FAQ

Le seguenti risposte sono state redatte dal gruppo di lavoro costituito da rappresentanti del Consiglio dei Comuni e della ripartizione Natura, paesaggio e sviluppo del territorio.

La risposta è data nella lingua scelta nella relativa domanda.

Le domande e le risposte sono assegnate secondo i temi (titoli) della legge provinciale Territorio e paesaggio.

Le risposte alle singole questioni devono intendersi riferite alla migliore applicazione operativa della L.P. n. 9/2018. Si precisa che le interpretazioni proposte potranno subire mutamenti nel corso del tempo per effetto di circostanze sopravvenute, quali modifiche a livello legislativo o giurisprudenziale.

[Vigilanza, responsabilità e sanzioni]
Il Comune, prima dell’entrata in vigore della nuova legge "Territorio e Paesaggio", ha notificato un’ordinanza ai sensi del previgente art. 81, commi 1 e 2, L.P. 13/1997, al fine di ordinare la demolizione di un edificio costruito senza i prescritti titoli abilitativi ed in contrasto con le disposizioni urbanistiche. Il procedimento, tuttavia, risulta alla data odierna ancora in corso. Devono trovare applicazione le nuove disposizioni di cui alla l.p. 9/2018, oppure si può ancora fare riferimento alla previgente legge urbanistica provinciale? Nell’ipotesi in cui sia necessario applicare le nuove disposizioni può costituire un problema il non aver indicato con precisione l’area che viene acquisita di diritto nell’ordinanza di demolizione (notificata sotto la vigenza della L.P. 13/1997), come ora previsto dall’ultimo inciso del comma 2 dell’art. 88 della L.P. 9/2018? Con quale mezzo o strumento può essere puntualmente identificata l’area da acquisire di diritto?

Il regime giuridico sanzionatorio applicabile agli abusi edilizi è, in conformità al principio tempus regit actum, quello vigente al momento dell'adozione del provvedimento amministrativo e non già quello in vigore all'epoca di realizzazione dell'abuso. Infatti l'ingiunzione della demolizione degli abusi edilizi non è una sanzione di tipo "personale", ma di tipo "reale" e/o "ripristinatorio", avendo la finalità di assicurare l'effettività del prevalente interesse pubblico della conformità urbanistica (ex multis, T.A.R. Basilicata Potenza Sez. I, 12/11/2020, n. 713). La natura ripristinatoria della sanzione demolitoria impedisce di ascriverla al genus delle pene afflittive, cui propriamente si attaglia il divieto di retroattività (in tal senso Cons. Stato Sez. VI, 21/03/2019, n. 1892, T.A.R. Toscana Firenze Sez. III, 06/04/2020, n. 400). Lo stesso vale per la misura dell'acquisizione gratuita al patrimonio comunale delle opere edilizie abusivamente realizzate e della relativa area di sedime. Anch’essa ha natura reale e integra la reazione dell'ordinamento all'illecito di chi, avendo eseguito un'opera abusiva, non adempie all'obbligo di demolirla nel termine fissato dall'autorità amministrativa. Il Consiglio di Stato si è espresso nel senso che l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale deve ritenersi applicabile anche in fattispecie di illecito commesse precedentemente all'entrata in vigore della normativa che essa ha introdotto (legge 28 febbraio 1985 n. 47), “poiché detta misura appartiene al regime sanzionatorio vigente nel momento in cui l'ente locale attiva i propri poteri repressivi e, pertanto, in applicazione del richiamato principio del tempus regit actum, risulta applicabile anche in fattispecie di illeciti edilizi posti in essere prima della sua introduzione”. (Cons. Stato Sez. II, 18/08/2020, n. 5082, Cons. Stato Sez. VI, 21/03/2019, n. 1892). Alla luce di quanto esposto, nel caso di specie deve ritenersi applicabile la normativa vigente nel momento in cui l'ente locale attiva i propri poteri per acquisire gratuitamente il bene abusivo e l’area di sedime al patrimonio disponibile del Comune e quindi le disposizioni della legge provinciale “Territorio e paesaggio” 10 luglio 2018, n. 9. Ai sensi dell’art. 88, comma 4 della l.p. 9/2018, l’atto di accertamento dell’inottemperanza all’ingiunzione a demolire deve definire “la consistenza dell’area da acquisire anche mediante precise indicazioni catastali e, previa notifica all’interessato/interessata, costituisce titolo per l’immissione nel possesso e per l’intavolazione nel libro fondiario, che deve essere eseguita gratuitamente.” Già in base alla normativa previgente – art. 81 della legge provinciale 11 agosto 1997, n. 13 – il Tribunale amministrativo di Bolzano aveva fatto presente (sentenza n. 356/2015) che l’individuazione puntuale dell’area da acquisire risulta essere un presupposto indispensabile per la legittimità dell’atto di accertamento dell’inottemperanza dell’ordine di demolizione (“[…] es fehlt jedoch jegliche Vermessung und Berechnung der ins Eigentum der Gemeinde zu übereignenden Fläche. Eine solche Berechnung ist jedoch die unabdingbare Voraussetzung für die Rechtmäßigkeit des Feststellungsaktes, da gemäß Absatz 1 des Art. 81 LROG „die übereignete Fläche [...] jedoch nicht mehr als das Zehnfache der gesamten widerrechtlich errichteten Nutzfläche ausmachen (darf)“. Secondo la giurisprudenza del Consiglio di Stato (Cons. Stato Sez. VI, 17/11/2020, n. 7155) l'accertamento dell'inottemperanza all'ingiunzione di demolizione è un atto ad efficacia meramente dichiarativa, che si limita a formalizzare l'effetto automatico (acquisizione gratuita del bene al patrimonio comunale) già verificatosi alla scadenza del termine assegnato con l'ingiunzione stessa. Data la natura dichiarativa dell'accertamento dell'inottemperanza, “la mancata indicazione dell'area nel provvedimento di demolizione può comunque essere colmata con l'indicazione della stessa nel successivo procedimento di acquisizione“. Mentre l'omessa o imprecisa indicazione dell'area che verrà acquisita di diritto al patrimonio pubblico non costituisce motivo di illegittimità dell'ordinanza di demolizione, tale indicazione è un requisito necessario ai fini dell'acquisizione, che costituisce una distinta misura sanzionatoria rispetto all'ingiunzione di demolizione. La posizione del destinatario dell'ingiunzione è tutelata dalla previsione di un successivo distinto procedimento di acquisizione dell'area, rispetto al quale, assume un ruolo imprescindibile l'atto di accertamento di inottemperanza nel quale va indicata con precisione l'area da acquisire al patrimonio comunale (Cons. Stato Sez. VI, 24/06/2020, n. 4058, Cons. Stato Sez. VI, 17/08/2020, n. 5057). È necessaria “la precisa individuazione, per il tramite dei confini, degli estremi catastali o di altri indicatori tratti dalla conservatoria dei registri immobiliari, dei beni e dell'estensione di superficie destinati ad essere gratuitamente acquisiti al patrimonio comunale” (T.A.R. Campania Napoli Sez. II, 22/10/2020, n. 4708T.A.R. Campania Napoli Sez. II, 27/06/2019, n. 3527). È quindi di norma opportuno far elaborare un tipo di frazionamento relativo all’area interessata, per poter definire precisamente, nell’atto di accertamento dell’inottemperanza, l’area da acquisire gratuitamente al patrimonio del Comune, come prescritto dal comma 4 dell’art. 88 della l.p. 9/2018.

Comune di Chiusa, 12/01/2021

Data: 11.1.2021
[Titoli abilitativi]

Comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA) - Regolarità contributiva dell’impresa/Beeidigte Baubeginnmitteilung – Ordnungsmäßigkeit des Unternehmens hinsichtlich Sozialversicherungs- und Sozialfürsorgebeiträge

Al momento della presentazione della CILA, il tecnico incaricato fornisce tra l’altro i dati per il controllo della regolarità contributiva d’impresa. Che cosa accade qualora il Comune, una volta conclusi i lavori immediatamente iniziati sulla base della CILA, richieda il documento unico di regolarità contributiva (DURC), rilasciato entro 30 gg, ed accerti che tale regolarità in verità non sussiste?

 

Ai sensi dell’art. 2, comma 1 del D.M. 30.01.2015, recante l’attuale disciplina del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC), la relativa richiesta deve essere effettuata dai soggetti interessati esclusivamente con le modalità telematiche oggi previste dall’art. 6 del medesimo decreto. In caso di esito positivo della verifica di regolarità contributiva sull’impresa esaminata, il corrispondente documento è rilasciato “in tempo reale” dell’ente previdenziale o assistenziale di volta in volta competente e ha validità per un periodo di 120 gg dall’avvenuta verifica dei relativi presupposti (cd. DURC-online, il quale ha sostituito “a tutti gli effetti” le precedenti modalità di rilascio entro 30 gg dalla presentazione dell’istanza). Tra i soggetti autorizzati ad inoltrare la richiesta rientrano anche le “amministrazione concedenti” a cui fa capo il procedimento in cui l’atto è necessario (nel caso delle procedure edilizie, il Comune territorialmente competente), le quali “acquisiscono d’ufficio il documento unico di regolarità contributiva” in luogo dei soggetti privati a cui esso è riferito (art. 14, comma 6/bis D.L. n. 5/2012). In caso di mancata attestazione della regolarità contributiva, a questi ultimi è invece consentito di richiedere la regolarizzazione successiva della propria posizione entro 15 gg dall’esito del controllo, decorsi inutilmente i quali dev’essere richiesta una nuova verifica. Quanto agli effetti del DURC sulle procedure edilizie per le quali è richiesto, l’art. 90, comma 10 del citato D.Lgs. n. 81/2008 dispone infine che “in assenza del documento unico di regolarità contributiva delle imprese o dei lavoratori autonomi”, da trasmettersi di regola “prima dell'inizio dei lavori oggetto del permesso di costruire o della denuncia di inizio attività”,“è sospesa l'efficacia del titolo abilitativo” nel frattempo rilasciato; dal che si ricava che, per quanto la mancata attestazione della regolarità contributiva non escluda la possibilità di iniziare i lavori sulla base del titolo (nel caso della CILA anche immediatamente), l’amministrazione comunale è tenuta a sospenderli non appena venga accertato o comunque reso noto dall’autorità competente l’esito negativo della relativa verifica (sul punto si veda anche la risposta all’interpello n. 1/2016 del Ministero del Lavoro). Nulla stabilisce invece la richiamata disciplina per l’ipotesi in cui la mancata attestazione della regolarità contributiva intervenga in un momento successivo alla conclusione dei lavori in precedenza autorizzati (e non tempestivamente sospesi dall’amministrazione procedente). Dal momento che il documento in oggetto non attiene alla conformità urbanistico-edilizia delle opere eseguite, ma soltanto alla regolarità contributiva dell’impresa esecutrice, può tuttavia ritenersi - con la prevalente giurisprudenza - che “la mancanza del DURC del soggetto esecutore non può refluire sulla regolarità delle opere realizzate […] e “i lavori eseguiti […] possono bensì essere sospesi ma è illegittima l'applicazione delle sanzioni previste per l'attività edilizia realizzata in assenza di titolo abilitativo” (in questo senso si veda ad es. T.A.R. Campania, sent. n. 1455/2014 e T.A.R. Liguria, sent. n. 1061/2013). Resta ferma in ogni caso - sussistendone i relativi presupposti - l’applicazione delle sanzioni a carico dei committenti e dei responsabili dei lavori per l’inadempimento degli obblighi relativi alla regolarità contributiva delle imprese di cui all’art. 157 del richiamato D.Lgs. n. 81/2008.

Comune di Ora, 12/01/2021

Data: 12.1.2021
[Urbanistica]

Artikel 37 Abs. 2/bis – Errichtung von Bienenständen, Holzhütten und Holzlagern / Articolo 37, comma 2/bis - Realizzazione di apiari, legnaie e depositi di legname

Der neu eingeführte Abs. 2/bis des Art. 37 LGRL sieht vor, dass Bienenstände, Holzhütten und Holzlager zulässig sind, sofern vom Landschaftsplan ausdrücklich bestimmt. Im Landschaftsplan der Gemeinde Vintl ist für das „Landwirtschaftsgebiet" angeführt, dass für diese Zone die Bestimmungen des Gemeindebauleitplanes und des Landesraumordnungsgesetzes gelten. Ist dieser Passus ausreichend für die Anwendung von Abs. 2/bis? Oder muss in den Durchführungsbestimmungen zum Landschaftsplan explizit angeführt sein, dass Bienenstände, Holzhütten und Holzlager errichtet werden dürfen?

Der Art. 37 Absatz 2/bis des Landesgesetzes „Raum und Landschaft“ vom 10. Juli 2018, Nr. 9 (LGRL) sieht Folgendes vor: „Sofern vom Landschaftsplan ausdrücklich bestimmt, ist die Errichtung von Bienenständen, Lehrbienenständen, Holzhütten und Holzlagern mit Flugdächern zulässig. Die Landesregierung erlässt die entsprechenden Richtlinien und legt das höchstzulässige Ausmaß der Baulichkeiten fest.“ Die Bestimmung wurde mit dem Landesgesetz vom 17. Dezember 2020, Nr. 15, eingefügt und gestattet nunmehr grundsätzlich die Errichtung von Bienenständen, Lehrbienenständen, Holzlagern mit Flugdächern und Holzhütten. Die entsprechenden Richtlinien sind derzeit in Ausarbeitung. Der Art. 37 Absatz 2/bis des LGRL ist in Zusammenhang mit Art. 13 des LGRL zu lesen: Art. 13 legt die wesentlichen Widmungskategorien der Natur- und Agrarflächen fest (Landwirtschaftsgebiet, Wald, bestockte Wiese und Weide, Weidegebiet und alpines Grünland, Felsregion und Gletscher, sowie Gewässer) und bestimmt, dass diese im Landschaftsplanfestgelegt, abgegrenzt und geregelt werden. Im Zuge der notwendigen Anpassung der Landschaftspläne an die Bestimmungen des LGRL werden auch Regelungen zu treffen sein, ob und auf welchen Flächen in den einzelnen Gemeinden die Errichtung von Bienenständen, Lehrbienenständen, Holzlagern mit Flugdächern und Holzhütten zulässig ist. Eine ausdrückliche Bestimmung im Landschaftsplan ist Voraussetzung für die Zulässigkeit von Bienenständen, Lehrbienenständen, Holzlagern mit Flugdächern und Holzhütten. Der derzeit im Landschaftsplan der Gemeinde Vintl enthaltene allgemeine Verweis auf das „Landesraumordnungsgesetz“ ist demnach nicht als ausreichend anzusehen. Von der Regelung über die Errichtung von Bienenständen, Lehrbienenständen, Holzlagern mit Flugdächern und Holzhütten unberührt bleiben die spezifischen Bestimmungen der landschaftlichen Unterschutzstellungen über die zulässige Bautätigkeit in besonderen Schutzgebieten.

Gemeinde Vintl, 12.01.2021

Data: 12.1.2021
[Vigilanza, responsabilità e sanzioni]

Ordine di demolizione - Acquisto gratuito delle aree al patrimonio del Comune / Abbruch und Wiederaufbau - Übergang der Flächen in das verfügbare Vermögen der Gemeinde

Il Comune, prima dell’entrata in vigore della nuova legge "Territorio e Paesaggio", ha notificato un’ordinanza ai sensi del previgente art. 81, commi 1 e 2, L.P. 13/1997, al fine di ordinare la demolizione di un edificio costruito senza i prescritti titoli abilitativi ed in contrasto con le disposizioni urbanistiche. Il procedimento, tuttavia, risulta alla data odierna ancora in corso. Devono trovare applicazione le nuove disposizioni di cui alla l.p. 9/2018, oppure si può ancora fare riferimento alla previgente legge urbanistica provinciale? Nell’ipotesi in cui sia necessario applicare le nuove disposizioni può costituire un problema il non aver indicato con precisione l’area che viene acquisita di diritto nell’ordinanza di demolizione (notificata sotto la vigenza della L.P. 13/1997), come ora previsto dall’ultimo inciso del comma 2 dell’art. 88 della L.P. 9/2018? Con quale mezzo o strumento può essere puntualmente identificata l’area da acquisire di diritto?

 

Il regime giuridico sanzionatorio applicabile agli abusi edilizi è, in conformità al principio tempus regit actum, quello vigente al momento dell'adozione del provvedimento amministrativo e non già quello in vigore all'epoca di realizzazione dell'abuso. Infatti l'ingiunzione della demolizione degli abusi edilizi non è una sanzione di tipo "personale", ma di tipo "reale" e/o "ripristinatorio", avendo la finalità di assicurare l'effettività del prevalente interesse pubblico della conformità urbanistica (ex multis, T.A.R. Basilicata Potenza Sez. I, 12/11/2020, n. 713). La natura ripristinatoria della sanzione demolitoria impedisce di ascriverla al genus delle pene afflittive, cui propriamente si attaglia il divieto di retroattività (in tal senso Cons. Stato Sez. VI, 21/03/2019, n. 1892, T.A.R. Toscana Firenze Sez. III, 06/04/2020, n. 400). Lo stesso vale per la misura dell'acquisizione gratuita al patrimonio comunale delle opere edilizie abusivamente realizzate e della relativa area di sedime. Anch’essa ha natura reale e integra la reazione dell'ordinamento all'illecito di chi, avendo eseguito un'opera abusiva, non adempie all'obbligo di demolirla nel termine fissato dall'autorità amministrativa. Il Consiglio di Stato si è espresso nel senso che l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale deve ritenersi applicabile anche in fattispecie di illecito commesse precedentemente all'entrata in vigore della normativa che essa ha introdotto (legge 28 febbraio 1985 n. 47), “poiché detta misura appartiene al regime sanzionatorio vigente nel momento in cui l'ente locale attiva i propri poteri repressivi e, pertanto, in applicazione del richiamato principio del tempus regit actum, risulta applicabile anche in fattispecie di illeciti edilizi posti in essere prima della sua introduzione”. (Cons. Stato Sez. II, 18/08/2020, n. 5082, Cons. Stato Sez. VI, 21/03/2019, n. 1892). Alla luce di quanto esposto, nel caso di specie deve ritenersi applicabile la normativa vigente nel momento in cui l'ente locale attiva i propri poteri per acquisire gratuitamente il bene abusivo e l’area di sedime al patrimonio disponibile del Comune e quindi le disposizioni della legge provinciale “Territorio e paesaggio” 10 luglio 2018, n. 9. Ai sensi dell’art. 88, comma 4 della l.p. 9/2018, l’atto di accertamento dell’inottemperanza all’ingiunzione a demolire deve definire “la consistenza dell’area da acquisire anche mediante precise indicazioni catastali e, previa notifica all’interessato/interessata, costituisce titolo per l’immissione nel possesso e per l’intavolazione nel libro fondiario, che deve essere eseguita gratuitamente.” Già in base alla normativa previgente – art. 81 della legge provinciale 11 agosto 1997, n. 13 – il Tribunale amministrativo di Bolzano aveva fatto presente (sentenza n. 356/2015) che l’individuazione puntuale dell’area da acquisire risulta essere un presupposto indispensabile per la legittimità dell’atto di accertamento dell’inottemperanza dell’ordine di demolizione (“[…] es fehlt jedoch jegliche Vermessung und Berechnung der ins Eigentum der Gemeinde zu übereignenden Fläche. Eine solche Berechnung ist jedoch die unabdingbare Voraussetzung für die Rechtmäßigkeit des Feststellungsaktes, da gemäß Absatz 1 des Art. 81 LROG „die übereignete Fläche [...] jedoch nicht mehr als das Zehnfache der gesamten widerrechtlich errichteten Nutzfläche ausmachen (darf)“. Secondo la giurisprudenza del Consiglio di Stato (Cons. Stato Sez. VI, 17/11/2020, n. 7155) l'accertamento dell'inottemperanza all'ingiunzione di demolizione è un atto ad efficacia meramente dichiarativa, che si limita a formalizzare l'effetto automatico (acquisizione gratuita del bene al patrimonio comunale) già verificatosi alla scadenza del termine assegnato con l'ingiunzione stessa. Data la natura dichiarativa dell'accertamento dell'inottemperanza, “la mancata indicazione dell'area nel provvedimento di demolizione può comunque essere colmata con l'indicazione della stessa nel successivo procedimento di acquisizione“. Mentre l'omessa o imprecisa indicazione dell'area che verrà acquisita di diritto al patrimonio pubblico non costituisce motivo di illegittimità dell'ordinanza di demolizione, tale indicazione è un requisito necessario ai fini dell'acquisizione, che costituisce una distinta misura sanzionatoria rispetto all'ingiunzione di demolizione. La posizione del destinatario dell'ingiunzione è tutelata dalla previsione di un successivo distinto procedimento di acquisizione dell'area, rispetto al quale, assume un ruolo imprescindibile l'atto di accertamento di inottemperanza nel quale va indicata con precisione l'area da acquisire al patrimonio comunale (Cons. Stato Sez. VI, 24/06/2020, n. 4058, Cons. Stato Sez. VI, 17/08/2020, n. 5057). È necessaria “la precisa individuazione, per il tramite dei confini, degli estremi catastali o di altri indicatori tratti dalla conservatoria dei registri immobiliari, dei beni e dell'estensione di superficie destinati ad essere gratuitamente acquisiti al patrimonio comunale” (T.A.R. Campania Napoli Sez. II, 22/10/2020, n. 4708T.A.R. Campania Napoli Sez. II, 27/06/2019, n. 3527). È quindi di norma opportuno far elaborare un tipo di frazionamento relativo all’area interessata, per poter definire precisamente, nell’atto di accertamento dell’inottemperanza, l’area da acquisire gratuitamente al patrimonio del Comune, come prescritto dal comma 4 dell’art. 88 della l.p. 9/2018.

 
Comune di Chiusa, 12/01/2021

 

Data: 12.1.2021
[Titoli abilitativi]

Artikel 70 – Tätigkeit der öffentlichen Verwaltungen

1) Der Art. 70 Abs. 1 Buchstabe b) des Landesgesetzes vom 10. Juli 2018, Nr. 9, in geltender Fassung bestimmt, dass für „die Maßnahmen der Gemeinden, die vom zuständigen Gemeindeorgan gemäß Artikel 27 des gesetzesvertretenden Dekrets vom 18. April 2016, Nr. 50, in geltender Fassung, genehmigt wurden, die raumordnerische Konformität mit Verwaltungsmaßnahme des Bürgermeisters/der Bürgermeisterin erklärt wird. Durch welche Verwaltungsmaßnahme des Bürgermeisters kann die raumordnerische Konformität gemäß Art. 70, Abs. 1, Punkt b) erklärt werden?
2) Der Art. 70 Abs. 1 Buchstabe d) des Landesgesetzes vom 10. Juli 2018, Nr. 9, in geltender Fassung bestimmt, dass „die Maßnahmen des Landes und der Gemeinde zur ordentlichen und außerordentlichen Instandhaltung von Gebäuden, Einrichtungen, Anlagen, Wasserbauten, Straßen und Wegen, Parkplätzen und Grünanlagen sowie die Maßnahmen, die gemäß Artikel 32 Absatz 4 des Landesgesetzes vom 21. Oktober 1996, Nr. 21, in geltender Fassung, durchgeführt werden“ können, wobei die betroffene Gemeinde vorab eine schriftliche Mitteilung dazu erhält.
Können die Maßnahmen zur ordentlichen und außerordentlichen Instandhaltung gemäß Art. 70 Abs. 1 Pkt. d) auch von einer anderen Gemeinde als jener, deren Gemeindegebiet betroffen ist (in Analogie zu den Maßnahmen des Landes) durchgeführt werden, nach der erforderlichen schriftlichen Mitteilung?

1) Der V. Titel des Landesgesetzes vom 10. Juli 2018, Nr. 9, ist den Eingriffsgenehmigungen gewidmet und das III. Kapitel dieses Titels den sog. urbanistischen Baurechtstiteln (Baugenehmigung, ZeMeT und BBM). Für die Maßnahmen der Gemeinden, die vom zuständigen Gemeindeorgan genehmigt werden, ist weder eine Baugenehmigung auszustellen, noch eine ZeMeT oder BBM einzureichen. Dementsprechend ist beschränkt auf die urbanistischen Baurechtstitel nicht auf das SUE-Portal zurückzugreifen. Infolge der Genehmigung des Vorhabens durch das zuständige Gemeindeorgan erlässt der Bürgermeister eine Verwaltungsmaßnahme, in welcher er die Übereinstimmung des Vorhabens mit den geltenden urbanistischen Planungsinstrumenten und Rechtsnormen erklärt. Hierfür gelten keine besonderen Formvorschriften. Es gilt der allgemeine Grundsatz, wonach jede Verwaltungsmaßnahme begründet sein muss (siehe Art. 7 des Landesgesetzes Nr. 17/1993). In der Maßnahme des Bürgermeisters ist demnach darzulegen, dass eine Prüfung des Vorhabens hinsichtlich dessen Übereinstimmung mit den geltenden Planungsinstrumenten und Gesetzesbestimmungen stattgefunden hat, sodass die entsprechende Entscheidung über die Zulässigkeit des Vorhabens in urbanistischer Hinsicht als Ergebnis eines entsprechend durchgeführten Ermittlungsverfahrens gewertet und nachvollzogen werden kann.

2) Es handelt sich hierbei in erster Linie um Bauarbeiten, die seitens der Landesverwaltung (Abteilung Forstwirtschaft, Agentur für Bevölkerungsschutz) in Regie durchgeführt werden (z. B. Wasserschutzbauten, Erschließungen, Verbauungen etc); siehe in diesem Sinne den Artikel 8 des Landesgesetzes vom 12. Juli 1975, Nr. 35 („Allgemeine Vorschriften über Bodenschutz, Wildbach- und Lawinenverbauung“), den Artikel 32 des Landesgesetzes vom 21. Oktober 1996, Nr. 21 („Forstgesetz“) sowie den Artikel 11 Absatz 4 des Landesgesetzes vom 17. Dezember 2015, Nr. 16 ("Bestimmungen über die öffentliche Auftragsvergabe"). In diesen Fachgesetzen ist bereits vorgesehen, dass für die Arbeiten, die in Regie durchgeführt werden, in der Regel kein Baurechtstitel einzuholen ist. Die in diesen Fachgesetzen vorgesehenen Regelungen bleiben weiterhin anwendbar.
Was die in Buchstabe d) genannten Maßnahmen der Gemeinde selbst betrifft, so wird auf die Vorgangsweise laut Art. 70 Abs. 1 Buchstabe b) verwiesen (siehe Ausführungen unter Ziffer 1). Werden die Maßnahmen zur ordentlichen oder außerordentlichen Instandhaltung von einer anderen Gemeinde durchgeführt als jener, deren Gemeindegebiet betroffen ist, so sind hingegen die Vorschriften laut Kapitel III des V. Titels anzuwenden, wie sie auch für einen privaten Antragsteller gelten.

Gemeinde Klausen

Data: 12.1.2021
[Titoli abilitativi]

Artikel 70 – Tätigkeit der öffentlichen Verwaltungen

Der Art. 70 Abs. 2 des LGRL besagt: „Die Genehmigung des Projektes zur technischen und ökonomischen Machbarkeit oder des endgültigen Projekts für öffentliche oder gemeinnützige Bauarbeiten durch den Gemeinderat ist gleichzeitig auch der Beschluss zur Änderung des Gemeindeplanes, soweit erforderlich.“ Wie ist diese Bestimmung anzuwenden? Ersetzt die Genehmigung des Projektes zur technischen und ökonomischen Machbarkeit somit vollständig das Verfahren zur Änderung des Gemeindeplanes? Ist dies innerhalb und außerhalb des Siedlungsgebietes anwendbar? Entfällt die Veröffentlichung im Bürgernetz und die Fristen für Stellungnahmen?

 Zunächst wird festgehalten, dass es sich hierbei um eine Bestimmung handelt, die bis zur Genehmigung des Gemeindeentwicklungsprogramms und in der Folge des Gemeindeplans für Raum und Landschaft keine Anwendung findet. Die Änderungen am Gemeindebauleitplan, welche in der Übergangsphase bis zur Genehmigung der genannten Planungsinstrumente möglich sind und die hierfür vorgesehenen Verfahren (Genehmigung auf Landesebene durch die Landesregierung oder Genehmigung auf Gemeindeebene durch den Gemeinderat) werden nämlich vom Art. 103 Abs. 5 des Landesgesetzes vom 10. Juli 2018, Nr. 9, in geltender Fassung, geregelt.

Gemeinde Latsch 

 

Data: 12.1.2021
[Generale]

Opere ed interventi per il superamento delle barriere architettoniche - Calcolo della volumetria/Anlagen und Eingriffe zur Beseitigung von architektonischen Barrieren - Berechnung der urbanistischen Kubatur

Con riferimento ad un progetto per la realizzazione di un vano ascensore in sostituzione di un volume preesistente attualmente destinato a WC, si domanda se le cubature necessarie per l’adattamento degli edifici esistenti alle normative in materia di superamento delle barriere archi-tettoniche assumano rilievo ai fini della determinazione della cubatura urbanistica ovvero possa-no escludersi (come avveniva in passato ex art. 77 LP n. 13/1997) dal computo della stessa.

 

L’articolo 77, comma 1 della L.P. n. 13/1997 (“Adeguamento degli edifici esistenti”), disponeva che “i volumi tecnici e le opere necessarie per adeguare edifici esistenti alle norme di legge in materia di pre-venzione degli incendi e di eliminazione delle barriere architettoniche”, oltre ad essere esentati dal con-tributo di concessione di cui all’articolo 73 della medesima legge, potevano essere realizzati (anche) “in deroga agli indici di edificazione contenuti nei piani urbanistici comunali o nei piani di attuazione” eventualmente approvati; ragion per cui - nella vigenza della citata disposizione - si ammetteva che le opere e gli interventi a tal fine necessari, ove realizzati negli edifici preesistenti, potessero essere esclusi dal computo del volume urbanisticamente rilevante. Tale previsione è stata tuttavia abrogata per effetto dell’entrata in vigore della L.P. n. 9/2018 (“Territorio e Paesaggio”), la quale non contempla una corrispondente deroga ai fini del calcolo del volume urbanistico ma si limita a prevedere - all’articolo 81, lettera e) - che “per gli interventi volti all’eliminazione delle barriere architettoniche” non è dovuto il contributo sul costo di costruzione. Nessuna eccezione risulta inoltre contenuta - a questo proposito - nel regolamento di esecuzione in materia edilizia di cui al D.P.P. n. 24/2020, il quale di-spone soltanto che “le opere necessarie ad adeguare edifici esistenti alle norme in materia di preven-zione incendi ed eliminazione delle barriere architettoniche” possono essere realizzate anche in deroga alla distanza dai confini o a quelle tra edifici di cui ai piani comunali, fermo restando in ogni caso l’obbligo di rispettare le distanze prescritte dal Codice Civile (in questo senso si veda anche la circo-lare della Ripartizione Natura, Paesaggio e Sviluppo del Territorio n. 1/2020 del 27.10.2020 sul calcolo del volume urbanistico). Si osservi nondimeno che in materia di accessibilità e fruibilità degli edifici da parte delle persone con disabilità motorie trovano al tempo stesso applicazione le disposizioni della L.P. n. 7/2002 (“Disposizioni per favorire il superamento o l’eliminazione delle barriere architetto-niche”) e del relativo regolamento di esecuzione di cui al D.P.G.P. n. 54/2009, nonché - per quanto non previsto dalla suddetta disciplina - quelle degli articoli 77 ss. del T.U. dell’Edilizia (D.P.R. n. 380/2001) e del D.M. n. 236/1989 ("Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, adattabi-lità e visitabilità degli edifici privati ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architetto-niche”), le quali esprimono al riguardo un generale favor nei confronti degli interventi per il superamen-to delle barriere allo scopo di favorire o comunque incentivare la mobilità dei disabili. L’articolo 4 della citata L.P. n. 7/2002 (“Coordinamento con le norme edilizie”) stabilisce in particolare che “le norme in materia di superamento o eliminazione delle barriere architettoniche prevalgono sulle disposizioni conte-nute nei regolamenti edilizi comunali e sui piani e programmi urbanistici contrastanti con esse”, lascian-do in tal modo intendere che le opere giustificate da tale finalità - laddove necessario - possono rea-lizzarsi anche in deroga ai parametri urbanistici vigenti. Ad ogni modo, si fa presente, anche allo sco-po di tener conto delle istanze emerse nella prassi applicativa delle amministrazioni locali, è attual-mente in previsione una modifica dell’art. 2, comma 1, lett. g) del citato regolamento n. 24/2020, per effetto della quale la definizione di “volumetria urbanistica” ivi contenuta dovrebbe essere integrata con la previsione espressa dell’esclusione degli interventi e dei volumi tecnici indispensabili per ade-guare edifici esistenti alle norme che disciplinano la prevenzione antincendio e l’eliminazione di barrie-re architettoniche. Ciò anche in coerenza con la costante giurisprudenza secondo la quale i volumi (tecnici) funzionali alla rimozione delle barriere architettoniche, tra cui il vano per la realizzazione dell’ascensore in un edificio esistente, non assumono rilevanza autonoma sotto il profilo urbanistico a condizione che assolvano unicamente a tale funzione e siano conformi alle normative tecniche a tal fine prescritte (sul punto v. ad es. C. Stato, n. 3059/2016).
Data: 15.12.2020
[Urbanistica]

Abitazioni per residenti - Trasferimento del vincolo ex art. 39/2 L.P. 9/2018

1) In seguito all'entrata in vigore della nuova legge provinciale Territorio e Paesaggio è ancora ammissibile il trasferimento da una particella edificiale ad un'altra di un vincolo di convenzionamento abitativo a suo tempo annotato ai sensi dell'articolo 79 della L.P. n. 13/1997?

1) L'articolo 39, comma 2 della L.P. n. 9 del 10.07.2018 (Territorio e Paesaggio - LPTP) consente a una persona che sia già proprietaria di un'abitazione adeguata al proprio fabbisogno (ai sensi del comma 1 del medesimo articolo) di occupare comunque un'abitazione vincolata nello stesso Comune "a condizione che assuma gli impegni [di occupazione dell'alloggio] con riferimento all'abitazione" attualmente libera, a carico della quale verrà quindi annotato un nuovo vincolo "in cambio" della cancellazione di quello precedente. Tale possibilità, originariamente prevista anche dal comma 15 dell'articolo 79 della L.P. n. 13/1997, era stata successivamente soppressa con L.P. n. 3/2007, così che per i vincoli annotati ai sensi di quest'ultima l'occupazione da parte di soggetti già proprietari di un alloggio adeguato doveva in genere considerarsi preclusa. Per effetto del richiamato comma 2 dell'articolo 39 della L.P. n. 9/2018, un'analoga facoltà di "scambio" tra abitazioni libere e abitazioni vincolate è stata infine espressamente reintrodotta con specifico (ed esclusivo) riferimento alle "abitazioni riservate ai residenti" di cui al medesimo articolo. L'articolo 103, comma 6/bis della L.P. n. 9/2018 stabilisce inoltre che "per tutte le abitazioni per le quali prima del 1° luglio 2020 sono stati assunti i vincoli di cui all'art. 79 della L.P. 11 agosto 1997, n. 13, nel testo vigente fino al 30 giugno 2020, si continuano ad applicare le disposizioni fino ad allora vigenti". In mancanza di una previsione espressa di diverso tenore, deve quindi ritenersi che ai vincoli a suo tempo annotati in base all'articolo 79 della L.P. n. 13/1997 continui ad applicarsi la disciplina fino a quel momento in vigore come richiamata dalla disposizione transitoria di cui al citato articolo 103, comma 6/bis LPTP, la quale non ammetteva - nel senso suddetto - il trasferimento del vincolo.

Comune di Appiano

Data: 1.12.2020
[Titoli abilitativi]
Sostituzione di impianti termici - Titolo edilizio - Segnalazione certificata per l'agibilità

Con riferimento all'art. 82, comma 2, lett. c) della L.P. n. 9/2018, si chiede di precisare se in caso di sostituzione di un impianto termico in un edificio esistente (autorizzata con CILA) sia necessario presentare una segnalazione certificata per l'agibilità dell'edificio o se possa essere sufficiente - ferma restando la necessità di una licenza d'uso per gli impianti di potenza maggiore ai sensi della L.P. n. 18/1992 - una dichiarazione relativa alla fine dei lavori corredata dalla documentazione tecnica sulla conformità dell'impianto ai requisiti per lo stesso prescritti.

 

Ai sensi dell'art. 82, comma 1 della L.P. 10 luglio 2018, n. 9 (Territorio e Paessaggio - di seguito: LPTP), "la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati [...], nonché la conformità dell'opera al progetto presentato e la sua agibilità" devono essere attestate - entro 15 giorni dall'ultimazione dei lavori di finitura dell'intervento - "mediante segnalazione certificata" presentata dal richiedente, la quale sostituisce in questo senso la licenza d'uso/certificato di abitabilità rilasciato dal Comune ai sensi del previgente art. 131 della L.P. n. 13/1997. A tal fine, alla stessa segnalazione certificata per l'agibilità dell'edificio dev'essere allegata l'attestazione del direttore dei lavori (ovvero - in mancanza - di un professionista abilitato) che asseveri "la sussistenza delle condizioni di cui al comma 1, nonché dalle dichiarazioni di conformità, dai certificati e dai documenti stabiliti dalla normativa vigente" (art. 82, comma 2/bis). Fermo restando il divieto di utilizzare l'edificio in assenza della segnalazione certificata dell'agibilità, le singole ipotesi in cui quest'ultima è prescritta si trovano poi elencate - in modo puntuale - nel secondo comma del già richiamato art. 82, ai sensi del quale la presentazione della segnalazione certificata per l'agibilità risulta obbligatoria nei seguenti casi: "a) nuove costruzioni; b) ricostruzioni o sopraelevazioni, totali o parziali; c) interventi sugli edifici esistenti che possano influire sulle condizioni di cui al comma 1; d) singoli edifici o singole porzioni della costruzione, purché funzionalmente autonome, qualora siano state realizzate e collaudate le opere di urbanizzazione primaria relative all'intero intervento edilizio e siano state completate e collaudate le parti strutturali connesse, nonché siano stati collaudati gli impianti relativi alle parti comuni; e) singole unità immobiliari, purché siano state completate e collaudate le opere strutturali, le parti comuni e le opere di urbanizzazione primaria dichiarate funzionali rispetto all'edificio". Come si ricava in particolare dalla lett. c) della suddetta elencazione, quindi, l'elemento determinante ai fini dell'obbligo di presentare la segnalazione certificata per l'agibilità dell'edificio (o parte dello stesso) non consiste tanto nella tipologia di intervento o nel titolo edilizio per questo necessario, quanto piuttosto nella circostanza - da valutarsi caso per caso - che i lavori effettuati possano incidere "sulle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati"; il che può evidentemente verificarsi anche nel caso di interventi "minori", come quelli di manutenzione straordinaria o di restauro e risanamento conservativo di un edificio preesistente, i quali possono pertanto richiedere - in alcuni casi - un'attestazione dell'agibilità ulteriore ed autonoma rispetto a quella eventualmente già esistente per il medesimo edificio (in questo senso si veda anche C. Stato, sent. n. 1120/2014). Coerentemente con la funzione della segnalazione certificata per l'agibilità, la giurisprudenza ha tuttavia precisato che il relativo obbligo si pone di regola soltanto in presenza di interventi che riguardino - almeno in parte - la struttura del fabbricato, posto che in caso contrario difficilmente i lavori eseguiti potrebbero incidere in modo rilevante sulle condizioni di sicurezza, igiene e salubrità dell'edificio. Lo stesso obbligo, di conseguenza, può di regola escludersi qualora il titolo edilizio e i lavori eseguiti interessino esclusivamente l'interno della struttura e non comportino una modifica della destinazione d'uso dei locali interessati (così ad es. T.A.R. Toscana, sent. n. 634/2018: "[...] gli interventi che rendono obbligatoria una nuova valutazione dell'agibilità sono sostanzialmente quelli che hanno carattere "strutturale" e quelli che danno adito ad un mutamento della destinazione d'uso"). In questo senso, per quanto l'art. 82 LPTP si riferisca espressamente alla modifica delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità degli edifici "e degli impianti in essi installati", può ritenersi che anche la semplice manutenzione ordinaria per la sostituzione di impianti termici negli edifici esistenti non imponga di regola la presentazione di una nuova segnalazione certificata per l'agibilità dell'edificio, essendo a tal fine sufficiente l'attestazione di un tecnico abilitato in ordine alla conformità dell'impianto medesimo alle relative prescrizioni (ivi comprese quelle in materia di prevenzione degli incendi di cui alla L.P. n. 18/1992). Il che appare tra l'altro confermato - quanto meno indirettamente - dal fatto che il comma 2 del citato art. 82, nell'indicare i soggetti obbligati a presentare la segnalazione certificata per l'agibilità dell'edificio, si riferisca esclusivamente al titolare del permesso di costruire e al soggetto che ha presentato la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), lasciando con ciò intendere che la stessa segnalazione per l'agibilità non è invece normalmente prescritta laddove i lavori sull'edificio esistente siano stati autorizzati (come di regola avviene nel caso di interventi di manutenzione ordinaria) mediante semplice CILA.

San Martino in Badia

Data: 2.12.2020
[Urbanistica]

 Titoli edilizi / Eingriffsgenehmigungen

Der Eigentümer eines geschlossenen Hofes möchte einen Unterstand für seine Tiere (Alpakas 1-2 GVE) errichten. Dieser Unterstand soll auf einer Weide ca. 1 km von der Hofstelle entfernt (laut BLP Landwirtschaftsgebiet) errichtet werden. Weiters soll auf diesem Unterstand ein Lager für Heu und Kraftfutter errichtet werden, da im Winter dieser Unterstand mit Fahrzeugen nicht erreichbar ist. Ist die Errichtung eines Unterstandes für Tiere mit den Maßen von ca. 4 m x 5 m und 3 m Höhe und auf 3 Seiten offen möglich? Welche gesetzliche Bestimmung ist hier anzuwenden? Ist es möglich auf diesem Unterstand noch ein Lager für Heu und Kraftfutter mit den Maßen von ca. 4 m x 5 m und 3 m Höhe zu errichten?

Für die Errichtung eines Viehunterstands ist auf Art. 37 Absatz 2 des Landesgesetzes „Raum und Landschaft" vom 10. Jui 2018, Nr. 9, (LGRL) Bezug zu nehmen. Gemäß der genannten Bestimmung können innerhalb und außerhalb des Siedlungsgebietes Baulichkeiten für die Bewirtschaftung in der Größe errichtet werden, die für eine rationelle Bewirtschaftung des landwirtschaftlichen Betriebes erforderlich ist. Diese Wirtschaftsgebäude müssen grundsätzlich an der Hofstelle errichtet werden: Dies lässt sich aus Art. 12 Absatz 1 des D.LH. vom 7. Mai 2020, Nr. 17, ableiten, wonach als Hofstelle der Ort gilt, an dem die zum landwirtschaftlichen Betrieb gehörenden Wohn- und Wirtschaftsgebäude stehen. Der Absatz 2 von Art. 12 spezifiziert, dass bei der Errichtung von Gebäuden an der Hofstelle die maximale Entfernung zu einem bestehenden Gebäude nicht mehr als 40 Meter betragen darf. Davon abgesehen werden kann in Ausnahmefällen aus Gründen des Denkmalschutzes, des Landschafts- und Ensembleschutzes, aus betriebstechnischen und raumplanerischen Überlegungen oder aufgrund von Gefahrensituationen, wenn es auch mit verschiedenen zeitlich gestaffelten Maßnahmen technisch nicht möglich oder wirtschaftlich nicht vertretbar ist, ein mittleres spezifisches Risiko (Rs2) oder ein geringeres Risiko zu gewährleisten. Die jeweils zuständige Fachabteilung des Landes muss bestätigen, dass eine Ausnahmesituation vorliegt.

Gemeinde St. Pankraz

Data: 3.11.2020