accertamento medico. Quando si presume che il lavoro o l'ambiente di lavoro nuoccia alla salute della madre o del bambino, l'Ufficio tutela sociale del lavoro verifica con appositi accertamenti o in base alla valutazione dei rischi l'effettiva sussistenza dell'incompatibilità con lo stato di gravidanza e se i rischi presenti possono essere eliminati o se la lavoratrice può essere adibita ad altre mansioni. Soltanto qualora la situazione di rischio sussista effettivamente e l'eliminazione di questi o l'assegnazione di mansioni confacenti non sia possibile l’ufficio anzidetto dispone l'astensione anticipata dal lavoro.

Quali certificati vanno allegati alla domanda di astensione anticipata dal lavoro?

Alla domanda di astensione dal lavoro per gravi complicanze della gestazione devono essere allegati il certificato di gravidanza e il certificato medico del ginecologo attestante le gravi complicanze nonché, qualora d'interesse, gli altri certificati medici specialistici. La domanda di astensione anticipata per lavoro o ambiente di lavoro pericoloso deve essere corredata del solo certificato di gravidanza.

Chi può presentare la domanda di astensione anticipata dal lavoro per maternità?

La domanda di astensione anticipata dal lavoro per maternità deve essere presentata dalla lavoratrice interessata. Nel caso in cui il lavoro o l'ambiente di lavoro possano nuocere alla salute della madre e del bambino o della bambina l'astensione anticipata dal lavoro può essere chiesto anche dal datore di lavoro.

La lavoratrice che abbia un tragitto fino al lavoro disagevole può beneficiare dell'astensione anticipata dal lavoro per maternità?

No. L'astensione anticipata dal lavoro per maternità può essere concessa soltanto in seguito a gravi complicanze della gestazione o per via dei rischi derivanti dal lavoro o dall'ambiente di lavoro.

Che cos'è il congedo di maternità?

Il congedo di maternità è l'astensione dal lavoro obbligatoria della madre lavoratrice subordinata 2 mesi prima e 3 mesi dopo la nascita del bambino o della bambina.

In caso di parto plurimo quanto dura il congedo di maternità?

In caso di parto plurimo il congedo di maternità o di paternità ha la stessa durata del congedo previsto per il parto singolo.

Quanto dura il congedo di maternità?

Il congedo di maternità dura cinque mesi e comprende normalmente i due mesi precedenti e i tre mesi dopo la nascita. In caso di nascita anticipata i giorni compresi tra la data di nascita effettiva e quella presunta possono essere recuperati in aggiunta ai tre mesi dopo il parto. Qualora la nascita avvenga dopo la data prevista, il congedo di maternità include anche i giorni fino alla data di parto effettivo.

Il congedo di maternità può essere anche flessibile?

Si, la lavoratrice può rinviare con il consenso medico l'astensione dal lavoro fino ad un mese prima della nascita e prolungare per un periodo equivalente il congedo di maternità dopo il parto.

Chi deve rilasciare l'assenso medico per il congedo di maternità flessibile?

Il certificato di assenso medico per il congedo di maternità flessibile deve essere rilasciato da un medico del servizio sanitario o con esso convenzionato. Nel caso in cui la lavoratrice per via delle mansioni lavorative svolte sia soggetta a vigilanza sanitaria del medico del lavoro competente, occorre anche il consenso di quest'ultimo.

Cos'è il congedo di paternità?

Il congedo di paternità è l'astensione dal lavoro del padre lavoratore subordinato nel caso in cui la madre dopo il parto non sia in grado di accudire il bambino o la bambina a causa di morte, grave malattia o unico affidamento al padre.

Se durante il rinvio del congedo di maternità insorgono complicanze cosa succede?

Se durante il rinvio del congedo di maternità insorgono complicanze il rinvio cessa automaticamente: in tal caso la madre recupera al termine dei tre mesi di congedo obbligatorio dopo il parto soltanto quei giorni effettivamente lavorati durante l’ottavo mese di gravidanza. Il medico competente non è costretto a rivedere il proprio assenso alla flessibilità del congedo di maternità se le condizioni dell’ambiente di lavoro non hanno subito modifiche sostanziali.

Quanto dura il congedo di paternità?

Il congedo di paternità comprende l'astensione obbligatoria dal lavoro dopo il parto.

La malattia insorta durante il congedo di maternità o parentale è indennizzabile?

La malattia insorta durante il congedo di maternità o di paternità non è indennizzabile. La malattia non sospende neppure il decorso normale di tale periodo. Invece è possibile interrompere - previa tempestiva presentazione del certificato di malattia al datore di lavoro e all'Istituto previdenziale nonché idonea manifestazione di volontà - il congedo parentale e percepire l'indennità di malattia.

Chi ha diritto al congedo parentale e per quanto tempo?

Il congedo parentale spetta alla madre per un periodo non superiore a sei mesi, al padre per un periodo massimo di sei mesi elevabili a sette quando ne fruisca almeno tre e all'unico genitore per un periodo massimo di dieci mesi elevabili ad undici per il padre che ne fruisca di almeno tre. Complessivamente il congedo parentale non può superare i dieci od undici mesi.

In caso di parto plurimo quanto dura il congedo parentale?

In caso di parto plurimo il congedo parentale previsto nella misura di 6, 7, 10 o 11 mesi rispettivamente per la madre, per il padre che fruisce di più di tre mesi continuativi, la madre singola o il padre singolo che fruisce di più di tre mesi continuativi, spetta per ciascun bambino nato. L’indennità per il congedo parentale del 30% della retribuzione spetta tuttavia soltanto per un periodo complessivo di sei mesi fra entrambi i genitori, salva l’erogazione per periodo più lunghi per coloro che percepiscono retribuzioni inferiori a 2,5 volte la pensione minima (ca. 400 €).

Quanto dura il congedo parentale in caso di parto plurimo?

Effettivamente spetta, in base all'attuale normativa, un congedo parentale per ogni bambino

Entro quando deve essere fruito il congedo parentale?

Il congedo parentale deve essere fruito entro l'ottavo anno del bambino o della bambina. Il congedo parentale non fruito decade.

Quando può essere fruito il congedo parentale da parte del padre?

Il padre lavoratore subordinato può beneficiare del congedo parentale subito dopo la nascita del bambino o della bambina anche in concomitanza con la fruizione del congedo di maternità o del congedo parentale da parte della madre.

Il congedo parentale di dieci od undici mesi spetta anche a genitori né sposati né conviventi fra di loro?

Di norma no. Il genitore non sposato e non convivente con l'altro ovvero che abbia cura da solo del bambino ha diritto al congedo parentale di dieci od undici mesi soltanto qualora il bambino o la bambina gli sia affidato con atto formale.

A quanto ammonta l'indennità per il congedo parentale?

Il congedo parentale è indennizzato per un massimo di sei mesi con il 30% della retribuzione spettante, salvo i trattamenti migliori disposti dal relativo contratto collettivo. Gli ulteriori mesi sono indennizzati con il 30% soltanto se fruiti entro il terzo anno del bambino o della bambina e se il reddito individuale del genitore non supera l'ammontare di 2,5 volte la pensione minima.

Il congedo parentale può essere negato?

No. Il datore di lavoro che ostacola l'esercizio del diritto al congedo parentale è perseguibile a norma di legge.

Quando occorre dare al datore di lavoro preavviso di fruizione del congedo parentale?

La fruizione del congedo parentale deve essere comunicato al datore di lavoro almeno 15 giorni prima. I contratti collettivi possono anche prevedere termini di preavviso più lunghi. Qualora sussistano gravi motivi si può prescindere dal termine di preavviso.

Il termine di preavviso deve essere calcolato in giorni di lavoro effettivo?

No, il termine di preavviso comprende quindici giorni di calendario.

Il congedo parentale può essere fruito anche in maniera discontinua o a giorni?

Sì, il congedo parentale può essere fruito anche a giorni singoli.

La malattia insorta durante il congedo di maternità o paternità è indennizzabile?

No. La malattia insorta durante il congedo di maternità o paternità non è indennizzabile. La malattia non sospende neppure il decorso normale di tali periodi.

Il congedo parentale spetta anche in caso di lavoro a progetto o collaborazione coordinata e continuativa?

No. Il congedo parentale indennizzato è stato recentemente esteso anche al lavoro autonomo, ma il predetto diritto sussiste soltanto per coltivatrici dirette, mezzadre, colone, artigiane e commercianti nonché in relazione a bambini nati dopo il 1° gennaio 2000. Il congedo parentale è limitato in questi casi a tre mesi da fruirsi entro il primo anno di età del bambino. Per collaboratori coordinati e continuativi, per lavoratori "a progetto", liberi professionisti ed alcune altre categorie il congedo parentale non è previsto.

Quanti riposi giornalieri spettano alla madre?

I riposi giornalieri spettano in proporzione all'orario di lavoro giornaliero. Qualora l'orario di lavoro sia superiore a sei ore giornaliere spettano due riposi giornalieri di un'ora ciascuna, qualora l'orario di lavoro giornaliero sia uguale o inferiore a sei ore spettano due riposi di mezz'ora ciascuna. I riposi dello stesso giorno possono anche essere congiunti.

Possono essere congiunti i riposi di più giorni o di una intera settimana?

No, i riposi giornalieri devono essere fruiti nella giornata in cui maturano

Quanti riposi giornalieri spettano in caso di parto plurimo?

In caso di parto plurimo i riposi giornalieri raddoppiano. I riposi rimangono soltanto raddoppiati anche nel caso in cui i bambini nati siano tre o più.

I riposi giornalieri possono anche essere fruiti dal padre?

Si, a condizione che il bambino o la bambina siano affidati esclusivamente al padre oppure che la madre sia una lavoratrice dipendente che non se ne avvalga o non può avvalersene perché lavoratrice domestica o a domicilio oppure che la madre sia una lavoratrice autonoma o libera professionista. Il riposo giornaliero non spetta al padre quando la madre è casalinga o disoccupata.

Quanto tempo possono assentarsi i genitori per la cura dei figli ammalati?

L'assenza dal lavoro per la cura dei bambini è illimitata entro il terzo anno di età del bambino o della bambina. Per la cura dei bambini ammalati fra tre ed otto anni i genitori possono assentarsi dal lavoro ciascuno fino a cinque giorni annui.

I congedi per malattia del bambino possono essere fruiti anche in caso di lavoro a progetto o collaborazione coordinata e continuativa?

No. I congedi per malattia del bambino spettano, come i riposi giornalieri (allattamento), esclusivamente a lavoratrici e lavoratori dipendenti.

Il congedo di maternità spetta anche in caso di adozione o affidamento di un bambino o di una bambina?

Sì, spettano tre mesi di congedo di maternità (post-partum) purché vengano fruiti entro tre mesi dall'ingresso del bambino o della bambina nella famiglia e questi non abbia superato i sei anni di età.

In caso di adozione o affidamento di un bambino spetta anche il congedo parentale?

Si, purché sussistano le seguenti condizioni. Il diritto spetta innanzitutto a tutti i lavoratori o lavoratrici dipendenti ad esclusione del personale domestico o a domicilio. Per i bambini presi in adozione o affidamento nei primi anni di vita, il diritto al congedo parentale può essere esercitato entro l'ottavo anno del bambino o della bambina come per i figli naturali. Qualora il bambino o la bambina al momento dell'adozione o dell'affidamento abbia un'età compresa tra 6 e 12 anni il congedo parentale deve essere fruito entro i primi tre anni dal suo ingresso in famiglia.

Per quali madri vige il divieto di licenziamento?

Il divieto di licenziamento vige soltanto per madri lavoratrici dipendenti. Il lavoro delle madri lavoratrici autonome non è garantito.

Quanto perdura il divieto di licenziamento?

Il divieto di licenziamento inizia con la gravidanza e termina con il primo anno di età del bambino o della bambina.

Il rapporto di lavoro subordinato non può essere mai risolto durante la vigenza del divieto di licenziamento?

Durante la vigenza del divieto di licenziamento il rapporto di lavoro subordinato con la lavoratrice madre può essere risolto per giusta causa, per la scadenza naturale del contratto a termine o per cessazione totale dell'attività aziendale o del reparto cui la lavoratrice è adibita.

ll divieto di licenziamento vige anche per i padri?

Sì, il divieto di licenziamento vige anche per i padri lavoratori subordinati qualora fruiscano del congedo obbligatorio di paternità e dura fino al primo anno di età del bambino o della bambina.

Ispettorato del lavoro
Dott. Luce Dalla Rosa Moggio
E-mail: luce.dallarosa@provincia.bz.it
Tel. 0471 418546