Autonomia sportiva

Autonomia sportiva
© Laura Savoia

Oggi

La Provincia autonoma di Bolzano ha un'ampia autonomia economica e decisionale in ambito sportivo. Il Comitato olimpico nazionale italiano CONI, l'organo di riferimento per lo sport in Italia (attualmente posto sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei ministri), considera l'Alto Adige al pari delle Regioni e non come suddivisione di una Regione. Questa situazione, che oggi può sembrare scontata, è frutto di circa mezzo secolo di mediazione.

Dopo il primo statuto di autonomia del 1948

Il primo statuto di autonomia del 1948, infatti, da un lato non prendeva in considerazione lo sport e dall'altro era incentrato sulla Regione Trentino Alto Adige, riservando alle due Province di Bolzano e Trento un numero ristretto di funzioni, tra cui la potestà di emanare norme – non contrastanti con quelle regionali – relative alle istituzioni culturali.

Sfruttando tale potestà, nel 1960 per la prima volta la Provincia affrontò esplicitamente la questione dell'autonomia sportiva, con una legge provinciale per la concessione di contributi e sussidi alle istituzioni culturali per l'educazione fisica e per lo sport popolare (legge provinciale 24 novembre 1960, n. 16). In pratica, lo sport venne fatto rientrare tra le istituzioni culturali.

Il nuovo statuto di autonomia del 1972 e le relative norme di attuazione

Dodici anni dopo questa prima legge provinciale per la promozione locale dello sport fu varato il nuovo statuto di autonomia, che attribuiva ampie competenze alle Province di Bolzano e Trento, tra le quali erano previste esplicitamente le attività sportive e ricreative con i relativi impianti ed attrezzature (decreto del presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670). Lo sport rientrava nelle competenze cosiddette secondarie, per le quali le Province dovevano tenere conto delle norme generali dettate dallo Stato.

Nel 1975 apposite norme di attuazione entrarono nel dettaglio delle competenze in materia di sport in Trentino Alto Adige (decreto del presidente della Repubblica 28 marzo 1975, n. 475) per chiarire la posizione delle due Province nei confronti dello Stato. In sintesi, il decreto di attuazione sanciva il ruolo centrale del CONI limitatamente alle attività competitive disciplinate dall'ordinamento internazionale e prevedeva un'intesa periodica tra Province autonome e CONI per stabilire l'entità dell'intervento finanziario di quest'ultimo.

Le leggi provinciali sullo sport rigettate a cavallo tra gli anni settanta e ottanta

Queste disposizioni sembravano dare ampio spazio alle Province, tuttavia nel 1978 e nel 1983 due disegni di legge provinciale per il riordino dello sport locale furono considerati non legittimi dal Governo italiano. In entrambi i casi, il problema principale era l'interpretazione del verbo "disciplinare" in senso stretto da parte della Provincia di Bolzano e in senso ben più ampio da parte del Governo: la proposta di legge prevedeva, in Alto Adige, un comitato provinciale del CONI e comitati provinciali delle singole federazioni sportive ad esso affiliate con competenze pari a quelle dei comitati regionali, cosa che avrebbe di fatto reso autonome la gestione e l'amministrazione dello sport in Alto Adige. Questo, secondo il Governo, avrebbe superato il limite delle competenze secondarie. In pratica, il CONI continuava a giocare un ruolo preminente nello sport anche in Alto Adige, con disappunto dei vertici politici e sportivi locali.

Verso il dialogo

Nel 1987, in seguito ad un ricorso delle Province di Bolzano e di Trento e della Regione Lombardia contro la legge 6 marzo 1987, n.  65, relativa alla costruzione e all'ammodernamento degli impianti sportivi, la Corte costituzionale stabilì che le competenze esercitabili dallo Stato attraverso il CONI dovevano essere limitate alle attività agonistiche regolate dall'ordinamento sportivo internazionale e non estese a tutte le attività generalmente riconosciute da tale ordinamento. Questo significava che le competenze del CONI si dovevano effettivamente limitare alle competizioni internazionali.

Nonostante questa apertura oggettiva, nel 1988 fu rifiutato dal Governo un terzo disegno di legge provinciale sull'autonomia sportiva, con la motivazione che esso esorbitava dalle competenze provinciali e interferiva sull'ordinamento delle strutture periferiche del CONI, riservato alla competenza esclusiva dello Stato.

L'accordo tra Provincia e CONI nel 1989

Nel 1989 finalmente si prospettò una soluzione amichevole della questione delle competenze. Il presidente del CONI Arrigo Gattai e il presidente della Giunta provinciale di Bolzano Luis Durnwalder si incontrarono e concordarono che la Provincia non avrebbe insistito con proposte di legge per il riordino dello sport locale e il CONI avrebbe istituito comitati provinciali delle federazioni sportive con competenze regionali. Anche il comitato provinciale del CONI stesso avrebbe assunto competenze analoghe ai comitati regionali.

Il CONI diede le opportune direttive alle federazioni, le quali progressivamente adeguarono gli statuti o le carte federali. Oggi la maggioranza delle federazioni sportive ha un comitato provinciale con competenze regionali, anche se in alcuni casi per motivi organizzativi permangono comitati regionali con competenze specifiche.

La situazione attuale e l'autonomia di fatto

Nel decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, per il riordino del CONI, il legislatore cita espressamente le competenze autonome delle Province di Bolzano e Trento ed equipara i loro comitati provinciali a quelli regionali. Anche il nuovo statuto del CONI, riadattato recentemente nel 2014, recepisce queste disposizioni. In pratica, oggi in Alto Adige c'è un'autonomia sportiva di fatto. Continua a non esserci, però, una legge che sancisca questa autonomia. Tale mancanza dipende anche dalla formulazione poco chiara delle norme di attuazione del 1975, ancora oggi in vigore.