Eventi

Morire con dignità - 5-14 novembre 2003

Medicina palliativa: la persona morente, assistita in ogni aspetto della sua personalità

dott. Bernhard Greiling, direttore del reparto di medicina palliativa dell’Ospedale di Eutin
Bolzano, 5 novembre 2003
Per medicina palliativa si intende l’assistenza completa a persone gravemente malate nella fase terminale della loro vita. Essa tiene conto in misura uguale di tutti gli aspetti, sia medici, sociali, religiosi e culturali.

Tra le misure più importanti evitare il dolore al paziente, mantenere un certo grado di benessere per quanto reso possibile dal tipo di malattia, diminuire lo stato di paura e coinvolgere la famiglia e le persone care al paziente in questa fase della vita.

Eutanasia

Prof. Dott. Karl Golser, preside dello Studio teologico-filosofico, Bressanone
Bolzano, 7 novembre 2003
Questo concetto implica considerazioni che vanno dall’aspetto della “buona morte” fino all’incubo dell’”essere uccisi”. Nel rispetto della propria autonomia la persona non solo il diritto e il dovere di gestire con consapevolezza la sua vita, ma anche di la fase finale della propria esistenza. Se questo processo si svolge fuori da ogni dimensione cristiana, considerazioni economiche e sociali possono portare in misura crescente a giudicare una vita solamente in base alla sua utilità. La convinzione di una presunta inutilità materiale può portare ad una scelta di morte volontaria, al suicidio. Chi considera la morte anche nella sua dimensione religiosa, non tronca il dialogo con Dio neanche in questa fase della vita.

Nati prematuri: il trattamento di esseri umani al limite della sopravvivenza

Dott. Hubert Messner, reparto di terapia intensiva neonatale, Bolzano, Merano, 11 novembre 2003
La morte non è una questione di età. Troppo spesso associamo la morte alla vecchiaia. Al giorno d’oggi i progressi della medicina intensiva consentono di abbassare sempre di più il limite di sopravvivenza per bambini nati prematuri, aumentando però al contempo i rischi di gravi handicap e il peso delle limitazioni di cui graviamo questi bambini. Spetta alla società uscire da questa corsa alla sopravvivenza alla ricerca di ciò che può essere sopportabile per genitori e bambini.

Autonomia del paziente: come vorrei morire? Autodeterminazione nella vita come nella morte

Dott. Oswald Mayr, Primario del reparto di anestesia e rianimazione Ospedale di Bolzano, direttore sanitario)
Brunico, 12 novembre 2003
Anche nel campo della medicina, come in tutti i settori della società,. il concetto di autodeterminazione riveste ormai un ruolo di importanza fondamentale. Il termine “autonomia” racchiude in sè le parole “sè” e “diritto”. L’autodeterminazione presuppone informazione e autoresponsabilità. Questo spazio di autodecisione è sempre collocato in un contesto giuridico. L’autonomia del paziente è una grande conquista, che però non deve passare dall’estremo dell’assistenza di tipo paternalistico all’altro estremo, l’abbandono del paziente a se stesso e alla sua decisione.

Nutrizione artificiale dei pazienti incapaci di intendere e di decidere: Il paziente demente deve essere nutrito artificialmente?

Dott. Günther Donà, Primario del reparto di Geriatria, Ospedale di Bolzano
Bressanone, 14 novembre 2003
Il diritto alla nutrizione è un diritto fondamentale, che non può essere rifiutato a nessuno, indipendentemente dalla sua capacità di intendere e decidere.
L’impossibilità a nutrirsi non è da vedersi in modo isolato, ma nel contesto di una patologia più complessa. Perciò la decisione riguardo alla nutrizione artificiale è da prendere con il coinvolgimento dei familiari stretti, tenendo conto di ciò che è ragionevole da un punto di vista medico, dello sforzo richiesto al paziente e nel rispetto delle volontà manifestate dal paziente in un tempo precedente.