Referendum 12 –13 giugno 2005

I quesiti posti al referendum circa la legge sulla procreazione medicalmente assistita.
Cosa si chiede?
Su quali problemi i cittadini devono esprimersi?

  • Come si è arrivati al referendum?
  • Difficoltà col genere letterario dei quesiti
  • Il quesito: Via libera alla ricerca scientifica sull’embrione
  • Il quesito: Maggiore tutela per la salute delle donne e maggior possibilità di successo della procreazione medicalmente assistita, se con opportune cancellazioni del testo della legge si permette
  • Il quesito: La richiesta che si cancelli l’affermazione che il concepito abbia gli stessi diritti degli altri soggetti coinvolti
  • Il quesito: Il permesso anche della procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, quando ciò la fecondazione avviene con un oocita o uno spermatozoo che non proviene dalla coppia stessa

Come si è arrivati al referendum?

Il 19 febbraio 2004 è stata approvata la legge sulla procreazione medicalmente assistita; la Gazzetta della Repubblica l’ha pubblicata il 24 febbraio ed il 10/3/2004 la legge è entrata in vigore. Da parte dei centri di fecondazione, che con la nuova normativa si vedevano limitati nella propria attività, ed anche da parte della ricerca scientifica si è però levata subito una forte critica a questa legge. Per questo durante l’estate del 2004 sono state raccolte le necessarie firme per chiedere l’indizione di un referendum abrogativo dell’intera legge o almeno di alcune sue parti. Dopo l’esame delle firme da parte della Corte di Cassazione, la Corte Costituzionale non ha ammesso il quesito che chiedeva l’abrogazione totale della legge, ma ha accolto gli altri quattro quesiti che chiedevano delle abrogazioni parziali. Il governo ha quindi deciso di indire la tornata referendaria per il 12 giugno 2005.

Difficoltà col genere letterario dei quesiti

Dato che le domande devono riferirsi al testo della legge stessa, proponendo di cancellare alcune parti del testo legislativo e lasciando immutato il restante testo, i quesiti sono di natura molto tecnica e possono risultare incomprensibili per il cittadino medio che non ha una conoscenza dettagliata del testo legislativo stesso.

Non c’è ancora una pubblicazione ufficiale dei quesiti stessi e dell’ordine nel quale verranno presentati ai cittadini, ma la stampa li ha già resi noti in un determinato ordine. Così bisogna per ora seguire questo ordine, anche se gli argomenti stessi richiederebbero una logica diversa. Inoltre, due delle domande sono quasi identiche e si differenziano soltanto per un’aggiunta.

Il quesito: Via libera alla ricerca scientifica sull’embrione

Il quesito si riferisce ad alcune frasi dell’articolo 13 della legge n. 40 ed a un piccolo inciso nell’articolo 12.

La legge attuale permette la ricerca sull’embrione solo nel caso in cui serva alla diagnosi ed alla terapia dell’embrione stesso, volendo tutelarne la vita.

Con la cancellazione di determinate frasi si vuole ora permettere che le ricerche sugli embrioni possano essere fatte anche con lo scopo di ottenere nuove conoscenze per curare, in un futuro forse ancora lontano, alcune malattie. Si pensa soprattutto alle cellule staminali embrionali, con le quali si intende portare avanti la ricerca, ma il cui prelievo provoca anche la distruzione dell’embrione. Si farebbe uso in larga parte di embrioni crioconservati che rimangono in avanzo dalle procedure della fecondazione assistita.

Cancellando un altro inciso, si vuole anche permettere ora la clonazione di embrioni per scopi di ricerca, mentre dovrebbe rimanere proibita la cosiddetta clonazione procreativa, cioè quella che lascia sviluppare gli embrioni fino alla nascita.

La problematica etica consiste nella decisione su cosa debba rimanere prioritario: l’alta finalità della ricerca in vista di nuove terapie o la vita degli embrioni stessi. A monte sta la risposta alla domanda sull’essere dell’ embrione umano, che è senz’altro vita umana, ma per il quale si discute se debba essere trattato fin dall’inizio anche come persona umana. Inoltre, bisogna chiedere quanto siano realistiche le finalità terapeutiche date a queste ricerche o anche se l’unica via per raggiungere queste finalità debba passare attraverso la distruzione di embrioni.

Quanto agli embrioni crioconservati, che non sono più richiesti per un impianto, si pone il dilemma etico se si debbano lasciare morire o se, dato che moriranno ad ogni modo, non possano essere utilizzati per la ricerca.

Si pone pure la domanda, con quali priorità debbano procedere le ricerche sulle cellule staminali, se cioè si debba sperimentare in primo luogo con le cellule staminali embrionali e se non sia più promettente fare ricerche con le cellule staminali adulte? Per quale tipo delle ricerche si possono allocare risorse?

Infine, la clonazione di embrioni per fini di ricerca pone degli ulteriori problemi etici: Con la clonazione si otterrebbero delle cellule staminali “autologhe”, perché provenienti dal paziente stesso, al quale potrebbero poi essere impiantate senza incorrere nel rischio del rigetto. D’altra parte bisogna chiedersi se attraverso il metodo della clonazione si ottengano degli embrioni veri e propri, quindi degli organismi (esseri) umani nel primo stadio di sviluppo. Dato che con il metodo della clonazione usato per la pecora “Dolly”, si è riusciti, pur con tante difficoltà, ad arrivare fino alla nascita, si dovrà concludere che allora l’embrione clonato era già un vero embrione. Se si applica il metodo all’uomo, bisogna chiedersi se allora non si strumentalizzi completamente l’essere umano, il che sarebbe del tutto contrario alla dignità umana. Se si permette di creare un embrione col metodo della clonazione e lo si lascia sviluppare soltanto ai suoi primi stadi (quindi la clonazione terapeutica e per scopi di ricerca), la legge modificata dal referendum vieterebbe comunque che lo sviluppo venisse portato fino alla nascita dell’essere umano clonato. Queste obiezioni etiche non ci sarebbero, se con il metodo del trasferimento del nucleo cellulare si potesse arrivare a linee di cellule staminali senza dover passare attraverso lo stadio embrionale – come aveva prospettato la commissione Dulbecco nel 2001.

Il quesito: Maggiore tutela per la salute delle donne e maggior possibilità di successo della procreazione medicalmente assistita, se con opportune cancellazioni del testo della legge si permette:

  • che si possano offrire alla donna subito quei metodi che sono i più efficienti, senza dover provare prima metodi meno invasivi (si cancella la richiesta della gradualità delle terapie);
  • che si possano creare più di tre embrioni e che questi possano essere congelati in vista di ulteriori cicli di terapie;
  • che le coppie possano ritirare il loro consenso informato alle terapie di fecondazione anche dopo che siano stati creati gli embrioni;
  • che il metodo della procreazione medicalmente assistita possa essere applicato anche su donne che di per sé possono concepire in maniera naturale, che quindi si tolga la limitazione alle terapie di sterilità. Lo scopo di questa applicazione allargata può essere quello di permettere la diagnosi di preimpianto, con lo scopo di eliminare gli embrioni geneticamente malati ed di impedire così che questi vengano impiantati e debbano successivamente essere tolti attraverso la procedura molto più onerosa di un’interruzione della gravidanza.

Sotto l’aspetto etico si pongono le seguenti domande:

  1. Ad a): Di per sé non esiste più il motivo per questa parte del quesito, perché le “linee guida” emesse con il decreto ministeriale del 21/7/2004 hanno detto chiaramente che “spetta al medico, secondo scienza e coscienza, definire la gradualità delle tecniche”. È anche buona prassi medica iniziare con metodi che richiedono un intervento meno invasivo. D’altra parte si tratta spesso di donne che sono già a metà dei trent’anni e per non perdere del tempo prezioso si raccomanda quindi a loro subito il metodo più efficiente, anche se è il più invasivo.
  2. Ad b): Il fatto di creare più di tre embrioni e che gli embrioni in soprannumero si possano congelare, ha senz’altro l’effetto di essere meno pesante per le donne, che per un secondo ciclo di terapie non devono così sottoporsi ad una nuova stimolazione ormonale ed all’intervento di prelievo degli oociti. E si possono anche scegliere fra gli embrioni quelli che si sono rivelati i più vitali, aumentando così le probabilità di un successo. Ciò sarebbe anche un’argomentazione etica per voler togliere i limiti così severi della legge. D’altronde, se si voglia veramente tutelare la vita degli embrioni, allora sarebbe richiesto mantenere le limitazioni della legge, perché già con il congelamento ed il successivo disgelo si perde una certa percentuale degli embrioni; inoltre ci si espone al rischio di avere embrioni in soprannumero per i quali si chiede di destinarli alla ricerca. La legge permette il congelamento degli embrioni soltanto per motivi di forza maggiore, quando a causa di un imprevisto problema della salute della donna non si possa eseguire l’impianto e si debba quindi aspettare fino al ciclo successivo. Inoltre il quesito del referendum non considera la possibilità del congelamento delle cellule fecondate allo stadio dei prenuclei, quando quindi la fecondazione non è ancora terminata (lo stadio dei cosiddetti “ootidi”), perché non essendosi ancora uniti i due nuclei dello sperma e dell’oocita non si è già formata la nuova identità genetica.
  3. Ad c): La legge prevede un consenso informato qualificato che deve essere redatto in forma scritta. Di regola, nel corso di una terapia si può anche ritrattare il consenso, soprattutto quando le terapie risultano troppo onerose, come lo può essere anche la fecondazione assistita. Il dilemma etico nasce però, quando a fecondazione conclusa si sono già formati i nuovi embrioni, i quali secondo la legge hanno dei diritti che sono da rispettare. Si può quindi revocare il consenso, lasciando poi che ci siano embrioni “orfani”? D’altra parte potrebbe darsi che l’embrione sia geneticamente malato. La donna non avrebbe qui il diritto di rifiutarsi all’impianto di un tale embrione, se è già decisa a farselo togliere dopo attraverso l’interruzione della gravidanza, che è pur sempre un intervento molto più gravoso?
  4. Ad d): La legge permette il ricorso alla procreazione medicalmente assistita soltanto nel caso di un accertata infertilità o sterilità, per permettere così che la coppia possa ottenere il figlio desiderato. Secondo i promotori del referendum questa limitazione dovrebbe essere cancellata, affinché le coppie che temono di avere dei bambini geneticamente malati, attraverso la generazione naturale che è loro possibile, possano attraverso la fecondazione assistita prima fare esaminare gli embrioni e lasciarsi impiantare soltanto quelli sani. Sotto l’aspetto etico si pone qui il problema della selezione degli embrioni, con il rischio che si voglia accettare soltanto un bambino che risponda a determinati criteri di qualità. Persone disabili potrebbero temere che questo abbia delle ripercussioni anche sull’accettazione di ogni forma di handicap. Si tratta qui della cosiddetta diagnosi di preimpianto, rifiutata categoricamente dagli uni per i sopra citati motivi, e permessa dagli altri secondo criteri molto severi – soltanto per singoli casi di gravissima malattia ereditaria. Non sarebbe un male minore per una donna che ha questo rischio genetico far esaminare prima gli embrioni, invece di ricorrere dopo all’interruzione della gravidanza? Oppure si dovrebbe consigliare a coppie con questo grave rischio genetico di rinunciare a figli propri? C’è forse il rischio che i criteri prima molto severi per un accesso alla diagnosi di preimpianto vengano in futuro allargati? Non potrebbe l’accesso alla fecondazione assistita, concesso a coppie non sterili, permettere che si arrivi un giorno anche alla creazione di embrioni per soli scopi di ricerca?

Il quesito: La richiesta che si cancelli l’affermazione che il concepito abbia gli stessi diritti degli altri soggetti coinvolti.

Il terzo quesito ha aggiunto ai punti della seconda domanda ancora la richiesta di cancellare dall’affermazione nell’articolo uno, che la legge “vuole assicurare i diritti di tutti i soggetti coinvolti, l’inciso“compreso il concepito”. Con questa cancellazione si vorrebbe affermare che l’embrione non può pretendere di avere gli stessi diritti degli altri, e siccome i portatori dei diritti sono sempre delle persone, l’embrione non può essere considerato come persona. I promotori, che affermano di voler impegnarsi per l’autodeterminazione della donna, vogliono in primo luogo impedire che la normativa della legge n. 40/2004 sulla fecondazione assistita possa avere delle ripercussioni sulla legge n. 194/78 che regola l’interruzione della gravidanza. Si era affermato nel contesto dell’approvazione della legge che da questa non doveva essere toccata la legge n. 194/78, anzi nell’articolo 14 della legge si fa due volte riferimento alla legge n. 194/78. Tuttavia dall’affermazione che l’embrione ha gli stessi diritti di tutti gli altri soggetti coinvolti, ci si potrebbe chiedere perché nel caso dell’interruzione della gravidanza possa prevalere il diritto della madre. Inoltre, proprio dall’assunto dei diritti uguali dipendono tante altre limitazioni per l’applicazione delle tecniche di fecondazione assistita. Per impedire tali problemi si propone di cancellare l’inciso sugli stessi diritti del concepito. Bisogna anche rilevare che i l primo articolo del codice civile italiano, comunque, fissa l’acquisto della capacità giuridica (capacità di essere titolari di diritti) alla nascita, aggiungendo che «i diritti che la legge riconosce al concepito sono subordinati all’evento della nascita».

Quanto all’etica, si forniscono diverse argomentazioni per giungere alla conclusione che l’embrione debba essere visto come un essere umano nel suo primo inizio e quindi essere considerato almeno come una persona umana. D’altra parte coloro che partono da una percezione intuitiva, hanno dei problemi nel vedere nell’embrione già una persona umana. Le differenze con ciò che comunemente è una persona umana sono troppo grandi. Si sarebbe disposti a parlare di vita umana allo stadio iniziale, però si vorrebbe che ci fosse una gradualità nella tutela della vita, a seconda del suo grado di sviluppo. Non c’è unanimità nella nostra società riguardo al giudizio etico sullo statuto dell’embrione. Da questo si pone anche la domanda, quale posizione debba prendere il legislatore in una società pluralista. Ci sono stati come la Germania che hanno una legislazione molto severa sulla tutela degli embrioni, la maggioranza degli stati non si sono pronunciati così chiaramente, spesso non danno un precisa definizione dell’embrione e di fatto non lo tutelano in maniera uguale in tutte le sue fasi della vita.

Naturalmente si pone la questione del confronto fra la tutela dell’embrione nella legge sull’interruzione della gravidanza e nella legge sulla procreazione medicalmente assistita. In una prima considerazione non si può capire, come mai i feti, cioè embrioni più sviluppati, debbano avere una tutela minore che gli embrioni nel loro primo sviluppo ancora non impiantati. La legge n.194/78 circa l’interruzione della gravidanza afferma pure nel suo primo articolo di voler tutelare la vita umana fin dal suo inizio, però nel conflitto fra la madre ed il feto lascia prevalere la decisione della madre; spesso tuttavia non si considera che ciò è dovuto proprio ad un conflitto che la madre non riesce a superare (a causa di diverse indicazioni, fra le quali in primo luogo la salute della madre) e che quindi lo stato quasi si astiene da un giudizio. Quando invece l’embrione si trova fuori dell’utero della madre, questo conflitto vero e proprio di gravidanza non è dato, quindi l’embrione è quasi affidato alla società stessa che dovrebbe stabilire come si debba trattare un organismo umano nel suo primo stadio di sviluppo.

Il quesito: Il permesso anche della procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, quando cioè la fecondazione avviene con un oocita o uno spermatozoo che non proviene dalla coppia stessa.

Si chiede quindi di cancellare nella legge quei passi che vietano la fecondazione eterologa e prevedono delle sanzioni in caso di violazione della norma. Si vuole permettere la fecondazione eterologa per aumentare così le possibilità di successo della procreazione medicalmente assistita, perché le maggiori cause di un insuccesso derivano dalla cattiva qualità dei gameti della coppia.

Ci sono stati che permettono soltanto la donazione eterologa di spermatozoi e non quella degli oociti. Cancellando, come proposto, i rispettivi passi della legge italiana, si permetterebbe la donazione sia di spermatozoi che di oociti. Nel contempo si stabilisce anche che il donatore non acquisisce alcuna relazione giuridica parentale con il nato e non può far valere nei suoi confronti alcun diritto né essere titolare di obblighi.

Sotto l’aspetto etico bisogna apprezzare senz’altro gli aspetti positivi della volontà di coppie sterili di avere in questo modo il figlio desiderato. La gravidanza ed il parto lasciano crescere una relazione molto profonda col bambino.

D’altra parte il partner che biologicamente non è stato in grado di diventare padre o madre, potrebbe, secondo alcuni, percepirne una diminuzione della sua autostima e ne potrebbe subire delle conseguenze anche per il rapporto di coppia, tensioni che appaiono per esempio quando si presentano problemi di educazione del figlio. Per questo tali coppie potrebbero avere bisogno di un continuo accompagnamento psicologico. Si dovrebbe inoltre considerare il problema dell’identità del bambino così generato: spesso questi figli vorrebbero poi andare alla ricerca del loro padre o della loro madre biologica. Si dovrebbe ad ogni modo impedire che questi bambini ottenuti attraverso una fecondazione eterologa, una volta adulti, incontrino ed abbiano relazioni sessuali con chi biologicamente sarebbe un proprio fratello o una propria sorella, senza che loro lo sappiano. Qui si pone la questione, se la donazione di gameti possa rimanere anonima, o se debba essere registrata e poi poter essere comunicata su richiesta alla persona interessata. Gli stati che ammettono la fecondazione eterologa adottano a questo riguardo diverse regolamentazioni.