Processionaria del pino: ridimensionato il problema in Venosta

Le favorevoli condizioni climatiche avevano finora portato a un aumento delle popolazioni di processionaria del pino, un bruco che attacca le piante. Ma il Servizio Foreste della Provincia, che segue costantemente l'evolversi dell'infestazione di processionaria del pino, specie in val Venosta, conferma che quest'anno, per la prima volta, non si é reso necessario il trattamento di lotta con specifici prodotti biologici e con l'utilizzo dell'elicottero.

Molto ridotta l'infestazione da processionaria del pino

La processionaria del pino è un lepidottero (farfalla) diffuso nell'Europa centro-meridionale e nel bacino del Mediterraneo. I bruchi vivono su diverse specie di pino e ne divorano gli aghi. Alla fine dell’inverno abbandonano i nidi con tipiche “processioni” alla ricerca di cibo. Il Servizio forestale provinciale segue costantemente negli anni l'evolversi dell'infestazione di processionaria del pino, frequente in val Venosta. Nel caso di forti infestazioni su vaste superfici boscate provvede al trattamento di lotta con specifici prodotti biologici: dal 1999 due volte all'anno su una superficie di 600 mq.

Nel corso del 2008, però, si è registrata un'evoluzione in positivo: in inverno infatti non è stato necessario ripetere il trattamento dei boschi contro il bruco, in quanto l'infestazione è scesa a una soglia minima. Come rileva l'Ispettorato forestale di Silandro, anche gli studi del professor Andrea Battisti, esperto dell'università di Padova, confermano che tutti i parametri indicano una riduzione dell'incidenza della processionaria, dovuta all'alta quota di uova di lepidottero (oltre il 60%) che non è sopravvissuta. Si è inoltre registrato un incremento del parassita delle larve che ha decimato la popolazione infestante. Anche dal punto di vista ottico quest'anno i boschi si presentano in buono stato.

Il Servizio forestale ne deduce che si è quasi raggiunto l'obiettivo di assicurare un adeguato equilibrio tra patrimonio boschivo, bruchi e i loro naturali avversari, tale da evitare il trattamento con prodotti biologici. Alla riduzione del problema ha contribuito anche il progetto di trasformazione del paesaggio forestale della val Venosta, curato dalla Ripartizione provinciale Foreste, che dal 1996 ha visto la conversione della monocultura del pino nero, specie non indicata per le zone della Venosta. È stata sostituita gradualmente per creare boschi misti con alberi più adatti al Monte Sole, come pino rosso, larice, frassino e roverella. Il Servizio forestale della Provincia continuerà a monitorare l'evoluzione della processionaria del pino per reagire con misure adeguate in caso di necessità.

  

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