Un’autonomia per tre gruppi

In Alto Adige vivono 520mila persone: il 64% appartiene al gruppo linguistico tedesco, al gruppo italiano appartiene il 24% degli altoatesini, mentre i ladini sono circa il 4%. In aggiunta ai 3 gruppi linguistici storici vivono attualmente in Alto Adige circa 46mila stranieri, 31mila dei quali provenienti da altri paesi dell’Unione Europea.
La parte più consistente della popolazione è costituita dal gruppo tedesco: è riconducibile storicamente ai ceppi germanico, alemanno e baiuvaro che attraversarono l’attuale Alto Adige all’epoca della migrazione verso sud. Una parte di loro decise di fermarsi e insediarsi in quest’area.
Dal punto di vista storico-culturale il gruppo più “giovane” dell’Alto Adige è quello italiano, che visse il momento di maggiore incremento all’epoca del fascismo, negli anni ‘20 e ‘30 del Novecento, quando il regime di Mussolini cercò di potenziare il “carattere italiano” dell’Alto Adige attraverso una massiccia immigrazione da altre regioni. La politica di nazionalizzazione è testimoniata dai numeri: nel censimento del 1910 il Sudtirolo contava 7.339 italiani, nel 1961 erano diventati 128.271. La percentuale del gruppo linguistico italiano nella popolazione complessiva era salita in mezzo secolo dal 2,9% al 34,3%.
Il gruppo linguistico ladino è il più antico della provincia. Il ladino (detto anche retoromanico) è una lingua neolatina o romanica. Dopo la conquista delle regioni alpine ad opera dell’Impero romano nel 15 a.C., la popolazione locale adottò il latino popolare degli amministratori e dei soldati senza comunque rinunciare del tutto alla propria lingua. Il ladino si sviluppò quindi dall’idioma adottato dalle popolazioni retiche, nordiche e carniche in questa area. La struttura della lingua ladina denota anche influssi celtici.
La particolarità dell’Alto Adige è data dalla convivenza in una provincia relativamente piccola di 3 gruppi linguistici. La convivenza non è stata sempre pacifica: ci sono stati anche momenti di forte tensione come nel periodo degli attentati dinamitardi, ma l’attuale modello di autonomia è frutto di un lungo percorso di trattative che ha portato all’equilibrio fra i tre gruppi linguistici.

A garantire la pacifica convivenza tra tedeschi, italiani e ladini c’è un sistema giuridico complesso ma preciso in cui si intrecciano rotazione delle funzioni, presenza paritetica negli organismi e rappresentanza proporzionale di tutti i gruppi linguistici. L’equilibrio tra di essi si basa sulla partecipazione di tutti i gruppi etnici al processo politico decisionale, su un elevato livello di autonomia per ogni gruppo linguistico, in particolare nella politica culturale e dell’istruzione, sul principio della proporzionale come regola base della rappresentanza politica, dell’assunzione di personale nel servizio pubblico e della distribuzione di determinate risorse pubbliche (es. finanziamenti per la cultura o l’edilizia sociale abitativa), e sul veto della minoranza come ultima ratio a difesa di interessi fondamentali del proprio gruppo linguistico.
L’Autonomia dell’Alto Adige, dal punto di vista legislativo, si fonda sull’Accordo di Parigi, sulla Costituzione italiana e sul secondo Statuto di Autonomia.

Accordo di Parigi (1946)

Alla fine della Seconda guerra mondiale l’Alto Adige rimase ancora territorio italiano, a patto di rispettare una tutela complessiva della minoranza austriaca. Risultato di questa condizione fu la stipula dell’Accordo di Parigi tra Italia e Austria, che definisce le linee portanti dell’autonomia. Questo contratto rappresenta la garanzia internazionale dell’autonomia dell’Alto Adige.

Costituzione italiana (1948)

La tutela delle minoranze è ancorata nell’articolo 6 della Costituzione italiana.

Secondo statuto di Autonomia (1972)

Con il secondo Statuto di Autonomia del 1972 la Provincia di Bolzano ottiene di fatto lo status di una Regione, ma con un’autonomia legislativa e amministrativa più ampia rispetto alle competenze di una Regione a statuto ordinario. Lo Statuto, approvato dal Parlamento italiano il 10 novembre 1971, ed entrato in vigore il 20 gennaio 1972, rappresenta la base giuridica per la tutela delle minoranze linguistiche in Alto Adige, e viene spesso definito semplicemente come “pacchetto”, in quanto contiene una serie di misure a beneficio della popolazione altoatesina. Per la sua completa attuazione, inizialmente programmata nel giro di 2 anni, ovvero entro il 1974, si è invece dovuto attendere 20 anni. L’11 giugno 1992, infatti, l’Austria consegna la dichiarazione di chiusura della vertenza di fronte all’ONU agli inizi degli anni ‘60 (la cosiddetta “quietanza liberatoria”), e in questa maniera, anche dal punto di vista formale, la questione altoatesina si può considerare conclusa.
Tuttavia, nell’ambito di un’autonomia dinamica ed in quanto tale ampliabile, anche dopo il 1992 sono state trasferite alla Provincia di Bolzano – per lo più in forma di delega – ulteriori competenze, mentre si è provveduto a completare e migliorare norme di attuazione già emanate.

La Riforma costituzionale

La Riforma costituzionale del 2001 ha portato alcuni cambiamenti. A causa della situazione politica del tempo ma soprattutto in mancanza di un riferimento alla necessità di un’intesa nella clausola di salvaguardia, lo Statuto di autonomia non è stato adeguato alla Riforma costituzionale del 2001. Conseguenza di ciò sono state diverse sentenze della Corte costituzionale che hanno di fatto limitato l’autonomia dell’Alto Adige.
Oggi si parla di una nuova riforma della Costituzione italiana. Questa volta nella clausola di salvaguardia è scritto che lo Statuto di autonomia potrà essere modificato solo previa intesa. Obiettivo dell’adeguamento dello Statuto è ripristinare quanto è andato perduto negli ultimi anni in seguito ai pronunciamenti della Corte costituzionale e negoziare l’attribuzione di ulteriori competenze.

Finanziamento dell’autonomia

Il bilancio provinciale ammonta attualmente a 6 miliardi di Euro l’anno. È alimentato dalle entrate fiscali che vengono versate in Alto Adige. I nove decimi di queste tasse rimangono in provincia, mentre il restante decimo viene ceduto allo Stato.
Con i soldi del bilancio provinciale – diversamente rispetto alle altre Regioni italiane – viene finanziata una lunga serie di competenze, tra cui l’intero sistema formativo dalla scuola per l’infanzia all’Università, la Sanità ed il Sociale e la gestione dell’intera rete stradale. Queste competenze costituiscono anche i più consistenti capitoli di spesa, in particolare il settore socio-sanitario (1,7 miliardi di Euro), la scuola e la cultura (circa 1 miliardo di Euro),l’amministrazione (circa 500 milioni di Euro) ed il finanziamento dei Comuni (circa 500 milioni).


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Timeline dell’Autonomia

La storia contemporanea dell'Alto Adige

10.9.1919

Con il Trattato di Pace di St. Germain il Tirolo a sud del Brennero venne attribuito all’Italia. Del resto, già dal 1915 con il Trattato di Londra, Inghilterra e Francia avevano garantito all’Italia il confine del Brennero, qualora fosse entrata in guerra a fianco degli alleati. Il presidente americano Wilson, che non era vincolato da questa concessione, acconsentì, dopo lunga esitazione, alla divisione del Tirolo. All’Italia, con il Trattato di Pace, non venne imposta nessuna condizione concernente la tutela della minoranza tedesca e di quella slovena. Re Vittorio Emanuele nel suo discorso del 1. dicembre 1919 garantì alle nuove province ”una scrupolosa salvaguardia delle istituzioni locali e dell’amministrazione autonoma”. Ciò nonostante l’Italia, prima del fascismo, non concesse alcun diritto di autonomia

22.6.1939

A Berlino venne firmato il patto italo-tedesco sul trasferimento di sudtirolesi nel Reich. I sudtirolesi poterono optare fino al 31 dicembre 1939 per la cittadinanza germanica con l’obbligo dell’espatrio, o per il mantenimento della cittadinanza italiana, rinunciando a qualsiasi diritto di tutela del loro carattere etnico. La rinuncia dell’opzione equivaleva al mantenimento della cittadinanza italiana
Secondo sicure fonti private, dei 246.036 aventi diritto all’opzione nella provincia di Bolzano inclusa la Bassa Atesina, 211.799 optarono per la cittadinanza germanica e 34.237 per il mantenimento di quella italiana. L’opzione spaccò in due la popolazione, la minoranza dei non optanti fu sottoposta a gravi manifestazioni di ostilità e di intolleranza da parte della maggioranza degli optanti. Fra coloro che avevano optato per la Germania, 75.000 espatriarono

Maggio 1945

I comandanti in campo delle forze militari tedesche in Italia firmarono, all’insaputa del comando generale tedesco, l’armistizio con gli alleati, divenuto effettivo il 30 aprile. Risparmiarono così ai tirolesi, a sud e a nord del Brennero, i bombardamenti della flotta aerea alleata. Quest’ultima avrebbe distrutto il Tirolo del Nord e del Sud, qualora i tedeschi avessero insistito a portare a termine il folle piano di Hitler per la difesa della ”fortezza alpina”. Nei primi giorni di maggio, gli alleati entrarono in Alto Adige.

5.9.1946

Il 1° maggio del 1946 i ministri degli esteri delle quattro grandi potenze (Stati Uniti, Inghilterra, Francia e Unione Sovietica) respinsero definitivamente la richiesta austriaca di un referendum popolare in Alto Adige. Il 24 giugno rifiutarono anche la proposta riguardante alcune piccole modifiche di confine. Su insistenza degli alleati, a margine del trattato di Parigi, si arrivò però almeno alla stipulazione di un trattato di tutela del Sudtirolo riconsegnato all’Italia. Il trattato fu firmato dal presidente dei ministri italiano Alcide Degasperi e dal ministro degli esteri austriaco Karl Gruber. Dal nome dei firmatari il trattato viene generalmente denominato trattato Degasperi-Gruber. Il trattato assicura ai Sudtirolesi misure speciali per il mantenimento del carattere etnico e dello sviluppo economico e culturale. Tra le altre, le scuole in lingua tedesca, la parità della lingua tedesca a quella italiana, la parifica di assunzione presso gli uffici pubblici, la revisione delle opzioni del 1939, il riconoscimento dei titoli di studio, la facilitazione dello scambio delle merci fra Tirolo del Nord e del Sud e, come clausola più importante, la concessione di un’autonomia alla popolazione della provincia di Bolzano. Il trattato bilaterale italo-austriaco per l’Alto Adige divenne parte integrante del trattato di pace degli alleati con l’Italia, e con questo inserimento quella altoatesina è diventata una questione internazionale.

31.1.1948

La Costituente italiana ratificò il 31 gennaio 1948 il primo Statuto di Autonomia. Attraverso esso, le due province di Bolzano e Trento furono unite nella Regione Trentino-Alto Adige con un Parlamento ed un Governo regionale. Questo abbinamento fu realizzato senza sentire i rappresentanti di lingua tedesca, come invece era stato previsto dal trattato di Parigi. L’amministrazione autonoma si trovò allora nelle mani della maggioranza italiana del Trentino. Nella provincia di Bolzano rimase quindi una forma limitata di autonomia

6.10.1956

Il 6 ottobre 1956, il Ministero degli esteri austriaco trasmise una nota al governo italiano, in cui contestava la mancata applicazione del trattato di Parigi. L’Italia, però, si dichiarò pronta a condurre solo dei colloqui non vincolanti. Roma rifiutò ogni trattativa, affermando che l’Accordo di Parigi dovesse ritenersi realizzato anche per quanto concerneva le disposizioni autonomistiche e che, in tal modo, l’Austria aveva perso il diritto di occuparsi ufficialmente della questione

21.9.1959

Il ministro degli Esteri austriaco Dr. Bruno Kreisky annunciò all’Assemblea plenaria delle Nazioni Unite che l’Austria avrebbe cercato di far trattare la questione dell’autonomia altoatesina alla successiva sessione dell’ONU nell’autunno del 1960, qualora nel frattempo i colloqui italo-austriaci non avessero portato a dei risultati. Poichè non si ottenne nessun progresso, l’Austria fece iscrivere all’ordine del giorno della 15.ma assemblea dell’ONU la questione altoatesina.

31.10.1960

Dopo 14 giorni di dibattito nella commissione straordinaria, l’assemblea delle Nazioni Unite prese al riguardo una decisione unanime. La risoluzione ribadiva le finalità del trattato di Parigi ed invitava i firmatari a trattative bilaterali, al fine di chiarire i reciproci punti di vista sul trattato stesso. In seguito all’intervento dell’ONU i ministri degli esteri dei due Stati si incontrarono per tre volte nei mesi di gennaio, maggio e giugno del 1961, senza giungere, per altro, ad un accordo. L’Austria si rivolse nuovamente all’ONU il 18 novembre 1961 e nell’assemblea generale venne rinnovata la risoluzione approvata l’anno prima.

1.9.1961

Il consiglio dei ministri italiano insediò la Commissione dei 19, a cui venne attribuito il compito di studiare la questione altoatesina sotto tutti i punti di vista e di presentare delle proposte al Governo. Era composta da sette sudtirolesi, un ladino e undici italiani. La Commissione dei 19 deve essere vista anche in relazione alla ”notte dei fuochi” dell’11 giugno 1961 in Alto Adige, quando dozzine e dozzine di tralicci furono fatti saltare in aria. Gli attentatori posero l’Alto Adige al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica europea. L’Italia ne dovette tenere conto.

20.1.1972

Il nuovo statuto di autonomia, previsto dal ”Pacchetto”, entrò in vigore il 20 gennaio 1972. Damit das Land die Zuständigkeiten in den Sachbereichen, welche ihm das Statut zuerkennt, auch übernehmen kann, müssen Durchführungsbestimmungen erlassen werden.
Queste vengono elaborate dalla Commissione dei Sei, qualora si tratti di competenze della Provincia, quando, invece, le norme di attuazione concernono; competenze di entrambe le Province o della Regione Trentino-Alto Adige, allora è la Commissione dei Dodici ad elaborarle. Le proposte delle commissioni, qualora accettate dal Governo, entrano in vigore con decreto del Presidente della Repubblica.
Queste norme d’attuazione avrebbero dovuto essere emanate entro il gennaio 1974. Il termine di due anni, però, fu superato d’accordo con i rappresentanti sudtirolesi, perché la materia era troppo complessa e complicata per poter essere trattata in così breve lasso di tempo

30.1.1992

Il Governo, presieduto da Giulio Andreotti, approva le quattro norme di attuazione ancora mancanti. Solo poche ore dopo, il Presidente del Consiglio dei Ministri Andreotti, nel suo discorso di commiato, dichiara davanti al Parlamento che il ”Pacchetto” è stato chiuso, e nel contempo dichiara che le future modifiche potranno essere attuate solamente in accordo con la popolazione sudtirolese. Nei mesi precedenti erano state approvate, dopo accesi dibattiti, le due importanti leggi riguardanti i Collegi senatoriali e la Corte d’Appello.

22.4.1992

All’Ambasciata della Repubblica d’Austria a Roma viene consegnata la seguente nota del Ministero degli Affari Esteri di Rom. Con la consegna di questa nota accompagnatoria viene messo in moto il processo previsto nel calendario operativo per la consegna della dichiarazione di chiusura della vertenza davanti all’ONU. Con l’inserimento in questa nota dell’esistenza di un chiaro rapporto fra la realizzazione dell’autonomia altoatesina e l’obiettivo di tutelare la minoranza, e con l’esplicito riferimento all’Accordo di Parigi del 1946, si viene incontro alla richiesta espressa per vari anni da parte dell’SVP per un ancoraggio internazionale e la possibilità di rivendicare i propri diritti davanti ad istanze giuridiche internazionali.

11.6.1992

Con la consegna della dichiarazione di chiusura della vertenza vengono concluse formalmente le trattative riguardanti l’Alto Adige.

25.10.2000

Il Parlamento italiano dopo la duplice lettura nella Camera del deputati e nel Senato approva la legge costituzionale sulla riforma dello statuto delle regioni e delle province a statuto speciale. In questo modo le due province Alto Adige e Trentino vengono decisamente rivalutate. Inoltre vengono concessi degli importanti diritti di protezione e di rappresentanza ai ladini sia in Alto Adige che in Trentino. Viene anche introdotta la possibilità di chiamare membri del consiglio provinciale dall´esterno.

08.03.2001

Il Senato licenzia definitivamente la legge costituzionale sul federalismo, che entra però in vigore solo il 9 novembre 2001, in seguito all’esito positivo del referendum popolare confermativo del 7 ottobre. La nuova legge costituzionale prevede tra l’altro l’abolizione dell’obbligo di visto governativo sulle leggi approvate dal Consiglio provinciale, l’ampliamento della competenza legislativa primaria della Provincia e l’introduzione della dizione ufficiale “Südtirol“ nella Costituzione italiana.

30.11.2009

Il presidente Durnwalder firma a Milano con i ministri all'economia Giulio Tremonti e alla semplificazione Roberto Calderoli l'intesa (il cosiddetto “Accordo di Milano”) che apre la strada al nuovo modello di finanziamento dell’autonomia. Spariscono le incognite legate alla quota variabile e sono garantite certezze sulle entrate (i 9/10 degli introiti). Il nuovo modello finanziario conferma la compartecipazione della Provincia al riequilibrio del deficit pubblico con l’assunzione di oneri relativi all’esercizio di funzioni statali delegate nonché con il finanziamento di iniziative e di progetti per i territori confinanti.

25.5.2010

Scompare all’età di 96 anni Silvius Magnago, presidente emerito della Provincia, considerato unanimemente il padre dell’autonomia speciale. Aveva guidato la Giunta provinciale dal 1960 al 1989, riuscendo a consolidare la Provincia autonoma sul piano politico e amministrativo, a garantire la pacifica convivenza tra i gruppi linguistici e ad avviare l’Alto Adige sulla strada del progresso e dello sviluppo.

14.6.2011

I tre governatori Luis Durnwalder (Alto Adige), Lorenzo Dellai (Trentino) e Günther Platter (Tirolo) firmano a Castel Thun statuto e convenzione del GECT, il neoistituito Gruppo europeo di cooperazione territoriale che ha avuto l’ok del Governo. Il GECT permette una forma strutturata di cooperazione, dotata di personalità giuridica e quindi in grado di agire direttamente per conto delle 3 Province. I primi progetti che rilanciano l’Euroregione riguardano energia e Corridoio verde lungo l’asse del Brennero, libera circolazione nelle strutture sanitarie dei tre territori, centri di ricerca specifici, cooperazione tra aziende.

09.01.2014

Dopo 9000 giorni e 25 anni alla guida della Provincia di Bolzano, il presidente Luis Durnwalder lascia il posto al suo successore Arno Kompatscher. L’ormai ex Landeshauptmann traccia un bilancio della propria carriera politica sottolineando i grandi risultati raggiunti: ampliamento e rafforzamento dell’autonomia, pacificazione etnica, sviluppo sociale ed economico del territorio, apertura verso l’Europa.

15.10.2014

Certezza del diritto e sicurezza nella programmazione erano gli obiettivi primari che il presidente Kompatscher si era posto nella trattativa con il Governo sull'aggiornamento dell'assetto finanziario dell'autonomia. Entrambi sono stati raggiunti a Roma, assieme agli esponenti governativi Pier Carlo Padoan, Graziano Delrio, Gianclaudio Bressa e Maria Carmela Lanzetta, con la condivisione di un patto di garanzia fra Stato e Provincia. Viene confermato il principio dei 9/10 spettanti alla Provincia del gettito fiscale prodotto in Alto Adige, si fissa la compartecipazione al risanamento del debito pubblico, e il patto di garanzia assicura inoltre alla Provincia che in futuro, da parte dello Stato, non ci potranno essere altre modalità per imporre ulteriori obblighi e trattenere somme spettanti all'autonomia. Via libera, infine, ad un ulteriore livello di tutela attraverso il coinvolgimento dell'Austria.

12.10.2015

Non solo gli altoatesini, ma anche tutti i cittadini comunitari ed extracomunitari residenti in Provincia di Bolzano hanno il diritto di scegliere tra la lingua italiana e quella tedesca nei rapporti con la pubblica amministrazione e la giustizia in Alto Adige. Lo prevede una norma di attuazione dello Statuto di autonomia approvata il 12 ottobre 2015 dal Consiglio dei ministri alla presenza del vicepresidente della Provincia, Richard Theiner.

13.10.2015

Il senato approva il terza lettura la riforma della Costituzione che viene quindi inviata alla Camera dei deputati. Nonostante l’impronta centralista, i senatori altoatesini hanno votato a favore della riforma in quanto, al termine di lunge e complesse trattative, si è riusciti a inserire una clausola di salvaguardia per l’Alto Adige e per tutte le autonomie speciali. Per queste Province e Regioni, infatti, la riforma costituzionale non entra immediatamente in vigore, ma lo fa solo al termine di un percorso di revisione di norme e statuti di autonomia da compiere in accordo con gli enti locali. Di fatto, dunque, l’attuale Statuto di autonomia rimane in vigore sino al suo aggiornamento che potrà essere preso solo con norma di rango costituzionale, e solo con l’assenso della Provincia di Bolzano.


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