L‘area insediabile

Una delle grandi novità della legge provinciale 9/2018 "Territorio e Paesaggio" è l'introduzione della cosiddetta "area insediabile" e con questa una distinzione fondamentale tra "dentro" e "fuori" dal centro urbano.

In parole semplici, questa distinzione divide un territorio comunale in due spazi: nel primo, quello dell'insediamento, il cittadino e i suoi bisogni sono al centro dell'attenzione. Questo è lo spazio adibito allo sviluppo e alla trasformazione, sempre garantendo un'alta qualità urbana. Nel secondo spazio, invece, l'edificazione è, in linea di principio, vietata per garantire opportunità di ricreazione alle persone e spazio alla natura, al paesaggio e all'agricoltura.

Motto: "flessibile dentro, meticoloso fuori"

La delimitazione dell'area insediabile

Le modalità esatte di questa delimitazione sono state stabilite in un regolamento di esecuzione separato, il decreto del presidente della provincia 31/2018 "Criteri applicativi per il contenimento del consumo di suolo". I criteri di delimitazione dell'area insediabile di cui all'articolo 4 specificano, per esempio, quanto segue:

  • l'area da incorporare nell'area insediabile deve essere già urbanizzata
  • gli agglomerati hanno una struttura insediativa compatta e diverse destinazioni d'uso (zone residenziali, zone pubbliche, ecc.),
  • devono essere dotati di strutture pubbliche e commerciali
  • hanno un potenziale di sviluppo,
  • devono avere spazi verdi pubblici accessibili e buoni servizi di trasporto pubblico,
  • dove possibile, avere molte ore di sole.

Questi criteri indicano che l'obiettivo della delimitazione non è solo quello di impedire la diffusione degli agglomerati esistenti, ma anche di sviluppare il minor numero possibile di agglomerati.

Sono aree insediabili solo gli agglomerati che hanno oggettivamente carattere urbano, ed offrono ai cittadini le dotazioni minime territoriali necessarie nella vita quotidiana.

Prendere in considerazione il costruito

La questione dell'area insediabile viene affrontata nell'elaborazione del Programma di sviluppo, che prevede, tra l'altro:

  • il censimento degli edifici vuoti e delle aree urbanizzate dismesse, non utilizzate o abbandonate esistenti e la determinazione degli obiettivi e dei termini per il loro riuso.

La legge stabilisce quindi chiaramente che un'analisi degli edifici e delle aree vacanti e non utilizzate, la cosiddetta capacità edilizia residua, è obbligatoria prima di costruire nel verde. Questo se non altro perché la capacità residua dovrà essere detratta dal fabbisogno previsto al fine di delimitare l'area insediabile.

Perché l'area insediabile?

L'obiettivo primario della delimitazione dell'area insediabile è di limitare e monitorare costantemente il consumo di suolo. La legge stabilisce però anche obiettivi socio-economici ed ecologico-climatici. All'art. 2 la legge provinciale 9/2018 si prospetta di garantire per esempio:

  • alla popolazione un’elevata qualità di vita e di lavoro
  • la valorizzazione dello spazio pubblico al fine di creare luoghi di incontro dove può generarsi “comunità”, dove si realizza coesione sociale creando qualità urbana e ambientale;
  • la protezione dai pericoli naturali e la loro prevenzione;
  • la valorizzazione del territorio rurale in considerazione delle esigenze particolari dell’agricoltura e della silvicoltura;
  • la disponibilità di infrastrutture per formazione, cultura e ricreazione;
  • il soddisfacimento delle esigenze di mobilità e di comunicazione della popolazione;

Un obiettivo più generale può dunque essere formulato come segue:

Mantenere un'alta qualità di vita per la popolazione, limitando allo stesso tempo drasticamente il consumo di suolo, di risorse e di energia, proteggere e valorizzare il paesaggio e le risorse naturali ed evitare il trasporto individuale motorizzato.

Insediamenti compatti, possibile soluzione?

Il meglio che la pianificazione territoriale ha da offrire per raggiungere questi obiettivi sono insediamenti compatti.

Un insediamento compatto ha un mix funzionale (l'abitare, il lavoro, l'educazione, servizi di vicinato) in uno spazio ristretto. Questo accorcia le distanze tra le funzioni, il che rende i residenti meno dipendenti dall'automobile privata e, a sua volta, riduce l'inquinamento atmosferico e il consumo di suolo per parcheggi e le strade. Ciò è reso possibile anche dal fatto che una struttura insediativa più densa aumenta enormemente l'efficienza del trasporto pubblico e facilita l'uso della bicicletta. Anche i sistemi di riscaldamento in condomini sono più efficienti di quelli di case unifamiliari. Allo stesso tempo, una struttura insediativa compatta, mista e pedonale porta a un maggiore concentrazione di persone, che a sua volta ha vantaggi per gli operatori commerciali e per il tessuto sociale. Per le amministrazioni pubbliche gli insediamenti compatti portano un elevato risparmio di costi attraverso un uso più efficiente delle infrastrutture. Le abitazioni in insediamenti compatti hanno costi accessori significativamente più bassi (riscaldamento, meno bisogno dell'automobile, manutenzione, giardino comune, ecc.), non devono svolgere diverse funzioni perché hanno il vantaggio di avere tutti i servizi necessari nelle immediate vicinanze.

Verso l'esterno, un insediamento compatto protegge e preserva il paesaggio, le risorse naturali e agricole e facilita la protezione dai pericoli naturali.

Il suolo è davvero così scarso?

Con 533.000 abitanti e una superficie di 7.400 km², l'Alto Adige ha una densità di popolazione di 72 abitanti/km²; molto poco. Ma se si sottrae il solo "bosco" come area inabitabile, il numero sale a 140 abitanti/km². Sottraendo rocce, ghiacciai, laghi e zone umide, biotopi, aree di tutela paesaggistica, ecc., l'Alto Adige si avvicina a valori metropolitani di circa 1.000 abitanti/km² nell'area effettivamente insediabile. Ciò significa che l'area insediabile in Alto Adige è già molto densamente popolata. Complessivamente, solo una piccola percentuale (circa il 4%) della superficie totale dell'Alto Adige è disponibile per l'insediamento.