Gestione dei pericoli naturali

Nelle montagne dell’Alto Adige la natura non mostra sempre il suo lato più bello. Specialmente dopo condizioni meteorologiche estreme, possono esservi esondazioni di torrenti, frane, colate detritiche o valanghe. All'Agenzia per la Protezione civile è stato affidato il compito di proteggere la popolazione dagli eventi disastrosi.

L’Agenzia per la Protezione civile svolge questo compito importante adottando un approccio integrale alla gestione dei rischi. Questo approccio si basa sul concetto che una protezione efficace di beni e persone è possibile solo con un coordinamento e una buona sinergia di tutte le aree di lavoro coinvolte:

  • Prevenzione (pianificazione degli spazi e delle zone di pericolo, misure di sicurezza fisica e di sensibilizzazione)
  • Protezione (anche con l’ausilio di opere di protezione)
  • Preparazione (previsione, allertamento, pianificazione dell’emergenza, formazione e responsabilizzazione delle popolazioni a rischio)
  • Ricostruzione/valutazione e analisi dopo un evento.

Per ridurre al minimo i rischi derivanti da pericoli naturali, sono necessarie misure in tutti e quattro questi ambiti e ognuno di loro ugualmente importante ed essenziale. In questo modello non si può trascurare un ambito a favore dell’altro ambito.

I piani dei bacini idrografici e la gestione dell’area fluviale

I fiumi e torrenti e i loro bacini idrografici sono ecosistemi molto sensibili e, in un territorio montuoso come quello altoatesino, sono anche superfici sfruttate in maniera intensiva. Dopotutto i centri abitati si sono sviluppati in vicinanza di fiumi e torrenti, che successivamente sono stati deviati, raddrizzati e arginati per venire incontro alla crescente necessità di spazio. Lo sfruttamento delle superfici per molto tempo ha avuto la priorità, lasciando che gli aspetti ecologici passassero in secondo piano – purtroppo con tristi conseguenze.

Per realizzare una protezzione integrale dei rischi, l’Alto Adige si è posto l’obbiettivo di conciliare la pianificazione delle superfici con quella delle risorse idriche e con gli aspetti ecologici. Lo strumento adatto per farlo sono i piani dei bacini idrografici e delle aree fluviali, che rilevano prima di tutto lo status quo di tutti gli aspetti citati prima (pianificazione degli spazi e delle risorse idriche, pericoli naturali, ecologia). A questo punto si elabora un modello guida per lo sviluppo del bacino idrico. Da questo emerge poi un catalogo, che dichiara gli interventi necessari, le aree di competenza e le priorità.

È importante coinvolgere fin dall’inizio la popolazione e i vari gruppi d’interesse nei processi di analisi, pianificazione e implementazione, in modo da favorire l’accettazione dei piani dei bacini idrografici. La partecipazione e il lavoro d’informazione e sensibilizzazione è garantito dal lavoro di gruppo all’interno dei cosiddetti Flussraumforum (forum delle aree fluviali). Finora le esperienze con i piani dei bacini idrografici e con il management delle aree fluviali sono molto positive. Sono visti come un efficace strumento per la pianificazione degli spazi e delle opere di protezione, per le rinaturalizzazioni e la riqualifica ecologica del paesaggio.

Piani delle zone di pericolo

In Alto Adige le superfici edificabili sono geograficamente limitate e i pericoli naturali del territorio montuoso sono tanti. Questi due fattori congiunti richiedono una pianificazione territoriale molto attenta ed accurata, visti i rischi idrogeologici per le persone, gli edifici e le infrastrutture. Lo strumento più adatto per questa pianificazione sono i piani delle zone di pericolo, che tutti i comuni sono tenuti a elaborare per il proprio territorio. Questi piani sono gerarchicamente superiori ai piani urbanistici comunali, ossia questi ultimi devono orientarsi ai piani delle zone di pericolo.

Per la compilazione dei piani delle zone di pericolo nel territorio comunale vengono determinati

  • i pericoli idraulici
  • i pericoli geologici (frane, cadute di roccia) e
  • il pericolo valanghe.

A seconda del rischio, le zone vengono suddivise in diverse categorie di pericolo, a cui sono associati diverse limitazioni per l’attività costruttiva, determinando così se quella zona può essere dichiarata edificabile o meno.

Se un determinato comune ancora non possiede un piano delle zone di pericolo, non vuol dire che non ci siano limitazioni costruttive dovute ai rischi idrogeologici. Anzi, in quel caso ogni singolo progetto – che sia una modifica della destinazione urbanistica o una licenza edilizia – dovrà essere sottoposto a uno specifico studio di pericolo equivalente a quelli utilizzati per formulare i piani delle zone di pericolo.

I piani delle zone di pericolo sono dunque strumenti indispensabili per un’accurata pianificazione territoriale e all’Agenzia della Protezione civile servono anche come base per la pianificazione concreta delle misure protettive.

Opere di protezione

Se si tratta di proteggere vite umane, infrastrutture e beni di ogni tipo, non si può lasciare completamente mano libera alla natura. Per questo bisogna arginare alcuni corsi d’acqua o pendii con soluzioni tecniche e opere di protezione, per ridurre al minimo i danni provocati dai fenomeni meteorologici. In Alto Adige anche questo è competenza dell’Agenzia per la Protezione civile, che si occupa di tutte le misure di arginamento e manutenzione dei corsi d’acqua e dei pendii montani.

Che si scelgano sbarramenti o gradinate, bacini di accumulo, ampliamenti del letto del fiume o misure di rinaturalizzazione per arginare un fiume o un torrente: ci sono sempre delle regole precise da seguire. Gli interventi arginanti su fiumi e torrenti devono:

  • Rendere possibile un deflusso con i minimi danni possibili in caso di piena,
  • Possibilmente mantenere o ristabilire il corso naturale del fiume o torrente,
  • Assicurare lo scambio fra l’acqua in superficie e la falda in profondità,
  • Favorire la fauna e la vegetazione adatta sulle aree spondali,
  • Essere adatto alle esigenze dei pesci
  • Evitare tubi e coperture dei flutti.

Tutti i lavori su torrenti, fiumi e pendii sono implementati in autonomia dalla stessa Agenzia per la Protezione civile. Le competenze e l’esperienza dei collaboratori garantiscono così lavori altamente qualificati ed eco-compatibili per la protezione dai rischi di alluvioni, frane, caduta massi o valanghe.

Pianificazione dell’emergenza

Nonostante tutte le precauzioni e prevenzioni, non potrà mai esserci una completa protezione dai pericoli naturali. Per questo l’Agenzia per la Protezione civile adotta un duplice approccio: da una parte si fa tutto il possibile per evitare l’emergenza in caso di evento calamitoso, dall’altra ci si prepara ad affrontare una tale emergenza. Perché il pericolo più grande è proprio quello di essere colti impreparati da una calamità naturale e non sapere come reagire.

Per questo la pianificazione efficiente dell’emergenza è una delle colonne portanti dell’Agenzia per la Protezione civile. Questa pianificazione inizia con il costante monitoraggio di tutte le fonti di pericolo in Alto Adige. I dati delle stazioni meteorologiche, degli idrometri nei fiumi e laghi e delle misurazioni della neve vengono elaborati dagli esperti della provincia e raccolti nel centro funzionale provinciale.

In caso di effettivo pericolo, vengono allertati, tutti gli uffici, le autorità e organizzazioni competenti (ed eventualmente anche la popolazione stessa), per potersi preparare ad un eventuale intervento. Per gli interventi in caso d’emergenza ci sono piani e protocolli dettagliati, in modo che ognuno sa qual è il proprio compito, come assicurare la corretta comunicazione e quale sia la catena decisionale. A livello provinciale e comunale ci sono piani di protezione civile, piani specifici per la gestione delle piene e piani d’emergenza per le dighe.

Tutti questi piani fanno riferimento al browser della protezione civile messo a disposizione dall’Agenzia per la Protezione civile. È uno strumento telematico che raccoglie innumerevoli informazioni di georeferenziazione dell’Alto Adige: dai numeri civici o il numero dei residenti in un dato edificio, dai dati di infrastrutture a rischio (per esempio laghi artificiali formati dalle dighe), ai dati su ospedali, strade, piani urbanistici e piani delle zone di pericolo. In questo modo tutte le parti coinvolte possono accedere facilmente ai dati necessari per gestire la pianificazione di interventi idonei.

Solo con l’ausilio di una completa pianificazione dell’emergenza e con regolari esercitazioni (una volta l’anno ha luogo una vasta esercitazione per eventi di piena) è possibile un’azione efficiente e coordinata di tutte le forze di pronto intervento e solo così si può garantire la protezione della popolazione.

Lavoro di informazione e sensibilizzazione

Il nome Agenzia per la Protezione civile si riferisce alla popolazione civile e il coinvolgimento della popolazione in tutte le misure di protezione è fondamentale per il lavoro svolto dall’Agenzia. Alla base di questo c’è la convinzione che le misure di protezione della popolazione possono essere pienamente efficaci solo se i cittadini le comprendono, sanno come proteggersi dai pericoli naturali e sanno su cosa sono basate le singole misure protettive.

Con il lavoro di informazione l’Agenzia per la Protezione civile ha due obbiettivi:

  • la responsabilizzazione della popolazione
  • la sensibilizzazione ai pericoli naturali e le relative misure protettive.

In tutte le iniziative, le manifestazioni e i progetti pubblici si tratta dunque di convincere i cittadini altoatesini, che solo una gestione attenta della natura e del paesaggio circostante, permettono di vivere, abitare e lavorare in sicurezza. Tutti i processi di pianificazione sono preceduti da un approfondito lavoro d’informazione da parte dell’Agenzia: si organizzano manifestazioni sul posto per spiegare la situazione di partenza e si definisce l’obbiettivo da raggiungere con misure condivise. In questo modo si sfrutta l’esperienza locale degli abitanti del posto, e si ottiene una maggiore identificazione con il progetto.